Ad Alghero perde Cappellacci, ad Oristano lo sconfitto è Oppi. Ed ora anche in Sardegna l’Udc abbandonerà la destra per allearsi con il centrosinistra?

Posted on 25 giugno 2012

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Se qualcuno nel centrodestra sardo si era illuso che la fiammata referendaria avrebbe potuto rappresentare agli occhi dell’elettorato una sorta di inversione di rotta da parte della Giunta Cappellacci, oggi si è dovuto ricredere. I risultati di Alghero e di Oristano parlano chiaro (i sardi non vogliono più il centrodestra alla Regione) e fanno più male del previsto proprio perché nelle ultime settimane (nonostante la scissione della Lombardo) la maggioranza che governa in via Roma aveva sperato in una vittoria ai tempi supplementari. Ai ballottaggi invece è arrivata una sonora legnata. Soprattutto a Oristano, dove il vero sconfitto è Giorgio Oppi.

Insieme al suo candidato Giuliano Uras, il leader dell’Udc ha perso quell’aura di imbattibilità che ha accompagnato le sue ultime sortite elettorali. L’esito oristanese depotenzia l’ottimo risultato ottenuto in questa tornata amministrativa dall’Udc, che ha dimostrato di avere in media la fiducia del dieci per cento degli elettori. Ma se Uras (quindi Oppi) perdono a Oristano, vuol dire che l’Udc è ormai a pieno titolo vittima dei veleni e delle faide incrociate che sono il segno distintivo di un Pdl ormai allo sbando. E che quindi non può più ambire al ruolo di ago della bilancia dello schieramento di centrodestra. E che quindi è nei guai.

Infatti, mentre a Oristano gli elettori decretavano la sconfitta di Oppi, a Roma il segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani lanciava forte e chiaro il suo messaggio ai moderati per un patto da stringere in occasione delle prossime elezioni politiche. E Casini potrebbe starci.

L’anomalia della politica sarda è soprattutto l’anomalia dell’Udc: da anni a Roma è all’opposizione di Berlusconi, da anni a Cagliari è invece colonna portante di una maggioranza di centrodestra sempre più improbabile.

La debàcle oristanese a questo punto potrebbe convincere Oppi ad abbandonare la destra e Cappellacci al loro destino e mettersi sulla scia di Casini, in vista nel 2013 di un doppio voto politiche-regionali che vedrebbe coerentemente l’Udc alleato al Pd in entrambi i casi.

L’alternativa sarebbe nefasta: presentarsi alle elezioni politiche insieme al Pd, essendo però ancora in una maggioranza di centrodestra che governa la Regione, significherebbe un suicidio elettorale.

C’è dunque da immaginare che ora l’Udc di Giorgio Oppi, vista la batosta oristanese, inizierà in maniera più decisa la sua operazione di sganciamento dal centrodestra di Cappellacci. Si tratta di capire se e come il centrosinistra accoglierà nel suo schieramento questo alleato. Scomodo in Sardegna, comodissimo a Roma.

Una cosa però è certa: il risultato di Alghero e Oristano rafforza il Pd e il suo segretario, Silvio Lai. Stavolta dalle primarie sono usciti due candidati vincenti, segno che il partito è ancora in grado di esercitare a pieno titolo il suo ruolo di guida del centrosinistra. E quindi di alzare la voce con chi non gradirebbe l’alleanza con Oppi.

Due parole anche su Alghero: dopo il deludente risultato del primo turno, molti erano pronti a scommettere su una sconfitta certa del candidato del centrosinistra, Stefano Lubrano. Lasciava perplessi la sua provenienza troppo confindustriale, ma alla prova dei fatti gli elettori (anche di sinistra) l’hanno gradita più di quanto non abbiano accettato l’innaturale alleanza a Selargius con gli esponenti di Fli.

 

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Posted in: Politica, Sardegna