Ci scrive Alessandra: “Sui rom a Cagliari e a San Sperate aiutatemi a capire come superare il pregiudizio. Perché è difficile ribattere a chi dice che…”

Posted on 6 luglio 2012

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La mia amica Alessandra mi ha scritto questa bella mail. Vorrei condividerla con voi perché pone uno dei problemi più sentiti a Cagliari e dintorni in questi giorni (il destino dei rom che hanno lasciato il campo sulla 554) in maniera sincera e non banale. E che merita una risposta da parte ci ciascuno di noi.

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Caro Vito,

vorrei condividere con te alcune perplessità, per quello che sto sentendo in giro. Grazie alle vicende di questi giorni, con al vicenda dei rom provenienti dal campo nomadi di Cagliari rifiutati da parte dei residenti di San Sperate, sto cercando di capire come sono messa nei confronti del razzismo per poter dare un’impronta ai miei figli, non voglio che vengano assimilati certi comportamenti dettati spesso dall’ignoranza.

Ma prima devo lavorare seriamente su di me.

Mi sono accorta, sentendo anche gli sms degli ascoltatori della tua trasmissione “Buongiorno Cagliari”, di quanti retaggi culturali ho subìto inconsciamente da bambina: gli zingari rubano i bambini, sono delinquenti, sono ladri, sono sporchi e portano malattie, e tutte le cose che conosciamo.

Anni fa, durante i tre anni di tirocinio ospedaliero, sono venuta a contatto con varie famiglie rom perché cominciavano a partorire in ospedale. Una donna in particolare ha lasciato un segno, si chiamava Vesna, ci siamo fatte simpatia da subito. Lei voleva partorire al campo, il marito insistette affinché andasse all’ospedale.

Mi disse che se volevo mi poteva procurare la pillola anticoncezionale perché a lei gliele passavano gratis: “Se tu vuole, io procura”. Non lo dimenticherò mai, ci abbiamo riso un sacco. Nacque un figlio maschio, il marito tirò fuori 50 mila lire dal portafogli e me li porse affinché comprassi le paste per tutti e facessimo festa. Io rifiutai, lui rimase molto male. Io non potevo accettare soldi, ma lui era mosso dal grande entusiasmo. Il commento di qualcuno fu “Però! Chiedono l’elemosina e ha 50 mila lire da regalare a noi”. Devo dire che allora quel commento lo condividevo.

Fecero una grande festa, come era nella loro tradizione, al campo di via San Paolo. Arrostirono cinque pecore, mi invitarono e furono tristi perché non ci andai, ci tenevano. Mi dissero che gli assistenti sociali ci andarono.

Perché non ci andai? Ecco. Mi sa che quel retaggio culturale era lì nascosto nascosto, anche se volevo loro un gran bene.

Qualche anno fa nella nostra zona ruotava una famiglia di rom. Cinque figli, due dei quali coetanei dei miei. Ci si incontrava fuori dal supermercato, a volte compravo del cibo per loro, a volte portavo indumenti o altro che poteva servire.

La mamma aveva una brutta epatite, il figlio più grande era cardiopatico e di tanto in tanto dovevano partire a Roma per i controlli. Lei mi diceva che avrebbe voluto fare un’altra vita ma che non si può, che si nasce zingari e si muore zingari.  Molto scaltra, sapeva come far breccia sulle persone sensibili e ottenere ciò che voleva. Però aveva il difetto di lamentarsi troppo di tutte le cose che non avevano e alla fine la gente passava dritta. E sono spariti.

Avevano un camper parcheggiato vicino al mare: un pomeriggio sono andata a trovarli, volutamente con i bambini, che hanno giocato con loro. Figurati, i miei sono più zingari di loro, sempre scalzi e nella terra del giardino! È stato bellissimo. Un episodio isolato ma indimenticabile…

Ecco Vito, di fronte a chi mi dice che qui rubano il rame – ed è vero, non posso negarlo, è successo anche nel nostro condominio e 250 case sono rimaste senz’acqua per una giornata intera per guasto ala pompa del pozzo condominale – e che prima bisogna pensare ai nostri problemi, è difficile ribattere che sono dei fratelli che vanno sostenuti e che un Paese civile non è di conseguenza razzista…

Sto cercando la chiave per focalizzare il concetto ed imparare a trasmetterlo. Aiutami, perché a me sembra che tu abbia le idee molto più chiare delle mie…

Grazie amico mio!

Alessandra

 

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