Burocrazia/1 “All’Ufficio Erasmus dell’Università di Cagliari non leggono le mail e io ho perso la possibilità fare un tirocinio a Bruxelles!”. I dolori del giovane Jacopo

Posted on 16 luglio 2012

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Da qualche settimana sto ricevendo frequenti segnalazioni di disservizi da parte di vari uffici della pubblica amministrazione: cose che capitano. Inauguriamo dunque oggi la sezione “burocrazia” di questo blog, con le vostre storie e le vostre disavventure. E grazie a Jacopo per la sua testimonianza.

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Ciao Vito,

ti scrivo per raccontare a te e ai tuoi lettori questa storia e perché spero di trovare in te un megafono per raccontare le vessazioni che subiamo all’università per colpa del malfunzionamento degli uffici. Vedi un po’ che te ne pare!

Sono Jacopo Fiori, uno studente del quarto anno della facoltà di Giurisprudenza di Cagliari. Scrivo e mi sfogo per raccontare un caso di cattiva amministrazione che mi ha reso vittima delle ragnatele burocratiche degli uffici dell’Università di Cagliari.

La mia istanza
All’inizio di quest’anno accademico ho deciso di intraprendere il percorso burocratico che mi avrebbe potuto portare a vincere una borsa “Erasmus placement”.
L’ufficio che ha gestito il procedimento amministrativo è l’Ufficio Ismoka (che si occupa delle relazioni internazionali dell’Università).

Il percorso burocratico
Dopo un’iniziale esclusione dalla graduatoria formulata dall’Ufficio Ismoka, il 10 gennaio sono stato ripescato in seguito alla rinuncia di alcuni miei colleghi e sono così entrato nella fase cruciale dell’iter burocratico, nella quale diventava necessario concludere un accordo con un’impresa o un centro di formazione/ricerca (a patto che non fosse finanziato direttamente dall’UE). È iniziata così la lunga e impegnativa fase di ricerca dell’impresa estera, durante la quale ho mandato oltre 75 mail, la maggior parte delle quali in lingua straniera, e durante la quale ho attivato una decina di contatti sparsi in Italia e in Europa che mi hanno cortesemente dato una mano nella ricerca o che si son fatti addirittura carico di presentarmi direttamente ai soggetti che potevano essere interessati a beneficiare del mio tirocinio.

La ricerca si è conclusa positivamente il 12 marzo, quando son riuscito ad accordarmi con l’EUC Group, un’azienda italiana che opera a Bruxelles e che svolge corsi di formazione aventi ad oggetto i finanziamenti comunitari. Ripeto, il 12 marzo: ben 59 giorni in anticipo rispetto al termine ultimo (10 maggio) fissato da Ismoka per consegnare la lettera di accettazione dell’azienda. Il 5 aprile ho però ricevuto una mail dall’EUC Group dove mi segnalavano di aver contattato via mail l’Ufficio Ismoka ma di non aver riscontrato nessun segnale di vita.

Dopo aver sollecitato l’Ufficio Ismoka affinché rispondesse, dall’ufficio stesso mi hanno comunicato che non era arrivata nessuna mail. Ho dunque deciso di inoltrare personalmente la mail di EUC Group all’Ufficio Erasmus. Anche io non ho mai ricevuto una risposta. Dopo diverse telefonate e dopo essermi recato varie volte all’ufficio in questione ho ricevuto i miei primi due brutti schiaffoni burocratici di questa vicenda:

1) l’addetto all’Erasmus placement dell’ufficio mi ha comunicato che moltissime mail non vengono ricevute e alla mia richiesta di spiegazioni ha risposto precisando che la casella è intasata e (udite udite) “gli impiegati dell’ufficio lavorano tantissimo (c’è addirittura chi si porta il lavoro a casa) e non c’è tempo per svuotare la casella mail”. Un ufficio Erasmus in cui non si trova tempo per svuotare la casella mail! Roba da terzo mondo.

2) Sempre in quei giorni, tra il 10 e il 15 aprile, il capo settore dell’ufficio ha letto sulla mia pratica “Bruxelles” e “finanziamenti europei”, e con una rapida quanto superficiale associazione mentale ha immaginato che per quanto riguarda l’impresa da me trovata potessero rilevarsi profili di incompatibilità con il bando europeo Eramus placement, il quale esclude le istituzioni europee, le organizzazioni che gestiscono programmi europei e i soggetti che ricevono finanziamenti dall’UE. Errore grossolano, visto e considerato che nel caso della EUC Group i finanziamenti europei rappresentano solo l’oggetto dello studio e delle competenze che ci si propone di fornire tramite i corsi di formazione. Ma tant’è, questa associazione mentale del capo settore ha fatto si che la mia pratica finisse in stand by, in attesa che “dalla Commissione che si occupa di queste valutazioni”, si pronunciassero con un definitivo ok o un definitivo diniego sulla mia pratica.

Da questo giorno della prima metà di Aprile le mie telefonate all’ufficio Erasmus si sono ripetute a cadenza regolare ogni martedì e giovedì sino alla metà di maggio, quando ancora dall’ufficio mi dicevano di essere “in attesa di una risposta”.

Poi a fine maggio finalmente mi è arrivata una telefonata dall’Ufficio Erasmus con la quale venivo convocato. Quando il giorno dopo mi sono recato all’ufficio, è bastata una semplice telefonata all’organismo che doveva sancire l’eventuale incompatibilità dell’impresa col bando per scoprire che non sussistevano problemi, così come tra l’altro era stato tempestivamente comunicato via mail. Ma come abbiamo già detto, all’Ufficio Erasmus non ricevano mail e non fanno niente per riceverle!

E peccato che nel frattempo l’impresa EUC Group si era stancata di attendere un tirocinante che doveva arrivare ai primi di maggio e ha dunque smesso di manifestare interesse per il mio stage.

L’epilogo
Ma non si tratta neanche semplicemente di una storia finita male, perchè dopo la prima delusione, l’Ufficio Erasmus mi ha illuso nuovamente, facendomi credere che comunque, grazie “ai loro contatti”, sarei riuscito a partire per un tirocinio in qualità di Research assistent presso un giovane e brillante ricercatore cagliaritano all’università di Leicester. E così è ricominciata la trafila, con l’integrazione della documentazione, nuove mail, invio CV, lettera motivazionale, etc.

Il ricercatore si è mostrato molto lento nelle risposte ma comunque ha rivelato almeno a parole un certo interesse. Questa lentezza ci ha portato però a ridosso del termine ultimo per poter partire, il 1° luglio.

Venerdì 29 giugno mi hanno convocato all’Ufficio Erasmus per firmare il nuovo training agreement. Da Leicester mancava a quanto pare “solo una formalità” e all’Ufficio Erasmus mi hanno detto che in attesa di quella potevo spostare di qualche giorno la partenza, giorni che avrei poi recuperato alla fine dei tre mesi del tirocinio.

Ho avuto l’ultimo colloquio di persona sempre con il solito capo del settore il giorno 3 luglio e anche quel giorno mi è stato detto: “Appena ti arriva l’ok del ricercatore, parti immediatamente”.

Il 9 luglio l’ultimo contatto, questa volta telefonico, sempre con il solito capo settore dell’Ufficio Erasmus. Il tono questa volta è cambiato, alla attesa e alla speranza si è sostituita la decisione ferma e immutabile: “Anche se Paolo avesse messo a posto l’ultima formalità è comunque troppo tardi e non puoi più partire”.

Io non ho capito cosa sia potuto cambiare rispetto al colloquio di un paio di giorni prima,  ma a quanto pare la decisione è irreversibile. Con un rapido gioco di scaricabarile mi scaricano addosso anche un  paccone pesante di inefficienza della pubblica amministrazione: “Sappiamo che non è colpa tua, ma neanche nostra. Ciao e arrivederci”.

Io ho chiuso il telefono con un bel groppo in gola e in un minuto di conversazione ho visto svanire i miei progetti per l’estate, la mia prima esperienza lavorativa nel campo del diritto, il miglioramento del mio livello di lingua inglese, il miglioramento del mio curriculum, insomma la costruzione di un pezzo di mio futuro.

Ma in tutto questo quello che mi fa più male è l’aver capito, sbattendoci il muso, quanto sia stato ingenuo a riporre la mia fiducia in una pubblica amministrazione. E oltre che nella mia estate questa vicenda credo che lascerà il segno nel mio bagaglio culturale.

È difficile per me che ho sempre avuto fiducia nelle istituzioni e che ho sempre provato a trasmetterla agli altri, riuscire ad accettare una batosta che arriva proprio dall’università, da quell’istituzione che in questo momento più di qualunque altra dovrebbe accompagnare e sostenere il mio percorso di crescita in quanto studente ma prima di tutto in quanto cittadino.

Una cosa è certa, anche se questa volta non son partito appena avrò l’occasione non ci penserò due volte a prendere il primo volo per uno di quei paesi in cui i burocrati non mi possono tarpare le ali.

Jacopo Fiori

 

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