“Uscire dall’euro e tornare subito alla lira. La gente deve capire che la nostra economia è in mano alle banche”: intervista a Paolo Barnard

Posted on 27 luglio 2012

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Nella loro infinita superficialità, i giornalisti chiamano “guru” tutte quelle persone che si sono fatte una loro idea del mondo in cui vivono e non hanno paura di raccontarla alla gente senza ipocrisie e infingimenti. Paolo Barnard cerca da tempo di spiegare con parole semplici e chiare quello che secondo lui sta succedendo nell’economia mondiale. I giornalisti che non vogliono capire se quello che dice ha un fondamento e meno, lo definiscono dunque sbrigativamente “guru”, come se per dargli un po’ di credito ci fosse bisogno di una discreta dose di abbandono fideistico. Io invece Paolo Barnard non lo ritengo un guru ma una persona che sta aiutando molti a capire quello che sta succedendo. Poi non sono del tutto d’accordo con lui, ma questo è secondario. E in ogni caso l’ho incontrato, a Cagliari qualche giorno fa. E l’ho perfino intervistato.

Barnard, ha saputo la notizia? In Italia c’è stato… un colpo di Stato. Grazie al mio blog, ho preso il potere e sono diventato Presidente della Repubblica. Ora sto decidendo chi chiamare per sostituire Monti e lei è tra i candidati. Vorrei farle dunque qualche domanda. Per esempio: quale sarebbe la sua prima mossa contro la crisi economica?
Informerei gli italiani del disegno che sta eliminando gli stati come soggetti emissori di moneta, un disegno che costringe gli stati stessi a rivolgersi all’unico emissore di moneta rimasto: le banche. Farei da subito riflettere i cittadini sul fatto che l’Eurozona ha sottratto la sovranità monetaria agli stati, ha imposto il rigore dei conti determinando il fatto che si potrà spendere solo quanto si riesce a recuperare attraverso la tassazione. Un sistema che sta di fatto consegnando l’Europa alle banche”.

Seconda mossa?
Ritornare alla lira. Perché non è sano che il nostro paese sia appunto consegnato al sistema bancario privato”.

Secondo affermati economisti, il ritorno alla lira sarebbe un disastro.
No. Mi stia a seguire che il ragionamento è complesso ma cerco di semplificarglielo. Nel momento in cui un intero paese passa da una moneta ad un’altra, usa la nuova moneta (nel nostro caso la lira) sia per i suoi risparmi che per contabilizzare i suoi debiti. L’intero paese deve richiedere la nuova moneta, e così anche gli altri stati e tutti i soggetti privati che hanno un rapporto con la nostra economia. In questo modo la nuova moneta si rivaluta, anche perché l’euro (a causa della decisione italiana) si deprezzerebbe sempre di più. Come non comprendere che una nuova moneta sarebbe dunque rivalutata e non svalutata?”.

E poi? A parte il ritorno alla lira e una campagna di informazione, cosa propone il Presidente del Consiglio Barnard?
Oltre l’informazione? Il dramma è proprio l’informazione. È come se ci fosse stato raccontato che viviamo nell’eterna oscurità perché la terra è piatta. Tutti stanno cercando di convincerci che quello che stiamo vivendo è inevitabile, che il debito pubblico è una sciagura, che uno Stato va gestito come se fosse una famiglia… Così la gente accetta ogni sacrificio come se questo fosse inevitabile, ma non è così: la terra non è piatta. Non ci vuole tanto a far capire come stanno le cose. Gli italiani devono comprendere che un’alternativa è possibile, serve una rivolta dell’opinione pubblica”.

Lei è in Sardegna per incontrare a Nuoro un gruppo di imprenditori. Che cosa dirà loro?
Che è come se fossimo tutti a bordo di una galera romana, tutti remiamo e tutti assieme stiamo affondando. Il conflitto vero non può essere quello che vede contrapposti lavoratori e imprese: in una logica keynesiana, l’interesse è di tutti, è comune. Dobbiamo veramente riportare il paese all’economia reale. Il denaro è solo un codice, ma noi lo abbiamo elevato a unico valore. La ricchezza vera, ciò che un paese produce veramente, sembra non contare più niente”.

Barnard, le devo dire una cosa: non è vero che sono diventato Presidente della Repubblica. Però voglio farle un’altra domanda. Lo spread è tornato ai livelli di otto mesi fa, l’euro è di nuovo in bilico: cosa succederà adesso?
Non ci sarà il default così tanto temuto, l’euro non morirà. Si troverà il modo per far diventare la Banca Centrale Europea finanziatore di ultima istanza del sistema euro, anche se questo non è previsto dal trattato di Maastricht. Chi  interessato a speculare ha bisogno dell’esistenza dell’Eurozona per continuare a spolpare l’economia del continente”.

Ma c’è un modo per salvare capra e cavoli? Per non rinunciare all’euro e per salvare la baracca?
Tecnicamente sì, e sarebbe l’istituzione degli Stati Uniti d’Europa. Ma temo che in un caso come questo si genererebbero quelle dinamiche che oggi vediamo in Gran Bretagna, e la situazione di estrema difficoltà dell’economia resterebbe tutta”.

 

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Posted in: Politica