“Il Cagliari? Giocherà a Trieste e a Quartu”. Ecco come giornali e tv regalano a Cellino una credibilità che il presidente del Cagliari non ha

Posted on 10 maggio 2012

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Nella sua lezione tenuta stamattina all’Università di Cagliari presso il corso di Scienze della Comunicazione, il professor Jesùs Timoteo Alvarez (dell’Università Complutense di Madrid) ha spiegato come il capitalismo di oggi, che lui definisce “Capitalismo reputazionale”, si basi su due elementi fondamentali.

Da una parte c’è la cosiddetta “ingegneria finanziaria”. L’attuale crisi ci ha insegnato a capire cosa sia. In pratica, si preferisce fare i soldi giocando in Borsa piuttosto che producendo qualcosa. In questo modo si creano delle bolle speculative spaventose che generano profitti mostruosi per pochi e che, quando esplodono, gettano nel lastrico milioni di persone.

L’altro elemento alla base del capitalismo reputazionale è invece l’”ingegneria dell’informazione”. Per fare soldi ogni impresa, ogni marchio ha bisogno di credibilità. Ma questa credibilità non gli deriva più da un sano rapporto con il mercato ma nasce attraverso operazioni di marketing. La credibilità e la reputazione di un’impresa, dunque, non scaturiscono più dall’onestà dell’impresa (e per onestà si intende la capacità di fare bene le cose che si fanno, rispettando le regole), ma dalla capacità dell’impresa stessa di essere ritenuta credibile dai mezzi di comunicazione. Oggi i giornali, le televisioni e i siti possono costruire artificiosamente la fiducia in un marchio. I casi Parmalat e Lehman Brothers lo insegnano.

Con l’ingegneria finanziaria si prendono in giro i mercati, con quella dell’informazione i lettori o i telespettatori. È il capitalismo reputazionale, appunto. E i risultati sono tutti sotto ai nostro occhi.

Ed è a questo punto della lezione che ho pensato all’intervista fatta oggi dall’Unione Sarda al presidente del Cagliari Calcio, Massimo Cellino. Con la quale il giornale regala a Cellino una reputazione che Cellino non ha. E come lo fa? Semplicemente, facendogli dire tutto quello che vuole, piegando la realtà alle sue esigenze. È chiaro che l’intervista è ineccepibile, per carità. Ma manca il contesto nel quale leggerla.

Perché Cellino improvvisamente non è più quel presidente che senza motivo ha portato la sua squadra a giocare a 1300 chilometri di distanza dalla sua sede; non è più quel presidente che deve un sacco di soldi al Comune di Cagliari, anzi si permette di dire “adesso cito il Comune per danni”; non è più quel presidente che ha disatteso in maniera clamorosa la convenzione (peraltro a lui molto favorevole) stipulata con il capoluogo; non è più quel presidente che vuole addirittura far giocare la sua squadra il prossimo campionato un po’ a Trieste e un po’ a Quartu, come se fosse una cosa normale; non è più quel presidente sotto inchiesta per estorsione, né quello che ora dovrà fronteggiare una class action dei suoi tifosi; e non è più nemmeno quell’imprenditore che ha reso la vita difficile prima agli amministratori di Cagliari, poi a quelli di Elmas e ora sta cercando di incasinare, appunto, anche quelli della terza città della Sardegna.

Dove, sia detto per inciso, il Comune sta pensando di concedere l’uso dell’impianto di Is Arenas s per la misera somma di 2500 euro al mese. Una vergogna, tenuto conto della crisi e che l’amministrazione dovrà sostenere delle spese molto alte per potersi permettere il Cagliari (pensate solo agli straordinari da corrispondere ai vigili urbani, ad esempio).

Insomma, per l’Unione Sarda (ma anche per tante altre testate, penso solamente a Sky) Massimo Cellino è solo un personaggio ogni tanto pittoresco ma la cui reputazione è altissima. In effetti, basta non raccontare quello che è successo in questi anni per farcelo credere.

 

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