Tiscali, si svegliano i sindacati! “L’azienda è in balia degli eventi, è gestita in maniera casareccia, fa figli e figliastri e gioca col fuoco dei contratti di solidarietà”

Posted on 4 maggio 2012

20


La lettera di un anonimo dipendente di Tiscali, pubblicata la settimana scorsa in questo blog, non era evidentemente campata per aria. Oggi le Rappresentanze Sindacali Unitarie di Sa Illetta ha diramato una nota molto dura nei confronti dell’azienda e di chi la sta guidando. Tiscali ha a Cagliari 900 dipendenti e, in un momento di crisi, i problemi di una società così grande sono i problemi di tutta una città. E vanno affrontati e risolti con il massimo della condivisione e della trasparenza.

***

“Lo strano silenzio degli ultimi tempi, i continui rinvii dell’incontro con le Organizzazioni Sindacali Nazionali (richiesto da febbraio ed ora finalmente fissato per l’8 maggio), alcune inattese notizie sulla stampa, i rumors, le voci dei corridoi, la noncuranza dinanzi a tante richieste delle RSU… non è facile capire quel che accade o che sta per accadere.

Mettiamo insieme alcuni pezzi e scopriamo che, mentre l’azienda segue sino ad esaurimento l’abbrivio ottenuto dall’attività degli anni precedenti rimanendo praticamente in balia degli eventi, al suo interno pare si vada creando una sorta di azienda parallela.

Come sospettato e sostenuto a suo tempo, qualcuno pare si stia muovendo per scorporare e mettere in salvo le attività più redditizie. La prima candidata sembra essere la concessionaria che gestisce l’advertising, Tiscali ADV: l’attuale “gioiellino” del gruppo, che continua fortunatamente a crescere, sembra pronto a cambiare denominazione e diventare “Veesible”. Appropriato anche il nome, in netto contrasto con la scarsa trasparenza con cui l’operazione pare procedere.

Stesso distacco sembra sia stato quantomeno proposto o valutato per uno sparuto gruppo di risorse, opportunamente selezionate tra grafici, personale dell’area media e sistemi… pronti a confluire in una non precisata società, una sorta di “harem” a disposizione delle nuove idee “social” dell’AD. Eppure quando un anno fa sostenemmo che l’azienda stesse per virare verso una media company, venimmo accolti come dei pazzi visionari.

Non ci stupisce dunque, ma ovviamente non ci piace, che venga portata avanti l’idea di un’azienda costituita da pochi prescelti, ritenuti utili dinanzi ad un popolo di (improvvisamente) inutili.

In barba alle regole, all’etica, agli interessi societari (e dei tanti azionisti), non ci sorprende che qualcuno stia scegliendo chi conta e chi no, i pezzi buoni da salvare e quelli da accantonare. Ci siamo abituati a vedere figli e figliastri di un padre che probabilmente domani non avrà scrupoli a scaricare anche i prescelti di oggi per sostituirli con altri più utili (e duttili) per i propri interessi personali e per le volubili idee del momento.

Preoccupa invece, mentre l’azienda faticosamente cerca di portare avanti l’accordo sulla solidarietà, scoprire che vi siano colleghi chiamati a lavorare nelle giornate di solidarietà, richiamati all’ordine e all’obbedienza da chi si sente evidentemente “nato re” e dunque sopra le regole. Tralasciando un attimo il piano etico e morale, quello umano, sindacale, democratico, ciò che risulta grave è l’aspetto legale della faccenda. Coloro che sono in solidarietà, in quella giornata sono remunerati dall’INPS. Il fatto che l’azienda, o chi la rappresenta, le faccia lavorare in quella data come nulla fosse, è gravissimo e pericoloso. Il meno che può capitare è la perdita del contributo economico di quasi 6 milioni di euro all’anno, ritenuto dalla stessa azienda (o dalle banche creditrici) indispensabile per la sopravvivenza di Tiscali.

A parte questi casi, ci siamo tristemente abituati a vedere ripianificare di continuo le giornate di solidarietà, in una ridda di spostamenti e modifiche che renderebbero impossibile verificarne l’attuazione anche ad un genio dell’enigmistica. Abbiamo chiuso un occhio ed anche due, resta il fatto che questo ci pare, in molti casi, l’ennesimo segnale di incapacità di pianificazione delle attività, o, forse peggio, evidenza del fatto che alcuni non abbiano proprio capito che la solidarietà non è uno scherzo, non è qualche giorno di ferie in più (parzialmente retribuite) da spostare a proprio piacimento.

L’incapacità di programmazione emerge anche dalle continue deroghe all’accordo dello scorso 18 ottobre. Ne è esempio il “gruppo indoona” che ancora oggi prevede 12 unità lavorative con solidarietà “temporaneamente” a zero. L’accordo prevedeva che, per consentire il completamento dell’importante progetto, l’applicazione della solidarietà per questi colleghi iniziasse dal 1° febbraio 2012. Ma il progetto è evidentemente sfuggente, perché continua a slittare. Le RSU hanno più volte chiesto chiarimenti sulle attività previste e sulla pianificazione del progetto, senza tuttavia ottenere mai chiare risposte o un piano di inizio e fine lavori. In realtà dubitiamo fortemente che esista.

Di fatto, mentre da novembre scorso la maggior parte dei lavoratori contribuisce con un pezzetto del proprio stipendio, ad alcuni viene negata la possibilità di farlo, in netto contrasto con il concetto che sta alla base dei contratti di solidarietà. Anche in tal caso dunque, figli e figliastri.

Del resto continuiamo a vedere l’azienda gestita in maniera casareccia più che come una società di telecomunicazioni quotata in borsa, e le risorse aziendali utilizzate spesso come “cosa propria” (malgrado così non sia da un bel po’).

Ci siamo da tempo abituati ad assistere ad ingressi ed uscite (scivoli ben remunerati compresi) di parenti, conoscenti, ex-assessori e quant’altro, idem per i livelli inquadramentali elargiti sulla base di rapporti (inter)personali o per compiacenze del direttore generale. Qualora tutto questo non bastasse, continuiamo a venire a sapere che ci sono colleghi ostaggio di progetti “para-aziendali” legati a iniziative editoriali, movimenti politici e progetti non inseriti o menzionati nel piano industriale. Vorremmo sapere di cosa si tratta. Specie nel momento in cui ci viene riferito che ciò sovente fa ritardare o impatta sui progetti di altri clienti (paganti).

Vorremmo capire se è vero che si sono spese cifre nell’ordine dei milioni di euro (in leasing o in altra forma) per acquistare fior di server per “istella” (nome avanzato quando venne scelto indoona), un motore di ricerca su cui sembra l’AD abbia deciso, in totale autonomia, di fare una nuova scommessa.

Dato che quei server indirettamente li stanno pagando i lavoratori, sarebbe carino almeno metterli al corrente. O forse anche quel progetto, se mai funzionasse, è destinato a staccarsi?

Vedendo l’inadeguata gestione societaria che ormai da troppi anni promette e non mantiene, che sbaglia grossolanamente le previsioni di bilancio e non riesce a dettagliare un piano industriale, ci chiediamo se gli azionisti sappiano come vengono gestite realmente le risorse umane, materiali ed economiche.

La Tiscali di oggi è il frutto di anni di questo tipo di gestione, una gestione capace di buttare all’aria milioni di euro, capitalizzazioni in borsa, asset societari, clienti. Capace di distruggere il know how che tanti avevano faticosamente acquisito e che costituiva un valore.

È lo specchio di quel malgoverno che vediamo fuori dalle mura di Sa Illetta, dove a pagare sono sempre gli stessi mentre i pochi, veri responsabili del disastro, continuano a giocare con la vita di chi ogni giorno cerca di guadagnarsi un futuro migliore”.

Le RSU Tiscali

4 maggio 2012

 

Advertisements
Posted in: Cagliari, Sardegna