La lezione argentina: e se invece che scioperare e lamentarsi sempre, lavoratori e sindacati sardi decidessero di rimettere in funzione la Vinyls o l’Eurallumina?

Posted on 17 luglio 2012

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Scioperi, mobilitazioni, marce per il lavoro: quante ne sono state fatte in Sardegna negli ultimi anni? Ne ho perso il conto. Queste iniziative sono servite a qualcosa? Sì, ma solo nella misura in cui hanno mostrato la posizione del sindacato e dei lavoratori, segnando la loro distanza dalla politica. E per il resto? Per il resto niente, anzi. L’impressione che è questa ritualità stia togliendo forza alla mobilitazione stessa.

Non dico che scioperare non serva più a niente: dico solo che in Sardegna dopo gli scioperi non succede assolutamente niente.

E quindi, che si fa? Semplice: bisognerebbe cambiare strategia.

Un esempio ci arriva dall’Argentina e ce lo racconta molto bene Elvia Corona nel libro “Lavorare senza padroni” (edizioni Emi). Leggetelo, se potete. Perché è un viaggio alla scoperta della straordinaria esperienza portata avanti dalle imprese “recuperadas”, cioè salvate dai lavoratori prima che venissero dichiarate fallite.

In pratica succede questo: i lavoratori non solo occupano lo stabilimento ma se ne impossessano proprio, iniziando a lavorare e portando avanti la produzione. Tra mille difficoltà e peripezie di ogni genere, è ovvio: ma oggi molte di queste imprese hanno già dieci anni di vita alle spalle e danno lavoro ognuna anche a centinaia di persone.

Avevo sentito parlare di quest’esperienza e pensavo che fosse stata applicata con successo a quelle che vengono definite le piccole e medie imprese. E invece no: Elvira Corona racconta storie straordinarie di grandi fabbriche che producono trattori, piastrelle in ceramica, e perfino alluminio. Quindi il sistema delle “recuperadas” può funzionare anche in situazioni estremamente complesse dal punto di vista produttivo.

“Certo, l’Argentina è un’altra cosa”, potrebbe dirmi qualcuno. Ma forse è venuto il momento di fare uno scatto in avanti, di non subire passivamente. L’Eurallumina ha chiuso e in tre anni di proteste non si è risolto praticamente nulla; la Vinyls ha subito una sorte ancora più dolorosa, perché la lunga quanto spettacolare mobilitazione non è servita a niente se non a pubblicizzare un po’ di più l’isola dell’Asinara. Questo può bastare? Possiamo accontentarci?

Compagni lavoratori, amici del sindacato: la prossima volta che chiude una fabbrica in Sardegna non chiedete immediatamente “l’apertura di un tavolo a Roma”, ma occupate lo stabilimento e continuate a produrre. Anche se solo a scopo dimostrativo, proclamate l’autogestione dell’impresa. La solidarietà nei vostri confronti non mancherà e sicuramente si apriranno delle prospettive di lotta nuove, anche solo se questa esperienza dovesse durare pochi giorni.

E sicuramente la protesta farebbe più rumore di quella che stancamente si sta portando avanti da anni: sit in, occupazioni, viaggi della speranza a Roma, tavoli che si aprono e che si chiudono manco fossimo all’Ikea.

Vogliamo dirci che anche il sindacato sardo si sta dimostrando inadeguato davanti a questa crisi? Vogliamo dirlo? Ecco, l’ho detto.

Il libro “Lavorare senza padroni” di Elvira Corona (di cui vi segnalo anche il bel blog) verrà presentato venerdì 20 luglio alle ore 19 presso lo Stabilimento Balneare Marlin sul lungomare Poetto a Quartu. Insieme all’autrice, interverranno da Ariel Freccia, Pino Cabras e Siro Passino. Organizzano le associazioni Alternativa Sardegna, Movimento Zero e Sovranità Popolare.

 

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Posted in: Politica, Sardegna