Come si finanzia la cultura? E perché? E chi decide? E come? Sull’onda dello stop a Marina Café Noir, otto risposte a Gabriele Ainis

Posted on 27 luglio 2012

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Quello che mi colpisce maggiormente della vicenda legata allo stop del festival Marina Café Noir è la regressione del livello del dibattito. Invece che stigmatizzare le istituzioni che tagliano i fondi alla cultura e erogano quelli a disposizione con ritardi inammissibili, se la si prende con le associazioni culturali e di spettacolo, invitandole ad arrangiarsi. Come se in questi anni non si fossero già arrangiate a sufficienza! E come se, insomma, questa situazione un po’ se la fossero cercata.

Qualcuno dice all’associazione Chourmo: “Vabbé, avete 35 mila euro, fateci vedere cosa sapete fare con questi soldi!”. Affermazione ridicola e ignorante: i 35 mila euro sono arrivati per garantire un progetto da 100 mila euro, non da 35 mila!

Altri dicono: “Vabbé, avete iniziato autofinanziandovi, adesso tornate alle origini”. L’attività culturale quindi ha le stesse regole del Monopoli, che a seconda della casella in cui cadi ti toccano le probabilità o gli imprevisti: “A Cagliari ha vinto il centrosinistra e l’assessore allo spettacolo è Enrica Puggioni: torna indietro di dieci anni”. È chiaro che non può essere così.

Però fa bene l’amico Gabriele Ainis a porre domande semplici semplici. Chi è che fa cultura? E come deve essere sostenuto? Queste sono le mie risposte alle sue otto domande.

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1 – Da dove prendiamo i soldi per la cultura se deve diventare il motore primo di Cagliari?
Dalla fiscalità generale, così come si prendono per qualunque altra cosa che la politica e la collettività ritengono importante. Da una amministrazione di centrosinistra mi aspetto che la percentuale di risorse destinate sul bilancio alla cultura siano superiori a quelle percentualmente destinate da un’amministrazione di centrodestra.

2 – Come facciamo ad assegnare i fondi?
Attraverso le leggi che già esistono e che regolano il settore.

3 – Come si garantisce la libertà d’espressione?
Applicando la leggi esistenti che regolano il settore e che la libertà di espressione l’hanno sempre ampiamente garantita.

4 – Perché la giunta Zedda (cui va riconosciuto il diritto di avere un po’ di tempo per mostrare che le cose stanno cambiando) non ha continuato sul binario precedente per un anno per poi introdurre la regola dei bandi (che a lei non piacciono e a me sì)?

Lei confonde pere con mele: i bandi regolano l’utilizzo e la gestione di spazi comunali (spazi fisici: Exma’, Castello di San Michele, Ghetto, Lazzaretto, ecc); i fondi consentono invece l’attività culturale e di spettacolo in generale.

5 – Marina Café Noir ha il diritto o no di prendere i soldi e andare avanti così come sta facendo da dieci anni?
Sì, ha diritto. Ha presentato per tempo un progetto, corredato da tutta la documentazione contabile e artistica. La Regione ha stanziato per la manifestazione 35 mila euro (a fronte di una richiesta di 60 mila), il Comune non ha neanche dato una risposta.

6 – Perché dobbiamo dare i soldi a MCN?
La domanda è mal posta. Sono le istituzioni che hanno ricevuto una domanda da parte di MCN che devono decidere se la proposta avanzata dall’associazione Chourmo rispetta i criteri stabiliti dalla legge. Più in generale, posso dire che possiamo dare soldi a MCN perché c’è un assessorato allo spettacolo e alla cultura, e ci sono delle leggi che sostengono proprio attività come questa.

7 – Se MCN non si fa più è davvero una iattura o no?
De gustibus non est disputandum. Politicamente però sì che è una iattura. Perché è un segnale dato alle associazioni e alle imprese culturali, e il segnale è il seguente: la città è allo sbando. Il Comune pretende che le associazioni presentino i loro programmi per l’anno successivo ad ottobre ma a fine luglio non ha ancora deciso come ripartire le risorse! E questa è la discontinuità che ci si attendeva dall’amministrazione Zedda? Direi di no. Il problema della cultura non sono (solo) le risorse: sono soprattutto i tempi di risposta che la pubblica amministrazione dilata fino a rendere impossibile l’attività dei gruppi. Che infatti alla fine mollano.

8 – Cos’è che si deve sovvenzionare e cosa no? Chi lo decide e sul quale base? Chi è che «fa cultura» e chi no?
Domanda insidiosa, perché si può fare cultura anche senza sostegno pubblico. Detto questo, sono le leggi e la politica a decidere chi, tra coloro che producono cultura, risponde a quei criteri oggettivi che consentono ai soggetti privati di poter usufruire del sostegno pubblico. Le leggi stabiliscono precisamente metodi e modi attraverso cui soggetti qualificati (da curriculum, progetto artistico e piano economico) possono avere soldi pubblici.

Poi ogni amministrazione può avere un suo piano culturale che può favorire (sulla base di una scelta che si ritiene sensata e politicamente condivisa) un tipo di espressione artistica o culturale. L’assessore Pellegrini ad un certo punto aveva deciso che Cagliari doveva occuparsi soprattutto di arte nel 900. A Quartu invece il budget se ne va soprattutto per sostenere le tradizioni popolari. Sono scelte politiche che però calano su di una griglia molto precisa, stabilita dalle leggi. Oggi a Cagliari non esiste un piano culturale (se non relativo all’utilizzo degli spazi fisici di proprietà del Comune, e nemmeno tutti) e i tempi di erogazione dei contributi sono troppo lunghi e mettono in difficoltà estrema gli operatori. A fronte di meno risorse per la cultura, biognerebbe migliorare l’efficienza della macchina politica e amministrativa. Invece a Cagliari ad oggi le risorse non sono aumentate e la macchina politica e amministrativa forse è più inefficiente di prima.

Post scriptum
E comunque se volete approfondire il tema della cultura a Cagliari, ascoltate le puntate tematiche che Radio X ha dedicato all’argomento: http://www.radiox.it/content/radiografie-della-citta

 

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