“Quella volta che Falcone venne a Cagliari. E poi la droga, Andreotti, i sequestri di persona, i poveri diavoli di Is Mirrionis”. Gli straordinari libri del commissario Gianni Pesce

Posted on 5 agosto 2012

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Ci sono scrittori mediocri che cercano a lungo di inventare un personaggio credibile per i loro noir da quattro soldi e spacciano per vere vicende inverosimili. Poi ci sono uomini straordinari che hanno fatto della giustizia la loro missione di vita e che hanno deciso di mettere nero su bianco i ricordi delle loro imprese più straordinarie, incredibili e dolorose, nascondendole appena dietro il velo di una scrittura letteraria. I nomi dei primi sono tristemente noti alle cronache letterarie, della esigua schiera dei secondi io ho avuto la fortuna di incontrare Gianni Pesce, il leggendario poliziotto a capo del commissariato cagliaritano di San Michele e Sant’Avendrace dal 1969 al 1988.

Siete stupiti? Anch’io. Incontri del genere non possono che essere casuali. E così, dopo aver ricevuto una mail dal figlio Carlo ed essere riuscito a scambiare quattro chiacchiere con il nostro autore (un uomo grande e grosso, come si conviene ad un ex nazionale di baseball quale è stato), mi sono ritrovato in mano quattro libri, uno più incredibile dell’altro, nei quali il commissario (nato a Roma e ora in pensione, dopo aver chiuso la sua carriera ad Alghero nel 1994) racconta le sue memorie, appena travisate dietro un alter ego che di diverso ha solo il cognome: Gianni Mari.

Forse solo Sergio Atzeni (ma con altro intento, e dunque con altro linguaggio) aveva finora raccontato con tanta nitidezza la vita nelle periferie cagliaritane negli anni ’70. Storie di miseria che diventa delinquenza, di disperazione, storie di droga. Quale flagello fosse l’eroina in quegli anni in molti forse se lo sono già dimenticato: Gianni Pesce no.

Ma il commissario ci mette anche del suo, e cioè racconta con una scrittura asciutta e coinvolgente (i libri me li sono letti in pochi giorni uno dopo l’atro), i retroscena clamorosi di alcuni dei più importanti fatti di cronaca giudiziaria cagliaritana che gli over 50 non avranno difficoltà a ricordare, nonostante l’autore cerchi di sviare le indagini (sarebbe il caso di dire) mutando nomi e piccole circostanze.

Accorgimenti inutili: per chi sa leggere gli indizi che Gianni Pesce lascia disseminati qua e là nella sua scrittura, l’esito è devastante. E non so in quanti in piazza Repubblica e dintorni saranno contenti di questi libri di memorie. Che infatti circolano da qualche anno e di cui però nessuno ha mai parlato. Perché fanno male, proprio come la verità.

Volete sapere che fine facevano i soldi dei sequestri di persona? Volete conoscere le logiche tutte interne sia alla polizia che alla magistratura cittadine? Volete ritornare in quel clima duro degli anni ’70 a Cagliari? Leggetevi allora “Giusto ed ingiusto”, storie di un commissariato di periferia osteggiato perché efficiente, ed efficiente perché composto da uomini fuori dal comune guidati con passione e senso della giustizia. Perché Pesce ancora oggi è ricordato in città come un poliziotto coraggioso, capace di resistere alla pressioni e con un grande senso di umanità nei confronti dei più deboli.

Poi c’è la droga. Un fiume che invase la città e che fece ancor più ricchi i ricchi, esponenti del mondo delle professioni (dei veri e propri insospettabili), che si quotavano per far arrivare in città partite di eroina purissima. In “Thai connection” il commissario Mari è così impegnato in una incredibile missione in Thailandia, dove solo la sua formazione militare gli consentirà di evitare l’incontro con la “comare secca”.

Ma il libro regala anche ulteriori squarci della criminalità cittadina degli anni ’70: omicidi, piccoli furti, ragazze costrette a prostituirsi, e l’emergere della violenza politica, con l’impressionante racconto della serata di fronte al Teatro Massimo, quando, in concomitanza con il concerto della Pfm, organizzatissimi gruppi dell’estrema sinistra scatenarono una vera e propria guerriglia urbana (alla fine furono 72 i lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine, e 42 i feriti, equamente ripartiti tra le due parti).

Mettiamola così: i soliti scrittori di noir inventano una storia traballante e la alimentano di episodi veri. Nei libri di Pesce, invece, tutto è terribilmente vero.

Perché un uomo che ha rischiato la vita tante volte ora si mette nuovamente in gioco, raccontando semplicemente la verità? Perché forse non tutto è stato detto, e Gianni Pesce vuole chiudere i conti col passato.

In “Radici e potere” da una banale indagine su di una patente concessa dalla Motorizzazione di Cagliari ad una non vedente, il commissario Mari arriva a Roma e tocca con mano il potente sistema di potere andreottiano. Sì, avete capito bene. Pesce non ha paura di svelare le segrete trame che per decenni hanno tenuto insieme il paese, in un intrico di corruzione, opportunismi politici, miserie umane e atti di coraggio.

E poi c’è la mafia. Il libro “Radici e sangue” è sicuramente il più sconcertante e commovente dei quattro, e racconta come da una banale inchiesta nata a Cagliari nel 1983 il commissario Mari si trovi nel gruppo che a Palermo combatte Cosa Nostra senza esclusione di colpi. A parte quello del protagonista, in questo libro tutti i nomi e le circostanze sono vere. E lasciano senza parole.

Tutto parte per caso. Il nostro commissario capisce che un mafioso arrestato a Cagliari potrebbe iniziare a parlare. Prima ancora di Tommaso Buscetta, e prima ancora della nascita di una legislazione in grado di proteggere i collaboratori di giustizia, il mafioso racconta come è organizzata Cosa Nostra, quali sono i suoi capi e i suoi riferimenti politici nazionali. Notizie impressionanti, all’epoca sconosciute agli stessi inquirenti, che lasciano sgomento Mari.

Grazie all’intermediazione del procuratore Villasanta, il nostro commissario arriva a Palermo per mettersi in contatto con Giovanni Falcone. La casa del giudice è praticamente un bunker stracolmo di carte e faldoni. In Sicilia Mari lavora insieme al fidatissimo collaboratore di Falcone, Ninni Cassarà: un uomo straordinario, che subito capirà i rischi dell’inchiesta. Perché dal filone sardo arriveranno preziosissime indicazioni che, grazie anche all’azione del capo dell’Ufficio Istruzione Rocco Chinnici, incastreranno nel famoso maxiprocesso a Cosa Nostra Nino e Ignazio Salvo, gli uomini di Andreotti in Sicilia.

Pesce ci rivela un episodio incredibile e fino ad oggi ancora sconosciuto: Giovanni Falcone arrivò effettivamente a Cagliari ad interrogare quello che fu di fatto il primo collaboratore di giustizia nella storia della mafia. E di quell’incontro nella sala riservata di un famosissimo ristorante il libro descrive particolari che ben restituiscono la straordinaria personalità del giudice, il suo modo di lavorare, la sua logica spesso incomprensibile anche agli stessi colleghi ma sempre guidata dalla necessità di difendersi sia da Cosa Nostra che dalla politica che proteggeva Cosa Nostra.

“Radici e sangue” è qualcosa di più di un racconto ben scritto: è una testimonianza civile, una fotografia nitidissima di un periodo storico drammatico per il nostro paese che Pesce ha vissuto da protagonista a fianco di uomini che hanno pagato con la vita il loro attaccamento alle istituzioni e alla legge.

I nomi riportati nel libro sono tutti veri. Come quello del procuratore arrivato in Sardegna e colluso con Cosa Nostra, o del maresciallo che ha tradito Cassarà. Il giovane vicequestore di Palermo morì ucciso in un agguato, e la stessa fine fecero Giovanni Falcone, Rocco Chinnici, Beppe Montana, Emanuele Basile e Mario D’Aleo. Solo Mari si è salvato dalla vendetta di Cosa Nostra. E ora il suo alter ego ci racconta quella storia. Imperdibile.

Vi ho incuriosito? I libri di Gianni Pesce li trovate a Cagliari alla libreria “Piazza Repubblica Libri”. E dove sennò?

 

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Posted in: Cagliari, Sardegna