Referendum, il pasticcio si ingrossa! I quattro giuristi consigliano di prendere tempo. E per il Comitato per il Sì la vera sfida inizia adesso

Posted on 18 maggio 2012

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Ieri i quattro giuristi incaricati dalla presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, di fornire il loro parere sulle conseguenze dei recenti referendum hanno espresso il loro pensiero. “Le cose da fare sono due”, hanno detto Andrea Deffenu, Benedetto Ballero, Pietro Ciarlo e Gianni Contu.

La prima: prendere subito tempo e differire di almeno un mese l’abrogazione delle provincie. Perché altrimenti il caos sarebbe totale, visto che dalla vita delle provincie dipendono anche le scuole, le Asl e molte leggi risulterebbero inapplicabili. Entro la settimana prossima, prima cioè della promulgazione dei referendum, bisognerebbe dunque approvare una “leggina” ad hoc in grado di rinviare di almeno trenta giorni la cancellazione delle provincie.

La seconda: fare una legge (molto complessa) capace di riorganizzare tutto il sistema degli enti locali sardi, secondo una procedura articolata che però è già codificata.

Sul secondo punto il presidente Cappellacci è d’accordo (e promette di risolvere la questione in quattro-cinque mesi), ma sul primo no. Perché ritiene di poter risolvere tutto nominando nelle Provincie dei commissari, con un atto che però secondo i giuristi potrebbe essere illegittimo e dunque aprire a nuove controversie in sede legale.

Se non è caos, poco con manca. Perché davanti ad una lettura non univoca degli eventi, c’è il rischio che nessuno nei vari enti si assuma la responsabilità di firmare atti che poi potrebbero risultare illegittimi.

Lo scenario è a dir poco complesso e la domanda che a me sorge spontanea è la seguente (è sempre la stessa, non preoccupatevi): per quale motivo gli esponenti del Comitato referendario non avevano approfondito le conseguenze della loro eventuale vittoria? Perché loro per primi non credevano nel superamento del quorum, oppure perché totalmente irresponsabili, impreparati e inconsapevoli della situazione che si sarebbe creata?

Sia chiaro: come scrive oggi nel suo blog il presidente della Commisione autonomia Paolo Maninchedda, “indietro non si torna e la volontà degli elettori va rispettata”: In qualche modo da questa situazione si dovrà uscire in maniera coerente con la volontà democraticamente espressa dai sardi.

Ed è evidente che ci vuole un segnale di responsabilità soprattutto dal Comitato referendario. Per Fantola, Vargiu, Prato, Cappellacci e compagnia cantante la vera sfida è adesso. Il comitato è nato ambiguamente all’interno delle istituzioni, ma chi lo ha animato ha adesso la capacità di orientare il dibattito e le scelte. Se questo non verrà fatto e se prevarrà la demagogia (e in tutte le uscite pubbliche dell’ex assessore Prato questa prevale), vorrà dire che questi referendum erano solo un tentativo di un gruppo di persone di accreditarsi ipocritamente come una sedicente “novità” presso l’opinione pubblica, e non di più.

Vargiu e soci non possono più parlare da referendari ma esponenti di uno schieramento di maggioranza che ha l’obbligo di portare a termine queste riforme. È adesso che si vedranno le reali intenzioni del Comitato referendario e le sue capacità. Il risultato uscito dalle urne è una indicazione che va completata con l’azione dei legislatori regionali. E venuto il momento che gli esponenti più in vista del Comitato (tutti di centrodestra) la smettano di parlare come degli agit prop e si mettano a fare politica. Seriamente.

 

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Posted in: Politica, Sardegna