Cultura a Cagliari: l’inutilità del nuovo Piano Comunale e la tragica continuità di Zedda con la Giunta Floris. E intanto un altro teatro chiude…

Posted on 1 luglio 2012

54


Prima a Cagliari c’era un’amministrazione che voleva cementificare Tuvixeddu: ora invece ce n’è una che quell’area archeologica la vuole salvare. Prima a Cagliari c’era un’amministrazione che ha snaturato l’Anfiteatro romano, costruendo orribili gradinate in legno: ora invece c’è un’amministrazione che quelle gradinate le sta smontando. Prima a Cagliari c’era un’amministrazione che costruiva parcheggi multipiano: ora invece ce n’è una che costruisce piste ciclabili. Prima a Cagliari comandavano le auto, ora invece si sperimentano nuove aree pedonali. Prima a Cagliari i rom stavano in un terrificante campo sosta, quei rom adesso stanno dentro case normali. Prima a Cagliari la maggioranza che governava questa città spesso si lasciava andare a dichiarazioni omofobe, oggi l’attuale maggioranza ha istituito il registro delle unioni civili. Prima a Cagliari c’era una amministrazione che non aveva un piano culturale per la città, ora invece c’è un’amministrazione che continua a non avere un piano culturale per la città.

In tutti gli ambiti dell’amministrazione Zedda la discontinuità con il passato è netta ed evidente. In tutti, tranne che nella cultura.

La nuova versione del sedicente Piano Comunale della Cultura, reso pubblico nei giorni scorsi, ha gli stessi difetti della prima, presentata due mesi e mezzo fa. Semplicemente, non è quello che dice di essere ma soltanto una bozza di utilizzo di spazi comunali a fini di spettacolo. Niente di più, niente di meno. Dichiarando che il piano “contiene solo indirizzi politici e non è un documento di direttiva gestionale”, l’assessore Puggioni dimostra chiaramente di non avere un’idea molto chiara del concetto di “politica”. Ma non è un problema: ha ancora quattro anni per migliorare e noi siamo contenti di potergli fare da cavie.

Nel piano mancano ancora sia l’indicazione delle risorse stanziate per ogni azione indicata, sia i tempi entro i quali è prevista la realizzazione. Tutto il resto però c’è. Proprio perché non è “un documento di direttiva gestionale”. No, macché.

Questo Piano non serviva a niente prima e non servirà a niente ora. Perché non dà risposte concrete alla stragrande maggioranza degli operatori di cultura e spettacolo che lavorano in città. Nella nuova versione ci sono solo delle intuizioni e qualche annuncio (l’uso dei bunker di Monte Mixi, di qualche ufficio nelle Zunktowers), ma è evidentemente troppo poco. E intanto un anno è già passato e nella cultura a Cagliari tutto è come prima. Cioè la situazione è peggiorata, perché la crisi necessita di risposte chiare a problemi concreti sempre più impellenti di cui nessuno sembra volersi occupare.

Nessuna politica è efficace se non si cala all’interno di un contesto conosciuto. Quante sono le associazioni culturali realmente operanti a Cagliari? E quante risorse movimentano? E quanti posti di lavoro danno? Mistero. Meglio muoversi alla cieca. E intanto un anno è passato, e neanche un nuovo spazio è stato assegnato. Neanche una misera stanzetta, niente di niente.

E i bandi per la gestione di alcuni spazi comunali? Sotto questo aspetto, la Giunta Zedda si sta muovendo in assoluta continuità con la Giunta Floris. Perché era stato il centrodestra a ipotizzare, per primo, che l’Exma, il Ghetto, il Castello di San Michele e il Lazzaretto potessero essere assegnati a cordate composte da imprenditori privati e associazioni culturali. La Giunta Zedda sta soltanto affinando quell’idea, niente di più. Anzi, per certi aspetti perfino l’allora assessore Giorgio Pellegrini aveva messo in guardia da questo progetto, affermando che l’Exma doveva ad esempio essere gestito direttamente dal Comune, mentre per gli altri era necessaria una riflessione molto profonda, senza escludere un cambio di destinazione.

Anche perché, aggiungiamo modestamente noi, fra non molto tempo sarà a disposizione anche l’Ex Manifattura Tabacchi. E perché un privato dovrebbe oggi proporsi per gestire l’inutile Castello di San Michele (confessate: quante mostre siete andati a vederci in questi anni?) quando fra un anno potrebbe investire le sue risorse sull’Ex Manifattura? E poi, dove sono tutti questi privati vogliosi di investire in cultura a Cagliari?

Inoltre, le risorse. Il Comune afferma di aver stanziato 420 mila euro per le attività culturali. È troppo poco. Anzi, è proprio una miseria. Dov’è la discontinuità con il passato? La Giunta Zedda ha speso di più per creare un’area grandi eventi ad uso e consumi di pochi privati e che quest’estate a malapena ospiterà dieci concerti.

Questo piano non serve a niente, e fra sei mesi la maggioranza che governa al Comune se ne renderà conto. Non più di due settimane fa, ad un incontro organizzato dal centrosinistra, il segretario cittadino del Pd Yuri Marcialis? ha affermato: “La cultura è il perno delle nostre politiche, ed è necessario che l’esecutivo non si limiti al mero ascolto. Il mondo culturale chiede un cambio di rotta evidente. Cagliari non ha bisogno di persone sole al comando ma di dialogo, distinzione dei ruoli e discontinuità con il passato. Perché le associazioni sono una risorsa e non un problema”.

E Antioco Usala del Cosas? “Nella politica culturale del Comune ci sono stonature che rallentano il percorso. La commistione tra Consiglio ed esecutivo non giova, e anche il piano culturale non è figlio dell’ascolto: è troppo dirigistico, mentre centinaia di associazioni attendono di essere riconosciute. È tutto fermo. Non sono indicate le risorse a disposizione, non ci sono le grandi novità annunciate”.

E il regista Enzo Parodo? “La sinistra non ci conosce e non ci capisce”. E il regista Tonino Murru? “La politica ha complicato tutto”. Appunto.

Prima a Cagliari c’era un’amministrazione che non rispondeva alle critiche e bollava come “comunisti” tutti quelli che osavano criticarla. Ora invece a Cagliari c’è un’amministrazione che non risponde alle critiche e che accusa chi osa criticarla di aspirare a qualche posto da assessore o di avere una fidanzata da difendere. Ma si sa come va il mondo: i giornalisti restano e continuano a fare i giornalisti, le amministrazioni invece passano, e gli assessori prima o poi tornano alla loro abituale occupazione (sempre che ne abbiano una). E le fidanzate continuano a fare il loro lavoro. Ovviamente.

Ah, dimenticavo: mentre al Comune si baloccavano con il loro bel Piano, in questi giorni a Cagliari ha chiuso un’altra piccola sala, il Teatro Riverrun. Non sapete dov’era? Non preoccupatevi: neanche l’assessore Puggioni lo sa.

Annunci