Niente primarie: ecco il piano segreto (ma non troppo) del centrosinistra per far fuori Soru. E Michela Murgia dice: “Alle regionali non mi candido. Per ora”

Posted on 21 giugno 2012

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C’è uno spettro che si aggira per la Sardegna e quello spettro è Renato Soru. Il quale, in realtà, è politicamente più vivo e vegeto che mai e sta per questo turbando i sonni di molti dirigenti del centrosinistra che hanno paura di ritrovarselo in lizza per le prossime regionali.

In una intervista all’Unione Sarda di qualche settimana fa era stato il coordinatore regionale di Sel Michele Piras a dire no al ritorno dell’ex presidente. Oggi invece è il turno del leader sardo dell’Italia dei Valori Federico Palomba, il quale su Sardegna Quotidiano svela il piano che da qualche settimana è anche all’esame di alcuni alti esponenti del Pd. Cioè non prevedere che la designazione del candidato presidente del centrosinistra per le prossime regionali avvenga con le elezioni primarie. “Se siamo tutti d’accordo non saranno necessarie”, ammette Palomba. “Guardi che lo chiede il referendum…” fa presente il giornalista. Ma Palomba, imperturbabile, risponde: “Il referendum dà un’indicazione e se si farà vuol dire che il centrosinistra andrà con un candidato unitario”.

Chiaro no? E comunque, se non avete ancora capito, leggetevi le ultime due risposte per comprendere il no a Soru. Per Palomba, il candidato dovrà avere “esperienza” e avere un rapporto con la “società civile”. Anche un imprenditore va bene? “Un’altra esperienza alla Berlusconi non si può più fare”. Amen.

Sul fronte delle candidature, nei giorni scorsi vi avevo dato conto dell’ipotesi (portata avanti in realtà non si sa bene da chi), di candidare alla presidenza della Regione Michela Murgia. Un’ipotesi ora confermata dalla stessa scrittrice nel corso della festa di Repubblica a Bologna (ecco il video), ma dalla stessa pubblicamente rispedita al mittente. Per ora.

Ha detto la Murgia (minuto 25’29”):

“In questo momento da più parti mi giungono proposte di candidature politiche. La Giunta in Sardegna traballa e probabilmente cadrà presto, io me lo auguro (applausi). Nel momento in cui dovesse cadere lascia uno sfascio, da una parte e dall’altra. Perché non esistono fazioni preparate al disastro e questo disastro è responsabilità di tutti, e quindi tutti stanno lì a guardarsi intorno per cercare il salvatore della patria: quello che in quelle macerie può raccogliere uno straccio di bandiera sfilacciata e guidare il popolo alle urne, nuovamente. Ogni volta che mi fanno questa domanda io rido: intanto perché riconosco dietro la disperazione: uno che arriva da me a chiedermi di candidarmi alla Regione Sardegna vuol dire che non ha altre chance, e dall’altro lato riconosco l’intenzione un po’ sporca di lavarsi la faccia. Dice: “Chiamiamo una che non ha niente a che fare con la politica e che magari ha fatto anche qualcosa di interessante ma distante dal nostro ambito, così appariamo puliti, mettiamo lei davanti, poi dietro tanto ci sono i voti nostri”. Quelli che ce li hanno i voti, ancora. Io dico di no. Io dico di no perché questo momento credo che l’impegno politico che mi devo prendere sia quello di raccontare e a volte smontare racconti altrui. Per cui la maggior parte del mio tempo in questo momento non è dedicato a scrivere (mi dispiace se siete gente che leggete i miei libri e in questo momento ne vorrebbe molti), perché io a scrivere dedico forse il venti per cento del mio tempo. Il resto del tempo lo passo a cercare di capire la trama e a cercare di capire io come posso agire”.

Tutto chiaro? Sì, ma se dalla platea un tizio si alza (è al minuto 42’37”) per chiedere alla scrittrice di impegnarsi in politica, allora la Murgia è costretta a tornare sull’argomento e a dire che:

“Ora posso fare di più raccontando storie e smontando storie piuttosto che candidandomi che non irreggimentata in un meccanismo elettorale. (…) Non è il mio mestiere fare altro, per ora. Per ora. Poi verrà anche il momento, ma io sono sicura che verrà perché lo sento vivamente (…) ma ora devo svelare giochetti”.

Capito?

“Poi verrà il momento in cui bisognerà smettere di raccontare e di viverle un po’, e provare a cambiarle attivamente (le cose, ndr). Elettoralmente, perché attivamente credo che insomma fortunatamente questo è un paese dove non è necessario esclusivamente candidarsi per poter minare i meccanismi narrativi coercitivi”.

Per la candidatura dunque c’è tempo, ma è evidente che la carriera politica Michela Murgia non la esclude affatto, anzi.

Una sola domanda: perché la scrittrice, davanti ad una platea così importante, ha evitato di dire che è un’indipendentista?

 

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Posted in: Politica, Sardegna