Privatizzazioni in cambio di niente: ecco come l’Europa sacrifica la Grecia al Dio Mercato. Ma solo la democrazia ci salverà

Posted on 17 maggio 2012

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Una delle caratteristiche della tragedia greca è quel senso di ineluttabilità che connota ogni azione dei protagonisti. Tutto è chiaro fin dall’inizio, ma nessuno riesce a mutare il corso degli eventi. Così l’ignaro Agamennone va incontro al suo destino di morte, Tieste mangia la carne dei figli, i fratelli Eteocle e Polinice si ammazzano l’un l’altro sotto le mura di Tebe.

Nella Grecia di oggi è la stessa cosa. Ma il destino stavolta non c’entra nulla, anzi. O meglio, ha cambiato nome. Perché ad osservare con un minimo di prospettiva storica gli eventi che stanno caratterizzando la crisi di Atene, appare sempre più evidente che quell’entità astratta chiamata “il mercato” (il “fato” dei tempi contemporanei), ha lavorato sapientemente per spolpare l’economia greca, disarticolare il tessuto sociale e politico, e portare a compimento il suo vero progetto: il passaggio dalle mani dello Stato a quella dei privati delle migliori imprese partecipate dal capitale pubblico ellenico.

Ogni ipotesi di “salvataggio” proposto della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) ha sempre imposto, in cambio degli aiuti, un poderoso piano di privatizzazioni: l’ultimo è da cinquanta miliardi di euro. Chiaramente anche stavolta gli aiuti non risolveranno nulla, mentre le privatizzazioni saranno definitive e lasceranno la Grecia più povera di prima.

Non c’è fatalità nella crisi greca, ma tre necessità. La prima è quella del Dio Mercato, che richiede sacrifici umani. Così come Agamennone deve uccidere la figlia Ifigenia per propiziarsi gli dèi se vuole partire alla volta di Troia, così il Dio Mercato pretende dall’Europa un atto di devozione sanguinaria in cambio di una possibile salvezza. Questo dio non è né buono né misericordioso, ma violento e soprattutto spietato: gli ultimi saranno per sempre ultimi, e per questo saranno puniti. Agamennone, il generale vittorioso, viene però ucciso al suo ritorno dalla moglie Clitennestra.

La seconda necessità è quella degli stati europei che vogliono placare l’ira del Dio Mercato, dando in sacrificio l’agnello, l’animale più inoffensivo, il paese dell’Unione Europea da sempre più fragile. Per allontanare il male, per ingraziarsi il dio. Il più forte uccide il più debole.

La terza necessità è quella di mettere a punto un sistema di spoliazione replicabile in diversi paesi. Con ricadute diverse, è evidente, ma con lo stesso intento. Ciò che funziona in Grecia funzionerà ovunque. E la Spagna e l’Italia lo capiranno presto.

Il condannato greco adesso attende la grazia dall’Europa. Chissà se arriverà o se la fucilazione è solamente rinviata: non sarebbe la prima volta.

Una cosa è certa: il Dio Mercato non esiste, la sua azione non è ineluttabile. Infatti questa divinità ha sommamente paura della democrazia. Ricorderete le reazioni quando per poche ore, qualche tempo fa, l’allora primo ministro greco immaginò di sottoporre a referendum la scelta di accettare il piano di salvataggio.

E oggi non si può ignorare lo sbandamento pauroso delle borse europee dopo la vittoria di Hollande in Francia e la sconfitta alle regionali della Merkel in Germania. Il Dio Mercato non è un dio che si nasconde e sulla cui esistenza si possa dubitare. Il Dio Mercato ha i suoi profeti e i suoi sacerdoti. E Mario Monti, che appena lo scorso mese di settembre diceva in tv che l’euro era un successo “soprattutto per la Grecia”, è uno di questi.

Dalla crisi economica europea si esce abbandonando al più presto il Dio Mercato al suo destino. Come?  Innanzitutto ribellandosi alle sue regole e sconfessando i suoi profeti, ma anche con un esercizio pieno dei nostri diritti di democrazia. Non era difficile capire che il piano di salvataggio per la Grecia non avrebbe salvato nessuno. Eppure stiamo sempre lì, a pregare che lo spread cali.

Prima o poi bisognerà tornare alle urne, bisognerà votare. E sarà il momento giusto per ricordarci che il Dio Mercato non esiste, ma la democrazia sì.

 

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Posted in: Politica