Rom a Cagliari, la questione è politica ed è molto semplice: cosa sta facendo la Giunta Zedda per i poveri? E come sta combattendo le disuguaglianze?

Posted on 14 luglio 2012

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Capita spesso al potere e ai benpensanti di ingannare se stessi e l’opinione pubblica trasformando le questioni politiche in questioni di ordine pubblico, e facendo passare i poveri per delinquenti. Perché è più semplice condannare i delinquenti che non occuparsi dei poveri. Così come è molto più facile affrontare questioni di ordine pubblico che non dare risposte politiche.

La questione dei rom a Cagliari è una questione politica, non di ordine pubblico. Attiene infatti alla capacità dell’amministrazione Zedda di affrontare il tema della diversità e dell’inclusione sociale al suo massimo grado di complessità. E va da sé che i rom non sono delinquenti ma semplicemente rappresentanti di una cultura che da decenni (come minimo) subisce pesanti discriminazioni.

Lo sgombero dell’invivibile campo nomadi sulla 554 è stato un atto di ordine pubblico (lo ha deciso infatti la procura), a cui l’amministrazione Zedda ha cercato di dare un seguito politico. Non senza incertezze o ambiguità: il tanto conclamato coordinamento con i centri dell’hinterland per ospitare i rom senza più casa in realtà non c’è stato (e i sindaci di Quartu e San Sperate lo hanno dimostrato chiaramente) e tutto è stato delegato all’azione della Caritas. Così come l’ordinanza antiroulotte voluta da Zedda ha lasciato perplessi in tanti, alimentando l’impressione che Cagliari in realtà volesse semplicemente sbarazzarsi dei rom, allontanandoli dal suo territorio e scaricando la patata bollente ai comuni vicini.

Ma ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la volontà dell’amministrazione Zedda di mantenere la questione sottotraccia. Da settimane da quello strano luogo che è facebook arrivavano segnali pericolosi: “Stanno regalando le case agli zingari!”. Il Comune avrebbe dovuto giocare d’anticipo e dichiarare il proprio piano. Ma se non lo ha fatto, forse è proprio perché un piano preciso non ce l’aveva.

E infatti l’operazione non ha funzionato. Per il semplice motivo che (come ha ben sintetizzato Antonello Pabis dell’Asce), “si stavano escludendo i rom dal progetto per la loro inclusione”.

E così si è arrivati finalmente al passo decisivo: chiedere ai nomadi cosa pensavano e cosa desideravano. Forse questa sarebbe dovuta essere la prima mossa, ma comunque è arrivata e di ciò non si può che essere soddisfatti. I rappresentanti dei rom sono intervenuti nel corso di un vertice tenutosi in prefettura, uno di loro ha parlato in Consiglio comunale (un fatto straordinario, unico in Italia), e il sindaco Zedda ha solennemente preso l’impegno di attivare un tavolo di confronto con loro. E qui ora siamo.

Aprire un confronto significa non avere posizioni preconcette. Il Comune di Cagliari ha deciso invece che i rom non devono stare in un campo. Da dove tragga questa verità assoluta non si capisce, visto che da anni si indica la struttura di Monserrato come esempio di buona convivenza e integrazione. Segno che il problema non è il campo in sé, ma le condizioni alle quali il campo viene organizzato e tenuto.

Il Comune di Cagliari è pronto a tornare sui suoi passi e ipotizzare la nascita di un campo nomadi moderno, efficiente, dove i rom che lo vorranno potranno andare a vivere mentre gli altri potranno stare negli appartamenti? Perché è questo che i rom chiedono. I protagonisti di questa nuova straordinaria stagione di confronto devono essere loro, nessuna scelta può essere imposta.

Anche perché la sfida verso l’integrazione non passa solo da una casa, ma anche dal lavoro e dai diritti di cittadinanza.

Quali progetti di inclusione lavorativa pensano di attivare le istituzioni?

E la cittadinanza? Perché l’amministrazione cagliaritana da anni rende quasi impossibile il riconoscimento della cittadinanza italiana ai rom residenti in città, mentre ad esempio quella di Olbia non ha difficoltà a produrre i documenti perché questa venga concessa? Perché a Cagliari i funzionari sono così fiscali, negando la documentazione anche a chi ha un “buco” di un mese all’interno di una residenza in città lunga dieci anni? Su questa questione il sindaco Zedda potrebbe e dovrebbe prendere un impegno preciso e immediato.

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“Sì, però io cosa rispondo a chi mi dice che il Comune di Cagliari e le istituzioni si stanno mobilitando per i rom e per i sardi che sono in una situazione di difficoltà non fanno niente? Che a questi danno le case a agli altri nulla?”. La domanda dell’amica Gisella arriva dal cuore mentre è appena finita l’assemblea organizzata a Monserrato dal Centro Asce, e in un bel clima di condivisione ci accingiamo a mangiare tutti assieme, rom e non rom. “Io conosco una signora di cui ho sempre avuto un’ottima impressione, si è sempre mostrata sensibile a tanti problemi. Ma quando abbiamo iniziato a parlare dei rom è come impazzita. Cosa possiamo fare?”.

Le risposte sono tante. Io però penso che per evitare la cosiddetta “guerra tra poveri” bisognerebbe innanzitutto fare qualcosa per i poveri. Per tutti i poveri. E dunque non operare alcuna discriminazione tra chi ha bisogno, ma impegnarsi in maniera organica e coerente per combattere tutte le disuguaglianze.

La Giunta Zedda (in quanto esecutivo sostenuto da una maggioranza di centrosinistra e che esprime un sindaco di sinistra) questo lo sta facendo abbastanza?

Non sono in grado di dare una risposta univoca a questa domanda. Sono in grado però di dire (perché questo è il mio mestiere) di che cosa si sta parlando sui giornali e quali sono i temi sui quali la giunta ultimamente sta puntando di più: pedonalizzazioni, Poetto, piste ciclabili, arena concerti a Sant’Elia, stadio. Di periferie non si parla mai, di disuguaglianze non si parla mai.

Un abitante di Santa Teresa, di via Castelli, di via Quirra e del Cep, se mai dovesse comprare un giornale, non avrebbe l’impressione che questa amministrazione si sta occupando di lui con la stessa passione di cui si occupa di piste ciclabili in pieno centro.

Ma questo avviene perché la giunta realmente non sta facendo nulla per le periferie e per i poveri della città o perché non si parla abbastanza di ciò che il Comune sta facendo in questi campi?

Io penso che un’amministrazione di sinistra debba anche avere quanto meno la forza di orientare la comunicazione in maniera diversa e innovativa. Debba cioè porre all’attenzione dell’opinione pubblica una gerarchia diversa di argomenti. Invece a Cagliari sembra che non sia cambiato niente: baretti al Poetto, stadio Sant’Elia, movida alla Marina. Dei poveri, degli ultimi, non si parla mai.

Certo, c’è stato il Gay Pride e la vicenda del campo rom è stata affrontata in maniera radicalmente diversa rispetto al passato. “Ma un conto sono i diritti civili, un altro quelli sociali”, mi fa notare il mio amico Antonello. “Noi siamo di sinistra, mica siamo Radicali! Il nostro obiettivo è soprattutto quello di combattere le disuguaglianze, di farlo in maniera concreta. Case, lavoro, opportunità di crescita culturale: questo si chiede innanzitutto ad un’amministrazione di centrosinistra”.

L’intervento a favore dei rom deve stare all’interno di un progetto più ampio contro tutte le disuguaglianze in città. Altrimenti si corre il rischio di alimentare le tensioni nei confronti di un gruppo che ha bisogno di tutto tranne che di nuove accuse da parte di chi si sente abbandonato da parte dell’amministrazione. E questo i rom lo hanno capito benissimo, arrivando perfino a dire “A noi le case dei sardi non servono”. Come a dire: “Grazie per l’aiuto, ma non a costo di metteteci contro una parte della città”.

E allora ripeto la domanda: la Giunta Zedda cosa sta facendo per i poveri? Come sta combattendo le disuguaglianze con gli strumenti di cui ovviamente dispone? Perché in tanti, soprattutto a sinistra, su questo tema valuteranno l’operato di questa amministrazione. E di sicuro non faranno sconti.

 

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