Oggi come nel 1993: la strage di Brindisi ricorda quelle di via Palestro e dei Georgofili. L’ombra della mafia contro il rinnovamento della politica

Posted on 19 maggio 2012

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Anche Cagliari si mobilita contro la violenza eversiva delle bombe di Brindisi. L’appuntamento è per le 18.30 di oggi, sabato 19 maggio, sotto il municipio di via Roma. All’iniziativa stanno aderendo partiti, sindacati, movimenti e associazioni. Non mancate e fate girare la notizia.

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Bombe apparentemente senza senso, vittime innocenti. Perché un ordigno davanti ad una scuola? Perché una ragazza di 16 anni uccisa a Brindisi?

Nell’immediatezza dell’evento mi viene in mente il 1993. Anche allora si era alla fine di un’epoca politica (quella lunghissima contrassegnata dallo strapotere della Democrazia Cristiana). L’anno prima gli omicidi di Falcone e Borsellino avevano lasciato gli italiani sgomenti e disorientati. Poi arrivarono le bombe: incomprensibili. La strage degli Uffizi a Firenze, quella di via Palestro a Milano, gli ordigni davanti alle chiese romane di San Giorgio in Velabro e del Laterano. Fu un’estate terribile quella del 1993: tutti in Sardegna, eravamo convinti che, ad esempio, qualcuno avrebbe messo una bomba in un traghetto della Tirrenia. Questo era il clima.

Più tardi si scoprì che con quelle stragi la mafia di Totò Riina cercava di posizionarsi e di stabilire nuovi rapporti di forza con la politica. E nel 1994 arrivò, all’improvviso, Silvio Berlusconi.

Anche oggi come allora, l’Italia è in un momento cruciale. Tra un anno le elezioni ridisegneranno una geografia politica che sarà profondamente diversa da quella che ha contraddistinto gli ultimi vent’anni, nei quali peraltro la continuità con le esperienze peggiori del pentapartito è stata evidente.

L’Italia è veramente ad una svolta epocale ma vive allo stesso tempo un pericoloso vuoto di potere. Si è pensato che la crisi economica si potesse affrontare e battere sospendendo o attenuando la democrazia piuttosto che ridando la parola ai cittadini. Il Governo Monti è forte in Europa ma sempre più debole in Italia.

E in questa sospensione, in questa incertezza, tutto può accadere. Evidentemente siamo davanti ad una accelerazione degli eventi: prima il manager dell’Ansaldo gambizzato a Genova, ora la terribile bomba di Brindisi. Davanti ad una scuola, contro dei ragazzi: una bomba contro il futuro.

La criminalità organizzata alza il tiro perché sa che quegli equilibri sui quali ha potuto contare negli ultimi anni presto spariranno. Perché ha paura di perdere potere. Perché sa che l’Italia, se vorrà salvarsi veramente dalla crisi, non dovrà fare i conti con l’articolo 18 ma con il terribile freno che le mafie pongono alla nostra economia. Mai come oggi nel nostro paese democrazia, giustizia sociale, lotta alla crisi economica e legalità sono stati dei sinonimi.

In un momento grave come questo, il nostro governo però non è in grado di assumere una posizione autorevole e forte. Sia perché Monti non è preparato a questa nuova situazione, sia perché la presenza del Pdl nella compagine di maggioranza frena ogni contrasto serio alla criminalità organizzata: lo scandalo della nuova norma anticorruzione bloccata dai berlusconiani la dice lunga e non merita commenti.

L’incertezza deve finire subito, perché in questo vuoto di potere tutto può succedere. La tentata strage di Brindisi è un messaggio chiaro che la mafia manda all’Italia. La criminalità cerca interlocutori, chiama la società ad una presa di posizione. Non è più il momento delle ambiguità e dei tatticismi. Per questo, prima si vota meglio è.

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Posted in: Politica