Ci mancava solo il premio allo “Studente dell’anno”! No, no e no: perché la scuola non è il luogo della competizione ma della lotta alle disuguaglianze

Posted on 4 giugno 2012

47


Alla fine ci è anche andata bene. Perché questa coglionata del premio allo “Studente dell’anno”, immaginata adesso dal ministro all’Istruzione Profumo per ogni singola scuola, poteva cascarci addosso negli anni di Berlusconi. Anzi, mi stupisco che proprio al Silvione nazionale un’idea così non sia mai venuta in mente, sicuramente ora si starà mangiando le mani, pensando che la genialata gli avrebbe consentito di risollevare le sorti della scuola italiana.

Ma cosa ha pensato il ministro? Ce lo spiega La Repubblica in un articolo dal titolo “Riforma, soldi a scuole e atenei migliori
premi agli studenti più capaci”.

“La questione più visibile del “decreto merito” sarà lo “studente dell’anno”. Ogni istituto superiore dalla prossima stagione lo sceglierà tra chi avrà i voti più alti alla maturità, a partire da 100, tenendo conto della media degli ultimi tre anni, dell’impegno sociale e del reddito familiare. Lo “studente migliore” avrà una riduzione almeno del 30% delle tasse per l’iscrizione al primo anno di università e una borsa di studio aggiuntiva. Con la card “Iomerito” otterrà sconti per musei e trasporti”.

I sindacati e il Pd sono giustamente insorti (e meno male) e io vorrei nel mio piccolo incitarli a non mollare la presa. Perché la scuola dovrebbe essere il luogo in cui le disuguaglianze vengono combattute, non esaltate. Perché la scuola non è il luogo della competizione ma della crescita di un gruppo di giovani che imparano a capire e ad affrontare la complessità della vita e del mondo. Altro che premi.

“Questo è il modello anglosassone”, sentenzia il ministro. E se ne vada nell’anglosassonia, allora.

In questi giorni sto leggendo il libro “La scuola è di tutti” di Girolamo De Michele. L’autore parteciperà sabato prossimo, 9 giugno, alle 19.30 ad un incontro organizzato nell’ambito del festival Leggendo Metropolitano (ci saranno anche Andrea Gavosto e Sergio Toffetti, e io modererò l’incontro).

Libro interessantissimo (15 euro ben spesi, edizioni minimum fax) perché ci spiega tante cose e presenta molti dati. Ad esempio capiamo che:

“il titolo di studio è in buona parte frutto di un retaggio familiare (…) In linea generale, il figlio di un padre che ha conseguito un’istruzione universitaria ha il 20 per cento di possibilità in più del figlio di un non diplomato di raggiungere gli stessi livelli del padre. (…) In Italia la trasmissione ereditaria dell’ignoranza e della disuguaglianza sociale è molto più accentuata rispetto a quasi tutti i paesi europei (siamo secondo dopo l’Inghilterra e precediamo gli Stati Uniti, ndr).

Conclusione:

“Secondo lo studio internazionale “Going for Growth 2010”, “in Italia il figlio dell’ingegnere ha quasi il 60 per cento di possibilità in più di laurearsi come papà rispetto al figlio dell’operaio e oltre il 30 per cento rispetto al figlio del ragioniere”.

Insomma, la scuola italiana di tutto ha bisogno tranne che di questi ridicoli premi.

 

Annunci
Posted in: Cultura, Politica, Scuola