“Ti rompo il culo! Dov’eri ieri sera?”. “All’assemblea dell’Anpi”. “Non è vero, nella foto sull’Unione Sarda non ci sei! Dove cazzo eri??”. Cerco testimoni!

Posted on 5 maggio 2012

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Amici, se non mi aiutate stavolta finisce male e stanotte dormo in macchina. Ieri ero all’assemblea cittadina antifascista organizzata dall’Anpi all’Hotel Regina Margherita. Mi sono accomodato al tavolo della presidenza, essendo vice presidente provinciale dell’associazione. Ho preso appunti, poi ho avuto l’onore di chiudere l’incontro con un mio intervento.

Stamattina vado a prendere i giornali e li lascio sul tavolo. Ad un certo punto vedo la mia fidanzata, la Lucida, che legge l’Unione Sarda. Ha uno sguardo che non mi piace.

– Dov’eri ieri?
– Amore, all’assemblea dell’Anpi.

Capisco che c’è qualcosa che non va, ma non capisco cosa. Ho paura.

– E dove eri seduto?
– Al tavolo della presidenza.
– Ah sì… E in questa foto perché non ci sei?

E mi sbatte in faccia il giornale. Cazzo è vero, non ci sono!

La Lucida è di origine siciliana. Non aggiungo altro.

– Dov’eri ieri sera? Dov’eriiii? Io ti rompo il culo, tu ieri non ell’Anpi, dove cazzo eri?.

Provo a difendermi come posso, ma la foto sull’Unione Sarda mi inchioda. Poi ad un certo punto mi ricordo che qualcuno dell’associazione ha fatto delle foto e me le faccio mandare. “Amore, lo vedi che ieri ero all’Anpi? Lo vedi? Mi credi adesso?”.

“Lo vedi, io sono il primo da sinistra! Mi riconosci?”. Niente, resta sospettosa: “Ti sei fatto mandare un fotomontaggio”.

Già qualche giorno fa la Lucida aveva messo in dubbio che fossi andato dal Procuratore Mura a consegnare, insieme agli altri dirigenti dell’associazione, l’esposto sui fatti del 25 aprile. “Sei andato al Palazzo di Giustizia, vero? Ho visto l’articolo sul sito di Radio Press. Però il tuo nome non c’era: come mai?”. “E che ne so!”, dico io. “Nel comunicato stampa c’era!”. “Sei sicuro che eri al Palazzo di Giustizia? Guarda qui…”.

È da quel giorno che ha iniziato a pensare che l’Anpi sia solo una copertura per farmi gli affari miei. E per fortuna che Casteddu On Line (che ha ripreso il comunicato stampa mandato dall’associazione) ha scritto che dal procuratore Mura c’ero anche io! Meno male!

Amici dei giornali e delle radio, vi prego: non omettete il mio nome o la mia immagine quando partecipo a qualche iniziativa pubblica, tipo convegni, presentazioni di libri, spettacoli. State rischiando di rovinarmi, di farmi dormire in macchina. La Lucida non perdona. Vi prego, siate buoni.

Post scriptum

Damnatio memoriae (da Wikipedia)
È una locuzione in lingua latina che significa letteralmente “condanna della memoria”. Nel diritto romano indicava una pena consistente nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia potesse tramandarla ai posteri. Si trattava di una pena particolarmente aspra riservata agli hostes, ossia ai nemici di Roma e del Senato.
La damnatio memoriae cancellava ogni traccia di una data persona dalla vita di Roma, come se non fosse mai esistita, al fine di preservare l’onore della città. (…)
Inoltre si distruggevano tutte le raffigurazioni del condannato.

La collezione completa di “Damnatio memoriae” parte dal 1993 circa e, su richiesta, è a completa disposizione degli interessati.

 

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Posted in: Giornalismo, Sardegna