Ci scrive un dipendente Energit: “Ecco come una società sarda di belle speranze e ceduta ad una multinazionale, è stata snaturata ed ora sta morendo”

Posted on 5 agosto 2012

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Ricevo da un dipendente Energit questa testimonianza. Altro che pensare alla crescita, qui dobbiamo salvare tutti i posti di lavoro possibili. Mercoledì 8 ci sarà un nuovo incontro alla Regione e i dipendenti della società effettueranno un presidio in viale Trento. Forza ragazzi!

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“….il Consiglio di Amministrazione di Energit ha ritenuto non più economicamente sostenibile la prosecuzione dell’attività di impresa e ha quindi convocato l’Assemblea dei Soci affinché adotti le delibere più opportune di scioglimento anticipato e messa in liquidazione della società…”. In buona sostanza tutti a casa entro l’anno.

Energit è una società attiva nel mercato libero dell’energia elettrica, fondata a Cagliari nel 2000 come multiutility e che conta attualmente 63 dipendenti. Nel 2006 la società è stata rilevata dal gruppo Alpiq (allora Atel), importante multinazionale energetica con sede in Svizzera. La nuova proprietà si presentò con un ambizioso piano industriale che prometteva una crescita esponenziale in termini di numero clienti, energia erogata e fatturato. Presupposti essenziali per il perseguimento di tali obiettivi erano la specializzazione sul solo mercato dell’energia elettrica, l’insediamento di un nuovo management e lo sviluppo di nuove sinergie con il resto del gruppo Alpiq.

La specializzazione venne rapidamente raggiunta, attraverso la cessione del ramo di azienda legato al business delle TLC e l’abbandono di tutte le attività della filiera al di la della vendita pura e dell’assistenza al cliente.

La centrale elettrica di Biella, controllata da Energit, venne assorbita da una società del gruppo attiva nella produzione, e le attività di trading e dispacciamento  vennero passate in capo ad Alpiq Energia Italia, principale società del gruppo in Italia, tutto ciò a spese della ricchezza professionale di Energit.

Anche le “sinergie” all’interno del gruppo si svilupparono velocemente attraverso la firma di alcuni accordi intercompany, tra Alpiq Energia Italia e Energit, per l’erogazione da parte della casa madre di una serie di servizi, a partire dalla fornitura all’ingrosso dell’energia elettrica, a prezzi non sicuramente di favore, e troppo spesso totalmente sbilanciati verso il fornitore dal punto di vista delle manleve, delle responsabilità e dell’operatività stessa che spesso rimaneva comunque in capo a Energit.

A fronte degli ambiziosi budget presentati ogni anno, e mai raggiunti, nessun nuovo investimento veniva programmato, non un singolo euro da destinare alla comunicazione, alla promozione del marchio e allo sviluppo della rete di vendita, al fine di affrontare un mercato sempre più competitivo. Anzi la strategia della casa madre era quella di limitare il più possibile qualsiasi rischio.

Questa politica nel concreto si traduceva in scelte strategiche spesso incomprensibili, come quella di non entrare nel mercato del gas, andando contro alle strategie di tutte le restanti società attive nel mercato o come i vincoli imposti ai nostri venditori sulla taglia massima dei clienti da contrattualizzare, sulla solvibilità passata… O ancora come l’avversione verso i clienti domestici… quasi potessimo permetterci di scegliere noi la clientela da contrattualizzare, in un mercato, quello del Retail (piccole partite Iva e clienti domestici), in cui la nostra percentuale di penetrazione è prossima allo zero e il nostro marchio era ed è tuttora sconosciuto ai più.

Di anno in anno la nostra base clienti è stata erosa dalla concorrenza e, con il sopraggiungere della crisi, i nostri crediti sono cresciuti a dismisura, tanto da portarci alla disastrosa situazione attuale.

Parallelamente però Alpiq Energia Italia si è garantita i margini sicuri sulla fornitura dell’energia elettrica e su tutti servizi a noi erogati.

Quando infine la proprietà ha fiutato il tracollo imminente, ha deciso di fuggire mettendo in vendita l’intera società, come nella più classica delle storie sarde. Anche qui ha fallito e oggi ci ritroviamo a domandarci se questa storia è solo frutto dell’incompetenza e della miopia di alcuni oppure era stata già da tempo programmata…

Qualcuno tenta di raccontarci che le cose vanno così perché in un periodo di crisi la casa madre vuole tagliare gli asset non produttivi, ma se la nostra società è ascritta a questa categoria, non è certo perché siamo incompetenti, improduttivi o semplicemente sfortunati.

Alla data di oggi restano 64 giorni prima della conclusione della procedura di negoziazione, scaduti i quali partiranno le lettere di licenziamento. Noi siamo consapevoli del nostro valore professionale, siamo consapevoli che la nostra società può essere competitiva, se si pone in campo una giusta strategia d’impresa, in un’ottica di rilancio e di crescita.

Auspichiamo che si facciano avanti nuovi soggetti imprenditoriali che vogliano garantire continuità alla nostra azienda, che ci presentino nuove sfide da affrontare, nuovi obiettivi da raggiungere.

Non vogliamo né assistenza né pacche sulle spalle, vogliamo solo riprenderci ciò che hanno tentato di toglierci, l’entusiasmo e la dedizione nello svolgere il nostro lavoro, che ci hanno permesso di costruire in questi anni una realtà aziendale unica nel nostro territorio.

Un dipendente Energit

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Posted in: Sardegna