Cultura a Cagliari: ma Zedda che idea si è fatto? Perché dopo un anno all’orizzonte si vede solo il deserto. Ne parliamo o continuiamo a far finta di niente?

Posted on 23 giugno 2012

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“Il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito ad invecchiare. E per quanto l’orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione che l’importante sia ancora da incominciare.”

da “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati 

 

Che senza l’aiuto della mano pubblica non si possa fare cultura in maniera moderna e democratica lo dovrebbero sapere un po’ tutti. Certo, c’è chi immagina un settore in grado di sostenersi da solo e si scaglia contro gli artisti per la loro assurda pretesa di essere mantenuti a spese dello Stato. Per carità, l’orologio della storia si può sempre riportare indietro, perché per secoli l‘arte è stata sostenuta dalla Chiesa o dai mecenati. Ma che la cultura e l’arte possano e debbano essere di tutti e per tutti è una conquista democratica di cui spesso ci si dimentica; e infatti si finisce per rappresentare gli artisti e gli operatori culturali come uccellini che attendono eternamente il cibo nel nido, incapaci di spiccare il volo. Artisti col cappello in mano, che chiedono un’offerta non più al buon cuore pubblico ma alle istituzioni. Dei pezzenti.

Peccato però che anche la politica, per portare avanti i suoi progetti, abbia bisogno della cultura.

L’esempio lampante è stata la Giunta Floris. Vi ricordate i famosi “Grandi eventi”? E che cos’era quella se non un’idea di cultura (a mio avviso sbagliata) per la città di Cagliari? Dei grandi eventi infatti non è rimasto nulla, come tante altre cose pensate dal centrodestra a Cagliari nei lunghi anni nei quali ha governato. Però il centrodestra le idee in questo campo almeno ce le aveva chiare e le ha portate avanti, peraltro con una discreta (quanto nefasta) coerenza, anche rispetto agli obiettivi più ampi che l’amministrazione si era posta. I grandi eventi erano infatti uno degli strumenti attraverso cui realizzare il progetto “Cagliari Capitale del Mediterraneo”.

Per anni ampi settori della cultura cittadina si sono opposti alla politica dei grandi eventi e hanno contrapposto ad essa quella degli spazi aperti ai cittadini, del sostegno alle idee dei giovani e alla continuità da dare ai progetti delle realtà più consolidate. Non una cultura basata sugli eventi ma sul lavoro quotidiano finalizzato alla crescita di tutti. Non solo d’estate, ma tutto l’anno. Non solo in pochi posti, ma in tutti i quartieri.

Oggi Floris non c’è più e in via Roma governa il centrosinistra. E dunque la domanda è la seguente: qual è la cultura di cui il sindaco Zedda sente di avere bisogno per portare avanti la sua azione amministrativa? Attenzione, io sto ribaltando la questione: non sto chiedendo cosa vogliono gli operatori culturali da Zedda, ma cosa Zedda chiede loro!

Guardate che la domanda è più semplice di quanto non sembri. Tutti noi ci siamo fatti un’idea di come l’amministrazione intenda operare, ad esempio, sul fronte della mobilità (ztl, piste ciclabili) o dei diritti civili (con il registro delle unioni civili). E sul fronte della cultura? Quali sono le idee forti, gli slanci che questa amministrazione vuole avere? Cos’ha sostituito la politica dei grandi eventi?

Dopo un anno di amministrazione Zedda, possiamo serenamente affermare che all’orizzonte non si vede nulla. Niente di niente. E il dato è emerso anche nel corso di un incontro organizzato la settimana scorsa dai partiti e di associazioni del centrosinistra (presenti rappresentanti dei Rossomori, del Pd, di Sel e di Sardegna Democratica) e a cui hanno partecipato numerosi operatori culturali cittadini.

In un altro post riferirò puntualmente delle opinioni espresse in quell’assemblea. Per ora vi basti la conclusione condivisa da tutti: sulla cultura a Cagliari è necessario aprire al più presto un dibattito pubblico. Perché le cose non stanno andando per niente bene.

Ci si sente come il tenente Drogo del romanzo “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. Dalla giunta Zedda si attende un segno, così come nella fortezza Bastiani si attendeva spasmodicamente che il nemico si mostrasse. Ogni tanto qualcuno vede strani movimenti all’orizzonte, spunta fuori un Piano Comunale della Cultura che è tutto tranne che un Piano Comunale della Cultura. E allora si torna ad aspettare. Così come le truppe vengono improvvisamente svegliate nella notte per una esercitazione, per mesi gli operatori vengono sentiti ripetutamente dalla Commissione Cultura. E poi non succede nulla. Nulla di nulla. Davanti a noi c’è solo il deserto.

In realtà, anche Zedda è rimasto succube della retorica dei grandi eventi. Infatti ha trovato subito quel mezzo milione di euro per costruire la grande arena all’aperto di Sant’Elia, ad uso e consumo solamente dei privati (per loro c’era la Fiera a disposizione e nulla sarebbe cambiato), mentre le associazioni culturali attendono da sei mesi una risposta alle loro proposte. Così come dei bandi per le assegnazioni degli spazi non si vede neanche l’ombra.

Quando nel 1993 Graziano Milia venne eletto per la prima volta sindaco di Quartu alla guida di una giunta di centrosinistra, aveva 34 anni e  puntò sulla cultura per ridare un senso ad un paese cresciuto troppo in fretta e senza identità. Quella straordinaria stagione estiva, fatta di spettacoli popolari e di qualità allo stesso tempo, ridiede dignità ad una città che nelle nostre teste era solo un dormitorio. Un cartellone di sinistra, allestito da un grande assessore quale si dimostrò essere il regista Giovanni Columbu. E Zedda e l’assessore Puggioni cosa stanno facendo?

Semplicemente un bando (in extremis) per attività estive, e tutto questo senza aver dato ancora risposta agli operatori per l’attività ordinaria del 2012. Il risultato è che l’Estate Cagliaritana organizzata dall’assessore democristiano Luciano Fozzi negli anni ’80 era più viva e culturalmente più credibile di questa che si accingiamo a vivere. Al posto dei grandi eventi, dei piccoli eventi. Ma il progetto dov’è? Un’idea di cultura di sinistra per Cagliari dov’è?

Sotto il governo di centrodestra a Cagliari sono sorte e cresciute iniziative importanti come Monumenti Aperti, Tuttestorie, Leggendo Metropolitano e Marina Caffè Noir. Il centrosinistra su cosa sta lavorando? Di che cultura ha bisogno per sostenere la sua politica di cambiamento della città? Perché qui all’orizzonte non si vede nulla, niente di niente. Ne vogliamo parlare o vogliamo continuare a far finta di niente?

 

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