Falcone, Grillo, Mussolini, Capaci, Brindisi, Napolitano che piange e quella strana sensazione di déjà vu. Con l’Italia di nuovo in balìa degli eventi

Posted on 23 maggio 2012

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Strana sensazione. Come di un già visto, di un già vissuto. Lo stesso spaesamento di allora. Più sottile oggi, più devastante vent’anni fa. Le immagini di Capaci e di via D’Amelio non le guardo più. Non ne ho bisogno, mi ricordo tutto lo stesso. Ogni generazione in Italia ha la sua strage: alla nostra è toccata quella doppia bomba. Avevamo vent’anni e la speranza di poter cambiare finalmente l’Italia. Quello che è successo dopo lo abbiamo visto tutti. La mafia è stata sconfitta? No. L’Italia è cambiata? Sì, in peggio. E noi? Tutti precari. Senza lavoro a vent’anni, senza lavoro a quaranta. Amen.

Spaesamento, dunque. Perché anche oggi, come allora, in Italia sembriamo essere guidati dagli accadimenti piuttosto che governarli. È la classica situazione dove “tutto può succedere”. E infatti spunta Grillo.

Le sue parole di ieri contro Bersani sono il segno della pericolosità della situazione. Non perché Bersani meriti particolari elogi (anche se al gioco di assimilarlo a Berlusconi, Fini Bossi e Casini io non mi presto), ma perché attaccare in quel modo il segretario del maggiore partito di centrosinistra significa necessariamente porsi politicamente dall’altra parte. Altrimenti Grillo avrebbe infierito su Bossi e Berlusconi. Ma non lo ha fatto. Come tutti quelli che dicono di non stare né a destra né a sinistra, anche Grillo rischia di ritrovarsi a destra. E di essere cannibalizzato dal vecchio blocco reazionario che in Italia non muore mai.

Eppoi quelle parole, proprio quelle: “Bersani è quasi morto, vada a lavorare”. Oggi Michele Serra su Repubblica fa notare che in questo modo Grillo rievoca i fasti di Bossi. A me invece Grillo ricorda il Mussolini d’antemarcia: le sue sparate, il suo voler stupire a tutti i costi, il non voler chiarire il proprio perimetro ideologico e voler essere invece contro tutto e contro tutti anche quando il voto popolare gli dovrebbe imporre maggior rispetto della situazione e delle istituzioni.

Cosa vuol fare Grillo? Vuole far pesare i suoi voti all’interno di uno schieramento oppure pensa di raggiungere il 51 per cento dei consensi e governare da solo? Il fatto stesso che siamo qui a porci questa domanda è segno della disperata situazione in cui ci ritroviamo.

Intanto il presidente Napolitano si commuove davanti ai giovani e le sue sono lacrime disperate: “Scendete in campo per l’Italia”. E poi ci dice una cosa di una gravità inaudita: “Non possiamo escludere un ritorno alla strategia stragista”.

Napolitano è stato ministro degli Interni e non parla a vanvera. Un’affermazione di questo genere non può che nascere da informazioni precise.

Tutto può accadere dunque. Ognuno si assuma le proprie responsabilità con spirito di servizio e si prepari. Ma temo che abbia ragione quello storico di cui non ricordo il nome, citato in un convegno di cui non ricordo il titolo: “In Italia non ci sono rivoluzioni, ma solo restaurazioni”.

 

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Posted in: Politica