La vittoria farà bene a Grillo e il Pd si impone dappertutto. Ma non si illuda: a destra si è aperta una voragine pericolosissima. E in Sardegna? Quattro riflessioni post voto

Posted on 21 maggio 2012

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Quattro considerazioni a caldo subito dopo i risultati elettorali di oggi.

1 – Della vittoria del movimento di Grillo a Parma e in altri centri minori la democrazia italiana non potrà che giovarsi. È bene infatti che un movimento con questo enorme potenziale elettorale si confronti immediatamente con i problemi e le contraddizioni proprie dei partiti “costretti” a governare.

2 – Il Pd è l’unico partito nazionale che regge l’urto e si afferma in tutto il paese. Parma e Palermo (dove la destra è stata addirittura esclusa dal ballottaggio) sono le eccezioni: la regola è che ovunque vince lo schieramento in cui è presente il Partito Democratico. La parola “vittoria” è eccessiva? Forse. Allora definiamola una “non sconfitta”: perché gli scricchiolii nel Pd si sentono e sono forti. Una cosa è certa: oggi il Pd regge da solo il peso di un sistema politico sempre più fragile. O si muove in tempi rapidissimi per riformarsi, o verrà schiacciato. Da che cosa ancora non si sa. E questo è un problema serissimo.

3 – Il centrodestra non esiste più. Il Pdl è sparito, la Lega pure. Ma attenzione: i loro elettori ci sono tutti e attendono solamente un nuovo progetto e una nuova leadership. Questa situazione la vivemmo in Italia anche nel 1993: la vittoria alle amministrative del centrosinistra convinse Berlusconi a “scendere in campo”. Ora a chi si affiderà il centrodestra? A Montezemolo? Il Corriere della Sera pochi giorni fa, ha invitato il presidente della Ferrari a chiarire definitivamente le sue intenzioni, segno che il blocco conservatore sta cercando un suo alfiere.

Questo vuoto di consenso a destra è pericolosissimo e non deve illudere il centrosinistra. Quanto è successo a Parma deve farci riflettere: perché nel comune emiliano, negli ultimi anni tramutatosi in una roccaforte berlusconiana, il Pd ha confermato i suoi voti, mentre quelli del blocco conservatore sono andati tutti a Grillo. Con questo non voglio dire che Grillo rappresenti il centrodestra, voglio dire solamente che il vuoto in politica non esiste, e che la sparizione del Pdl e della Lega non deve illudere il centrosinistra, anzi. E infatti Renzi (che in quanto a fiuto politico non lo batte nessuno) ha subito detto: “Primarie dopo l’estate”. E ha ragione. Perché altrimenti l’anno prossimo Bersani rischia di fare la fine di Occhetto.

4 – E in Sardegna cosa succederà? Ci crediamo sempre fuori dai grandi movimenti di opinione, salvo poi capire (come è successo un anno fa alle comunali di Cagliari) che invece anche noi seguiamo una tendenza nazionale. Qui le novità sono essenzialmente due. Da una parte c’è il tentativo del senatore del Pdl Beppe Pisanu di costituire un blocco moderato con una forte connotazione identitaria. Questa è la scatola, perché poi dentro ci sarebbero i soliti noti. Che potrebbero essere attratti da questo movimento, se non altro per disperazione.

L’altra novità è rappresentata dall’alleanza Sardisti-Sel. I giornali ne parlano ancora poco ma il progetto è in cantiere da più di un anno e recentemente ha fatto un passo avanti significativo (leggetevi a proposito questo post sul sito del consigliere regionale Paolo Maninchedda). Che piaccia o no, le prossime regionali saranno dominate dal tema del conflitto della Sardegna con lo Stato. A destra sono pronti a cavalcarlo strumentalmente (e basta seguire le dichiarazioni di Cappellacci per capirlo), a sinistra invece il laboratorio Sardisti-Sel viene sottovalutato, temuto piuttosto che studiato. Sia come sia, forse è il caso di iniziare a ragionare con logiche diverse da quelle usate finora. Perché se il centrodestra sarà costretto a ridefinirsi radicalmente, anche il centrosinistra lo dovrà fare. Perché le novità assolute spesso spazzano via tutto e tutti, e quanto successo a Parma (passata da Berlusconi a Grillo ignorando il centrosinistra) lo dimostra.

 

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Posted in: Politica