“Vergognatevi e tornatevene a casa”: la demagogia d’autore di Marcello Fois (a dimostrazione che gli intellettuali sono parte del problema Sardegna)

Posted on 19 giugno 2012

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Inanellando un’impressionante serie di banalità e di luoghi comuni sulla politica e sulla Sardegna, lo scrittore Marcello Fois ha inaugurato sul sito di Sardegna Democratica un filone che potremmo definire di “demagogia d’autore”. Filone fortunato e fecondissimo, a cui possiamo ascrivere la grandissima parte degli interventi pubblici che lo scrittore nuorese ci ha regalato da nove anni a questa parte, da quando cioè (con l’inizio della campagna elettorale che poi portò al trionfo di Renato Soru) ha iniziato a cimentarsi in un genere nel quale alcuni tra i più grandi scrittori italiani del ‘900 hanno scritto pagine indelebili (Pasolini, Sciascia, gli altri aggiungeteli voi).

Temiamo invece che delle pagine “civili” di Fois non resterà niente, piene come sono di presunzione, di inesattezze, di pressapochismo, di demagogia. A condannarlo non sono certo gli argomenti (sarebbe chiedergli troppo, e comunque ognuno ha i propri) ma un linguaggio che una volta si sarebbe definito “da bar” e che oggi trova i suoi campioni nientemeno che su facebook. Perché è soprattutto dal linguaggio che si giudica uno scrittore. E quando scrive di politica, Fois scrive così:

“Vergognatevi e tornatevene a casa. Avete guadagnato fin troppo”. “Ogni vostra più piccola indennità è pari allo stipendio mensile di un comune mortale sardo che lavora otto ore al giorno!”, “ Rappresentate il punto più basso della elaborazione politica nel nostro Paese”, “Siete al vertice della regione più povera, meno abitata, più vessata della nazione”, “Come vi abbiamo eletto, quindi assunto, possiamo licenziarvi”, “Perché avete dimenticato che voi siete i nostri dipendenti non i nostri padroni”, “Buona parte di voi se fosse dipendente di un’azienda sarebbe già stato licenziato da tempo”, “Avete guadagnato tanto che potreste permettervi di finirla gratis questa legislatura e invece, nottetempo, provate a riprendervi quanto un consultazione democratica vi ha tolto”. Vergognatevi e tornatevene a casa!”. E via banaleggiando.

La Sardegna è percorsa in questi giorni da un fremito che scuote violentemente le sue più alte istituzioni democratiche. La vicenda delle indennità dei consiglieri regionali chiama tutti ad esercitare con responsabilità il diritto di critica, senza esasperare i toni e soprattutto senza incentivare il qualunquismo più becero che si sta facendo largo in settori sempre più ampi della società. Ci sono pulsioni criptofasciste che iniziano ad emergere, tanto più pericolose quanto più inconsapevoli, e contro le quali tutte le persone responsabili devono opporsi. Ma di questo Fois non si rende conto: lui “si indigna”. E gli altri, ovviamente, sono complici. Beato lui.

Le semplificazioni estreme riscuotono consensi ma anestetizzano i cervelli. Nella sua ridicola invettiva, Fois condanna in blocco tutta la politica sarda, incapace com’è di cogliere non dico le sfumature, ma neanche le più evidenti differenze che segnano i partiti e i politici che siedono in Consiglio regionale. Perché Marcello Fois è un qualunquista. Ed è inutile chiedergli di tentare di abbozzare un ragionamento politico in grazia di dio e con un linguaggio degno di uno scrittore di vaglia: non lo ha mai fatto, e non inizierà certo ora che la piazza sembra volere qualcuno che la esalti, qualunque cazzata dica. Marcello Fois è il campione di questi nostri tempi.

Ma la sua in realtà è solo una banale prosa da campagna elettorale. Troverà anche lui, se vorrà, un comodo posto nella lista civica che il gruppo Repubblica-L’Espresso sta incredibilmente preparando per le prossime elezioni politiche. Il suo posto è lì. Il consenso non gli manca.

Ma io Fois piuttosto che in Parlamento, lo vorrei vedere in Consiglio regionale: sul serio. Lo vorrei vedere sbattersi in commissione, in aula. Lo vorrei vedere presentare leggi, accogliere i manifestanti che dai portici ogni tanto salgono nella “stanza dei bottoni” (“stanza dei bottoni”, pure questo ha avuto il coraggio di scrivere…) per chiedere lavoro. Marcello Fois subito in Consiglio regionale: dov’è che si firma?

L’esperienza mi ha insegnato che esiste un fattore preciso che segna un discrimine netto tra chi parla consapevolmente di politica e chi invece si improvvisa e fa quel che può. La differenza è semplice, e sta tutta nell’aver visto dall’interno come funzionano le istituzioni. Chi ha fatto questa esperienza muta radicalmente il suo punto di vista ed acquisisce uno sguardo più lucido e reale sulle contraddizioni della politica.

Oggi, contro le più banali semplificazioni che riempiono la pancia ma svuotano il cervello, bisogna contrapporre la forza degli argomenti, dei fatti, dei ragionamenti. Cosa che Marcello Fois non vuole, o forse non sa neanche fare. Ma non è il solo.

Oggi in Sardegna il filone della demagogia d’autore in Sardegna è più vivo che mai. Ad alimentarlo sono soprattutto quegli scrittori che Soru volle con sé a rappresentare un’intellettualità che tale purtroppo non si è rivelata, essendosi tramutata in una esasperata ricerca di facile consenso. E così, insieme al banalissimo Fois, ecco Giorgio Todde che, come la Pizia dell’oracolo, diffonde il Verbo sul paesaggio di cui evidentemente si sente l’unico ed incorruttibile custode (da non perdere in questi giorni la sua incredibile polemica con Stefano Deliperi nella pagina delle lettere della Nuova Sardegna); ed ecco il simpatico Soriga, il tuttologo alla portata di tutti, grandi e piccini. E alla fine (ultima arrivata, fuori dalla cerchia soriana) c’è lei, l’inarrivabile Michela Murgia, davanti alla quale bisogna solo inchinarsi a baciare la pantofola, e chi si azzarda a dissentire viene accusato di soffrire la sua “visibilità” (che parola magica, “visibilità”: il totem a cui tutti costoro rivolgono le loro preghiere del mattino e della sera).

Ben lungi dal fornire strumenti di analisi quanto meno decenti per consentire alla nostra isola di iniziare ad uscire dal labirinto, con le loro analisi a dir poco zoppicanti, i nostri intellettuali più presenti sui mass media stanno diventando parte integrante del problema Sardegna. Se questo è il massimo a cui la nostra opinione pubblica può attingere, non c’è speranza.

Editoriali qualunquisti, prese di posizione sbilenche, banalità assortite che però piacciono tanto alla Nuova Sardegna. Che, statene certi, riprenderà senza dubbio l’incredibile intemerata di Marcello Fois sui consiglieri regionali. Comprate oggi il giornale, vedrete che la trovate in prima pagina. Oppure, se proprio non sapete resistere, eccola qua: “Vergognatevi e tornatevene a casa”. Leggete, e poi fatemi sapere.

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