Via i cda, dentro i figli di papà. Il caso Lorefice e il nepotismo come criterio di selezione della classe dirigente isolana. E Grillo si sfrega le mani…

Posted on 24 maggio 2012

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Facendo seguito al risultato referendario riguardante l’azzeramento del cda degli enti regionali, il presidente Ugo Cappellacci ha mandato a casa i consiglieri della Carbosulcis e ieri ha nominato un amministratore unico. Si tratta di Alessandro Lorefice, che nel comunicato inviato dalla presidenza della Regione viene definito “un giovane amministratore locale di 29 anni, laureato in Giurisprudenza, praticante avvocato, mediatore civile, docente e collaboratore del dirigente scolastico presso la scuola secondaria superiore”.

Dice Cappellacci:

“Si tratta di una decisione – ha evidenziato il presidente, che più volte ha sottolineato la necessità di “superare la gerontocrazia, la politica delle corti e di rendere fisiologico, non più episodico o solo di facciata, il ricambio generazionale” – che contiene una risposta alle aspettative di rinnovamento perché coniuga “la preparazione, la competenza professionale con la necessità di ricambio della classe dirigente. Quella che nasce come una risposta alla richiesta di riduzione dei costi della politica – ha proseguito Cappellacci – diventa anche un’azione diretta ad attuare in concreto quel rinnovamento invocato dalla nostra società”.

Poi uno compra Sardegna Quotidiano e scopre che il giovane in questione è stato il candidato di Cappellacci al recente congresso provinciale del Pdl nel Sulcis. Ma Lorefice ha perso, e dunque ora è evidentemente scattato il risarcimento. Poi scopre anche che il giovane Lorefice è figlio del vecchio Lorefice (Raffaele), preside della Scuola Enrico Fermi di Iglesias. La stessa presso cui il giovane Alessandro collabora (guarda caso) in qualità di “collaboratore del dirigente scolastico”. E scopre anche che Lorefice il Vecchio era stato anch’egli consigliere comunale a Iglesias, proprio come Lorefice il Giovane ora.

Insomma, via i cda e dentro i figli di papà. Nella migliore delle tradizioni del centrodestra. Forse non anche Cappellacci è da considerarsi (con rispetto parlando) un “figlio di”? E l’eclatante caso di Claudia Lombardo, entrata giovanissima in Consiglio regionale nel lontano ‘94 grazie sostanzialmente ai voti del padre che decise di non presentarsi nelle fila del Psi (erano anni difficili…) per lanciare la giovane nel nascente partito di Forza Italia?

Prima domanda: su questo scandalo della nomina di Lorefice i referendari non hanno niente da dire? Non è stato forse tradito lo spirito del quesito votato dai sardi?

Il punto però è anche un altro: dove si forma la nostra classe dirigente?

Il centrodestra attinge sempre dagli ordini professionali e dall’inesauribile bacino delle caste (quelle vere, non quelle immaginarie alla Rizzo e Stella). I cognomi ritornano, sono sempre gli stessi.

E il centrosinistra? Generalizzando, possiamo dire che i bacini tradizionali sono soprattutto il sindacato, l’impegno universitario e l’associazionismo cattolico. In ascesa ci sono anche le professioni, ovviamente. E poi ci sono (con rispetto parlando) i “figli di…”. Che non sono però solo i continuatori di una tradizione politica familiare.

Consentitemi di usare l’accetta e non il cesello. So bene che le differenze esistono, ma a furia di puntualizzare qui non si affronta mai il problema nella sua evidenza.

Più che di figli, nel centrosinistra sardo ci sono molti figliocci. E dunque molti padrini. Per fare carriera nei partiti (e dunque diventare classe dirigente nelle istituzioni) è necessario essere “uomo di…”. Una volta pensavo che questo fosse modo di dire recente, invece poi la “Storia del feudalesimo” di Bloch mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto comprendere quanto di medievale ci sia nei nostri rapporti sociali e politici.

L’essere “uomo di…” consente sia a giovani capaci che a delle perfette nullità di avere ruoli di rilievo in importanti partiti del centrosinistra. Il loro valore conta poco, perché è quello dei loro padrini che importa. È la fedeltà ad essere essenzialmente premiata. Poi è chiaro che se si è anche intelligenti questo non guasta. Ed è anche chiaro che ci sono politici che non hanno seguito né il percorso della famiglia né quello del padrinato. Ma (ripeto) qui stiamo generalizzando, per cui chi non è chiamato in causa non si senta offeso e, per cortesia, non mi tolga il saluto.

Morale della favola: i partiti del centrosinistra sono diventati il luogo dell’appartenenza feudale. I partiti non fanno scouting, non vanno alla ricerca di giovani intelligenze per cooptarle e farle crescere, così come avveniva nel Pci e nella Dc dei tempi migliori. Si sceglie tra quei pochi che decidono di avvicinarsi alla politica, magari con modalità e velleità che i giornalisti definiscono “da Prima Repubblica”.

Per i figli di papà poi c’è sempre una corsia preferenziale, perché portano voti e sono una garanzia di affidabilità.

Ecco perché anche il centrosinistra è in crisi: perché non crea classe dirigente ma solo “uomini di…”. Ecco perché poi vince Grillo e perché un Pizzarotti qualunque diventa sindaco di Parma.

Basta con il nepotismo, basta con il familismo amorale. A destra come a sinistra. Ce la faremo? Vista la nomina di Lorefice il Giovane alla Carbosulcis, direi che l’obiettivo è molto lontano. Ma dal figlio del commercialista di Berlusconi che cosa ci si poteva aspettare?

 

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Posted in: Politica, Sardegna