Ma criticare la giunta Zedda si può o si diventa automaticamente “nemici”? Franco Fortini risponde a Gianluca Floris e agli amici del sindaco

Posted on 17 giugno 2012

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Si può criticare l’amministrazione Zedda senza essere additati come suoi avversari, oppositori, nemici del popolo e del progresso tout court? Il dissenso a sinistra è gradito o è combattuto? Se lo chiede in un post sul suo blog “Costruire su Macerie” e dal titolo “Ma Gianluca Floris è un oppositore della Giunta Zedda?” l’amico Gianluca Floris.

Chi è costui? Dovrei dirvi che è un cantante lirico, uno scrittore, un regista. Troppe parole per un mestiere solo, quindi se lo chiamo “intellettuale” penso di non fare un torto a nessuno. Anche perché Gianluca ci fornisce chiavi di interpretazione della realtà cagliaritana e non solo, soprattutto del suo ambito culturale. Da uno come lui ci si deve attendere dunque un apporto critico, non solo un entusiastico supporto. Che peraltro, pure c’è stato, come lui stesso ricorda.

“Ho afflitto i miei contatti Facebook a suo tempo con il Pic-badge di Zedda, ho sfranto l’anima a tanti amici per portarli a votare, ho partecipato con Massimo a incontri in campagna elettorale con argomento la cultura e ci siamo sempre trovati in sintonia. Reputo la sua Giunta un momento storico per la città perché segna una importantissima soluzione di continuità”.

E quindi qual è il problema? Cosa sta succedendo? Una cosa che sto sperimentando anch’io. E cioè che ogni critica (piccola o grande che sia) che viene rivolta pubblicamente al sindaco Zedda, alla sua Giunta, alla sua amministrazione in generale, suscita reazioni antipatiche, come di fastidio da parte di chi viene chiamato in causa e dai suoi amici. Un’irritazione che rischia poi di sfociare in quella “dialettica del disconoscimento” che è la vera arma segreta in grado di demolire ogni tentativo di confronto democratico. Della serie “Se mi dai ragione sei un mio amico, se mi dai torto non esisti più”. Gianluca Floris come Giuseppe Farris, insomma.

Nel suo post Gianluca richiama l’esperienza berlusconiana come matrice di certi atteggiamenti:

“Per i “figli d’anima” del berlusconismo, sia di destra che di sinistra, ogni critica che arriva qualifica l’autore come “nemico” senza se e senza ma. Insomma: se qualcuno indica un problema col dito, i figli del berlusconismo guardano il dito, non il problema. Guardano il fatto che critichi, non quello che hai detto. E pazienza se dopo un anno i fatti ti danno ragione. Sei uno che critica, quindi un nemico”.

Io penso che Berlusconi abbia solo interpretato a suo modo una tendenza propria di ogni schieramento politico. Anche la sinistra ha infatti una impressionante esperienza di disconoscimenti, censure, appiattimenti, fastidi per ogni dissenso.

In un articolo pubblicato nel maggio del 1983 sul Corriere della Sera e ripubblicato sul libro “Insistenze” (Laterza, 1985), Franco Fortini scriveva:

“Ho sempre rifiutato l’idea, a un tempo romantica e puerile, che il compito del cosiddetto intellettuale fosse quello della contestazione permanente, del partito del “no”. O, per essere più preciso: quel “no” ha da essere all’interno di un “sì”, vale a dire: di quella parte della realtà e del pensiero che riconosciamo positiva e che accettiamo”.

E ancora.

“Tanti anni fa un politico mi accusò, privatamente, di settarismo perché (diceva) me la prendevo più con i vicini che con gli avversari. Non saprei dire se avesse avuto ragione. Ma certo quando si accetta come proprio un ambito, una parte, un’area della opinione (che si pone contro altri ambiti, altre parti, altre aree dell’opinione) , il conflitto con i contigui dovrebb’essere diretto a rendere più fruttuoso quello con gli avversari”.

Quindi Gianluca Floris è un nemico della Giunta Zedda? Evidentemente no, lo dice anche lui. È semplicemente un intellettuale che esercita la sua funzione critica, che fa il suo onesto lavoro. Come Fortini ci ha insegnato. E come qualcuno invece, che pure sta a sinistra, non ha ancora imparato.

 

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