Cappellacci e la vendetta dei referendum. La Regione è allo sbando e solo il Pd può far finire la legislatura. Ne avrà il coraggio?

Posted on 8 giugno 2012

42


Gli eventi stanno precipitando, non c’è che dire. Il Pdl si smembra e le elezioni amministrative di domenica e lunedì saranno il colpo di grazia per il centrodestra sardo. Con l’uscita dalla maggioranza della Presidente del Consiglio Claudia Lombardo, e del capogruppo del Pdl Mario Diana la crisi della maggioranza che sostiene il presidente Ugo Cappellacci ha superato il punto di non ritorno. Ora all’orizzonte ci sono solo le elezioni, con modi e tempi al momento non prevedibili.

Paradossalmente, l’ultima accelerazione nella crisi ha lasciato disorientato soprattutto il Pd. Che oggi in Sardegna è il partito più votato ma che non ha un piano, non ha uno schema di alleanze, non ha un leader.

Forse in via Emilia speravano che Cappellacci reggesse ancora un po’, quanto basta per arrivare al 2013 e ipotizzare un voto regionale congiunto a quello politico, in maniera da trarre indicazioni dal quadro nazionale. Ma al momento non si capisce come questa giunta possa andare avanti ancora per un anno, tanto più che i sardisti ora potrebbero realmente levare il sostegno a Cappellacci.

Mossa tardiva ma a questo punto necessaria ai quattro mori per non farsi travolgere dalla crisi dei berlusconiani. Intervistato oggi da Sardegna Quotidiano, il leader di Sel Nichi Vendola ha benedetto l’asse con i sardisti, chiedendo però loro di uscire subito dalla maggioranza. Potrebbe avvenire nei prossimi giorni, e a quel punto il destino della legislatura sarebbe tutto nelle mani del Pd. Che può fare due cose.

La prima è lasciare morire di inedia la Giunta Cappellacci, in una riedizione riveduta e corretta (in peggio) della giunta Masala, quella che nel 2003 poi gettò le basi per il trionfo del centrosinistra e di Soru.

La seconda è prendere in mano la situazione, convocare le primarie, stringere un patto elettorale con i sardisti e puntare al voto anticipato entro la fine dell’anno. Perché non c’è tempo da perdere, perché una Regione alla deriva non fa il gioco di nessuno, né aiuta ad affrontare la crisi.

Per il Pd è venuto il momento di assumersi le responsabilità dell’essere il partito di maggioranza relativa e di condurre la Sardegna fuori da questo pantano. Il famoso “tanto peggio, tanto meglio” adesso non solo non ha più senso: è semplicemente criminale.

E non ci devono essere remore di nessun genere. I sardisti devono tornare nel centrosinistra. Un caro amico, uno che la politica l’ha fatta per tanto tempo ad altissimi livelli, mi ha ricordato come negli anni ’70 la Dc lasciò alle forze laiche sia la presidenza della Giunta (con il socialdemocratico Ghinami) che quella del Consiglio (con il repubblicano Armandino Corona), “perché l’alleanza veniva prima del partito”.

E poi non bisogna avere paura della retorica. Questo Consiglio regionale non può fare alcuna riforma. Benché qualcuno si sforzi di far apparire Cappellacci uno statista (e l’intervista domenicale di qualche settimana fa riletta oggi sembra un pezzo di cabaret), l’attuale presidente della Giunta è, politicamente, morto. Il dissolvimento del Pdl impedisce qualsiasi possibilità di andare alle prossime regionali con una legge in grado di ridurre il numero dei consiglieri.

Questo argomento (“Non si può andare al voto con questa legge elettorale”) verrà utilizzato dal centrodestra per tirare a campare, per allungare una agonia che si ripercuote sull’economia sarda. Ma ora si può scegliere solo il male minore: cioè tenerci un consiglio regionale con 80 consiglieri, ma quanto meno agibile e minimamente funzionante. Oggi invece la Giunta nemmeno si presenta in Aula.

Questo centrodestra ha già scherzato con il fuoco delle riforme e il risultato è che le istituzioni sono in fiamme. Non si era mai visto in 63 anni di autonomia (e lo ha sottolineato oggi bene La Nuova Sardegna) un Presidente della Regione che impone alla sua giunta di non presentarsi in Consiglio. E questo perché è successo? Perché Cappellacci ha giocato a fare lo statista senza averne minimamente il profilo. Ha cavalcato demagogicamente i referendum per poi esserne travolto.

Come l’apprendista stregone di disneyana memoria, ha perso il controllo di tutto e alla prima curva è deragliato. L’abolizione dei cda degli enti regionali doveva essere un momento di moralizzazione della politica, invece Cappellacci ne ha approfittato per nominare alla Carbosulcis un giovane “senz’arte né parte” (Oppi dixit), suo candidato (perdente) al congresso provinciale del Pdl, senza alcuna preparazione specifica. Uno scandalo vergognoso, taciuto dai Riformatori, come sempre moralizzatori a parole e lottizzatori nei fatti, e che alla fine farà cadere Cappellacci.

I referendum si sono vendicati di chi li ha cavalcati demagogicamente ed ora presentanbo il conto.

Insomma, questo centrodestra non ha più nulla da dare alla Sardegna. Con la caduta di Berlusconi, Cappellacci ha tentato di intraprendere una strada tutta sua, ma il risultato patetico è sotto ai nostri occhi.

Ora dipende solo dal Pd se far continuare questo strazio o fare in modo che la Sardegna abbia di nuovo la possibilità in tempi rapidi di avere una Giunta regionale degna di questo nome.

 

 

 

 

Advertisements
Posted in: Politica, Sardegna