Sa Die e le domande sul futuro della Sardegna che non vogliamo mai farci. E buon 28 aprile a tutti

Posted on 28 aprile 2012

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Se le feste servono a imporci un momento di riflessione per dare una risposta alle fatidiche domande “chi siamo” e “dove andiamo”, anche questa edizione di Sa Die ci impone di non eludere il confronto.

Cos’è oggi la Sardegna? E dove sta andando? Porsi queste questioni significa già impostare il problema. Perché al dibattito servono domande giuste, non risposte qualsiasi.

Un’idea di Sardegna ormai in pochi ce l’hanno. Gli indipendentisti, forse (ma non tutti). Ma anche le forze reazionarie che negano i problemi, ovvero che ne attendono la soluzione da forze esterne all’isola, precludendo alla Sardegna qualsiasi protagonismo.

In mezzo, una maggioranza di sardi che non sa che fare.

E allora facciamocela qualche domanda, rinunciando per una volta alla tentazione di dare subito una risposta.

Cosa dipende da noi e cosa dipende da altri? Quanto possiamo essere protagonisti del nostro destino? In che misura possiamo affrontare questa crisi con gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione?

Le risorse sono limitate: quali priorità ci mettiamo? Ognuno di noi concretamente indichi le sue.

La lingua e la cultura sarda possono essere alla base di una nuova consapevolezza che poi si traduce in un’azione politica nuova e più efficace?

Che strumenti abbiamo contro la retorica e il qualunquismo? La cultura sarda sta aiutando la società a capire in maniera più matura che strada prendere?

Come selezionare una classe dirigente e politica migliore di quello che abbiamo adesso?

Io mi fermo qui, le altre domande aggiungetele voi. E, se volete, anche le risposte.

Buona Sa Die a tutti.

 

 

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