“Correnti neofasciste nella politica sarda. E dietro Prato c’è Cappellacci”. Ecco cos’ha detto Maninchedda e che ha fatto incazzare il Pdl (con annessa aggressione)

Posted on 25 maggio 2012

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Ma ieri in aula cos’avrà detto mai il consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda di così pesante da suscitare le ire del suo collega del Pdl Angelo Stochino? Si è solo opposto alla proroga delle province? La notizia la sapete già: il consigliere berlusconiano si è risentito e in una saletta del Consiglio ha inveito contro Maninchedda, aggredendolo e spintonandolo. L’amico mio ha reagito e i due si sono accapigliati. Ma per che cosa? Solo perché nel corso del suo intervento Maninchedda, infastidito da Stochino, gli ha detto : “Io non ti ho interrotto anche quando hai detto qualche fesseria, lasciami ragionare perché è faticoso ragionare”? Solo per questo? Cos’ha detto dunque il consigliere sardista di tanto grave?

Sui giornali praticamente non c’è traccia del suo intervento. Che però trovate oggi nella sua versione integrale nel blog Sardegna e Libertà. Io vi segnalo solo questi passaggi.

“Qui sta succedendo qualcosa su cui bisogna prendere posizione, perché c’è un ordine apparente e c’è un disordine profondo. La questione su cui bisogna prendere posizione è quali sono i termini della lotta politica. I termini della lotta politica in Sardegna sono attraversati da correnti neofasciste, che stanno montando e diffondendo odio, disinformazione. A me non ha fatto piacere leggere: “Crasta la casta”, non mi ha fatto piacere! Io non mi sento “casta”, capisco che qualcuno può chiamare “casta” tutte le istituzioni, ma “Crasta la casta” ha un altro significato.

Io da solo ho contestato un ex Assessore della Regione Sardegna, che si chiama Andrea Prato, che ha percorso per un mese la Sardegna a fare dimenticare le sue sciuperie, ad orientare l’elettorato contro le istituzioni, non ricordando tutti gli errori, esattamente dissipatori, che lui ha fatto. Chi ha dietro Andrea Prato? Adesso lo dico. Adesso te lo dico chi ha dietro.

Andrea Prato, ma chiamiamolo Pippo, cioè chiamiamo Pippo chi ha un’idea, e l’idea è un’idea rivoluzionaria di destra, della destra peggiore italiana, non della destra liberale, della peggiore destra italiana, che come a Roma quando c’era un tribuno della plebe che andava male, si chiamasse Druso, si chiamasse Saturnino, facevano un tumultino, e il tribuno della plebe rimaneva per terra.
Allora, la destra italiana produce il disordine per riprendere il controllo. È chiaro?

Però qui c’è un problema, e il problema riguarda il Presidente della Regione Sardegna, perché è da troppi mesi che il Presidente della Regione Sardegna orienta con le risorse pubbliche l’opinione pubblica della Sardegna contro il Consiglio regionale, distinguendo la funzione della Presidenza della Regione come virtuosa rispetto agli orientamenti della gente, e il Consiglio regionale come inconcludente”. 

E ancora.

“Luciano Violante, in una recente intervista, ha detto che quando si usano le istituzioni per la lotta politica accade un crack nelle istituzioni, e io non mi vorrei trovare con Luigi XVI, o un erede di Luigi XVI, che memore della folla che andò a prenderlo a Versailles, orienta con i fondi che lo Stato gli dà il popolo verso l’Assemblea magari della Pallacorda, quella che fa le riforme. Io non ci sto! 

Cioè se questo è un disegno di questa portata, così eversivo, io non ci sto! Io sto con quelli che riconoscono in Sardegna l’urgenza di un cambiamento profondo, di cui le province badate sono un granello, e se noi non interpretiamo bene questo granello non sapremo mai interpretare bene neanche il resto. Allora se c’è questo crack istituzionale deve diventare un crack politico, perché le istituzioni non si usano per la battaglia politica, o interpretano i problemi, oppure si abbandonano, e si va a le elezioni, come mi pare opportuno fare”.

Quello che poi è successo dopo lo trovate sui giornali.

 

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Posted in: Politica, Sardegna