Ma un altro dipendente Tiscali ci scrive e dice: “Chi critica l’azienda spesso non ha termini di paragone. Non siamo allo sbando, non facciamoci del male da soli”

Posted on 29 aprile 2012

46


La lettera del dipendente Tiscali pubblicata ieri sta suscitando molte reazioni. Roberto Senes da dieci anni lavora a Sa Illetta e ci ha mandato questo contributo che ci offre un altro punto di vista sulla questione.

***

Caro Vito,

è da questa mattina che penso alla lettera che hai pubblicato, combattuto dalla voglia di dire la mia. Credo che sia corretto che i tuoi lettori possano leggere il punto di vista di un altro dipendente Tiscali.

Lavoro da ormai trent’anni, gli ultimi dieci dei quali trascorsi in Tiscali; nei precedenti venti ho avuto modo di lavorare alle dipendenze dello Stato, poi da libero professionista, ed infine alle dipendenze di un’azienda privata.

Credo, pertanto, di aver maturato una certa esperienza come lavoratore del settore pubblico, di quello privato ed anche di quello autonomo, per poter esprimere la mia opinione a ragion veduta.

Mi è però d’obbligo una breve premessa. Rispetto l’opinione del collega e non intendo addentrarmi in puntuali contraddittori sui temi da lui citati. Sarebbe, infatti, un inutile esercizio di replica di alcuni dei commenti già postati e che, per alcuni versi, in parte condivido.

Desidero, invece, esprimere il mio disappunto sul mezzo e la forma utilizzati dal collega per dar voce alle sue preoccupazioni.

Non vorrei, infatti, che le sue dichiarazioni venissero raccolte da altri organi di stampa che, come talvolta accade, strumentalizzano la “notizia”, enfatizzando esclusivamente gli aspetti negativi, creando un ulteriore ed ingiusto danno alla nostra azienda.

In questo periodo di crisi finanziaria, dove saltano per aria i sistemi economici di interi paesi, tutti noi viviamo di incertezze, navighiamo a vista, siamo legittimamente preoccupati per le nostre famiglie e per il nostro futuro.

Tiscali è un’azienda che da diversi anni ha manifestato la necessità di far quadrare i conti. Lo ha fatto per la prima volta, se non ricordo male nel 2008, ricorrendo alla cosiddetta “incentivazione all’esodo”. Numerosi colleghi vi hanno fatto ricorso; alcuni non rimpiangono la scelta, anzi, hanno visto in questo una vera opportunità. Ad altri le cose non sono andate bene, ad altri ancora decisamente male. Tutti loro, però, si sono messi in gioco, hanno preso una decisione e sono stati artefici del loro futuro.

Questa è la vita, la nostra esistenza è fatta di alti e bassi, sta a noi scegliere la rotta e, preferibilmente, non girarci a guardare indietro ma affrontare le difficoltà in maniera attiva, senza recriminazioni e frustrazioni dovute ai ricorrenti pensieri di “come poteva essere se…”.

A ciascuno di noi non basterebbero le dita di una mano per elencare i torti e le ingiustizie subite a lavoro, ma credo che questa regola valga per tutti i lavoratori, siano essi statali o privati, dirigenti o semplici operai. Ma non è questo il luogo per fare analisi di tipo esistenziale e ritorno al tema della lettera.

Da anni nei corridoi dell’Azienda parliamo e commentiamo un po’ tutti lo stato di salute di Tiscali, del mercato TLC, della liberalizzazione imperfetta dello stesso e di tanti altri argomenti che ci stanno a cuore. Ebbene, in tutti questi anni ho avuto modo di stilare una personalissima casistica, constatando che la maggior parte dei colleghi più “tormentati” dalle scelte aziendali sono quelli che, non avendo avuto precedenti esperienze di lavoro, non hanno neppure un termine di paragone. Sono quelli che, probabilmente solo per una questione anagrafica, per la prima volta hanno timbrato il “cartellino” in Tiscali; sono quelli che si vantano di non aver una sim Tiscali Mobile, sono quelli che, senza l’opportunità offertagli da Tiscali, mi domando quando sarebbero entrati nel mondo del lavoro; ed infine, lungi da me il voler generalizzare, per alcuni di loro si potrebbe dire che sono quelli di cui l’Azienda potrebbero forse fare a meno.

Ad ogni buon conto, talvolta è in noi tutti ricorrente la presunzione di poter giudicare, senza le indispensabili o quantomeno necessarie informazioni, le strategie dell’Azienda o la presunta assenza delle stesse, criticare i progetti industriali sulla base del sentito dire alla macchinetta del caffè, e così via. Insomma, come tutti gli italiani, spesso siamo tutti commissari tecnici della nazionale di calcio, così, anche in Tiscali, non siamo esenti dall’essere alcune o troppe volte, tutti amministratori delegati.

Ti ringrazio per la possibilità di far leggere la mia opinione, l’opinione di un dipendente Tiscali.

Cordialmente

Roberto Senes

Annunci
Posted in: Cagliari, Sardegna