Incredibile, il centrosinistra riprende a parlare di cultura! Appuntamento venerdì 15 al Caesar’s Hotel. Il caso Cagliari, qualche dato e i tormenti di un settore senza punti di riferimento

Posted on 14 giugno 2012

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Strano ma vero: il centrosinistra torna a parlare di cultura. L’appuntamento è per venerdì 15 giugno a Cagliari, a partire dalle ore 17 presso il Caesar’s Hotel di via Darwin. “La Cultura non dà da mangiare: ne vogliamo parlare?” è il titolo dell’iniziativa organizzata da Rossomori, Sardegna Democratica, Italia dei Valori, La Sinistra, Circolo E. Lussu di Sel, e a cui parteciperanno Antioco Usala (portavoce Cosass), Pietro Maurandi (La Sinistra – Sel), Yuri Marcialis (Partito Democratico), Laura Stocchino (Federazione della Sinistra), Salvatore Melis (Segretario Nazionale Rossomori), Salvatore Lai (Italia dei Valori), Maria Antonietta Mongiu (Sardegna Democratica). Modererà l’incontro (strano ma vero) Vito Biolchini.

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Tralasciamo i motivi per i quali storicamente il centrosinistra ha fatto (o dovrebbe fare) della cultura un ambito privilegiato di intervento. Ne suggerisco uno ulteriore: oggi la cultura riflette meglio di altri settori la complessità dei nostri tempi. Ci governa bene la cultura ha dunque maggiori probabilità di riuscire a governare bene tutto il resto. Con questo non voglio dire che la sanità, il lavoro, l’industria, i servizi sociali siano settori semplici da amministrare. Ma la cultura attraversa trasversalmente la società e si proietta maggiormente nel futuro. Peccato che in Sardegna questo settore faccia i conti con due limiti oggettivi che altri settori non conoscono.

Il primo: l’opinione pubblica accetta di buon grado gli investimenti in tutti gli ambiti tranne che in quello della cultura, soprattutto in una regione sottosviluppata come la nostra.

Il secondo: i politici sardi provengono dal mondo della sanità, dell’impresa, delle professioni, del sindacato e dell’università, ma nessuno viene dal mondo della cultura. Sì, ho detto università, avete capito bene. L’esperienza passata parla a mio favore: gli universitari non capiscono la cultura, non sanno come funziona. Essenzialmente perché in Sardegna la cultura non è prodotta nelle università, ma fuori di esse. E sapete perché? Perché non esiste cultura se dietro non c’è un’impresa culturale a gestirla. E i docenti universitari cosa sia un’impresa non lo sanno.

Quindi oggi in Sardegna gli operatori culturali non hanno un politico di riferimento (e tantomeno un partito) che conosca a fondo le loro problematiche. Non c’è in Consiglio regionale e non c’è nemmeno in Consiglio comunale a Cagliari nessuno che possa aiutarli. “Ma allora come si è fatto finora?”, vi chiederete voi. Semplice: affidandosi alla sensibilità politica di alcuni operatori che in questi anni hanno orientato (nel bene e nel male) le scelte della politica.

Questo secondo me è il punto dal quale bisogna partire: la politica non conosce che cultura si produce e si consuma in Sardegna. Non lo sa anche perché nessuno ha mai studiato il sistema con strumenti efficaci. I dati a disposizione sono pochi e poco raffinati, ma ci dicono che gli investimenti sono stati poderosi.

Volete qualche cifra? Nel sette anni tra il 2005 e il 2011 la Regione ha stanziato per i gruppi professionali di teatro, musica e danza quasi 71 milioni di euro! A questa cifra vanno aggiunti i finanziamenti per il Teatro Lirico di Cagliari (nove milioni all’anno circa), quelli per il cinema, più quelli stanziati dall’assessorato al Turismo per eventi di richiamo, i trasferimenti alle province con la legge 9, i finanziamenti ministeriali, gli interventi dei singoli Comuni, più le risorse erogate dalla Presidenza della Regione a sua discrezione.

Decine e decine di milioni di euro spesi: ma con quali ricadute, con quali prospettive? Chi fissa gli obiettivi e controlla che vengano perseguiti? Di fatto, nessuno. Per questo motivo serve un nuovo patto tra la politica e la cultura. Qualcuno deve rinunciare a qualcosa e ma anche offrire qualcosa di più e di nuovo.

Cosa può fare la politica? Innanzitutto, prendere atto della sua impreparazione, e dunque studiare. Poi analizzare il settore con strumenti seri, affinché ogni intervento sia sostenuto da dati oggettivi. Poi prendere atto che la crisi è terribile, e che se non si ha la forza di operare una riforma organica del settore, intanto è meglio metterlo in sicurezza con misure mirate soprattutto a salvaguardare i posti di lavoro. Inoltre mettersi a disposizione degli operatori senza avere la presunzione di dire loro quello che devono fare, ma soltanto pretendendo un rispetto delle regole della buona gestione dell’impresa.

E le imprese culturali cosa possono fare? Intanto devono prendere atto del fatto che un cambiamento radicale è in corso, ed è assolutamente inevitabile. Poi devono sviluppare meglio le loro capacità gestionali. E poi devono avere più coraggio e rassegnarsi ad abbandonare le rendite di posizione.

L’argomento è ampio e abbozzo qui solo alcuni spunti di riflessione per spiegare che cultura e politica devono riprendere a dialogare se entrambe vogliono avere un futuro.

Il centrosinistra che riprende a parlare di cultura rappresenta dunque una buona notizia. Ma l’obiettivo non può essere banalmente la preparazione di un programma da stilare in vista delle prossime elezioni regionali. Il centrosinistra da un anno governa Cagliari ed è questo il suo vero laboratorio.

Il capoluogo deve essere lo spazio ideale dove mettere a punto le nuove strategie di intervento, dove elaborare e mettere in pratica un modello che poi potrà essere proposto al resto dell’isola.

Oggi questo la Giunta Zedda e i partiti che la sostengono lo stanno facendo? La cultura a Cagliari viene governata diversamente rispetto al passato? E con quali obiettivi concreti? In questo primo anno di amministrazione cosa si è fatto?

Cagliari è il banco di prova del centrosinistra che si candida a governare la Regione e la cultura è un settore importantissimo in una città ormai priva di ambiti produttivi tradizionali e che deve confrontarsi con la sfida dell’intangibile e della società della conoscenza.

La questione per il centrosinistra è cruciale. Perché gli artisti e gli operatori culturali furono i primi a sostenere Renato Soru nella sua incredibile cavalcata verso la guida della Regione, ma furono anche i primi ad abbandonarlo. E a Cagliari gli operatori culturali sono soddisfatti delle scelte operate dall’amministrazione di centrosinistra?

 

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