Case ai Rom: l’Unione Sarda fomenta il razzismo ma il sindaco Zedda e la Caritas stanno gestendo la comunicazione come peggio non si può

Posted on 13 agosto 2012

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Che sulla vicenda delle case ai rom l’Unione Sarda stia soffiando sul fuoco e fomenti più o meno consapevolmente il razzismo abbiamo già detto. Ma bisogna ascoltare anche le considerazioni di don Carlo Follesa, che sull’Unione di oggi afferma che “il Comune così fa razzismo al contrario, perché i rom da emarginati ora sono diventati privilegiati”.

È chiaro che il sacerdote ci sta dicendo che questa è l’idea che frulla nella testa dei tanti cagliaritani che si trovano senza casa e in gravi difficoltà economiche, e che aprendo il giornale leggono di “ville agli zingari”. Ed era anche prevedibile che questo avvenisse. Ma cosa ha fatto il Comune per evitare che in tanti in città pensassero che i rom stavano andando ad abitare in case di lusso e che per loro l’amministrazione aveva un trattamento che non riserva ai cagliaritani? Niente.

In questa incresciosa vicenda anche il sindaco Massimo Zedda e la Caritas hanno dunque la loro discreta dose di responsabilità. Perché avrebbero dovuto gestire la comunicazione in maniera totalmente diversa, per esempio spiegando ai cagliaritani tutti i contorni e i particolari dell’operazione prima di attuarla.

Invece Zedda ha voluto tenere su tutta la questione rom un profilo basso, e ha sbagliato. Perché se avesse convocato una conferenza stampa insieme a don Marco Lai e all’assessore De Francisci (magari il giorno della seduta straordinaria del Consiglio comunale) e avesse spiegato per filo e per segno davanti all’opinione pubblica i dettagli di questa operazione, ci saremmo probabilmente evitati questo rigurgito di razzismo e i tanti fraintendimenti (anche di gente perbene) che non riesce a capire quale sia la logica che le istituzioni stanno utilizzando per affrontare lo sgombero del campo sulla 554 e la risistemazione dei suoi occupanti.

Invece Zedda ha taciuto e continua a tacere: un errore madornale. Non può giocare in difesa una partita del genere, ignorando che certi messaggi distorti comunque passano. Serve chiarezza e serve una parola autorevole da parte delle istituzioni. Errori come questo alla lunga si pagano: quando si evita di spiegare bene qual è la linea politica di una amministrazione, non si può poi accusare la gente di non avere capito, di avere frainteso o, peggio, di essere tutti razzisti.

Purtroppo sulla vicenda dei rom l’amministrazione cagliaritana ha tenuto fin dal principio un atteggiamento quasi omertoso, come se volesse far passare sotto silenzio l’operazione che stava compiendo. Perché?

Eppure la logica è tanto chiara quanto lodevole, e la riassume bene il direttore di CagliariIpad Guido Garau in questo pezzo dal titolo “Ville ai rom, buona informazione e un’opposizione non all’altezza”. Tutto chiaro e lineare: ma perché lo deve dire un giornale on line mentre il primo cittadino tace?

Quando l’incendio scoppia non si può evitare di chiamare i pompieri solo perché il suono delle sirene richiama l’attenzione di tutti. E non si può contare solo sull’informazione indipendente, sui blog, su facebook, che riempiendo secchi e bicchieri affrontano il rogo come possono. Le persone di buona volontà stanno affrontando il mostro a mani nude e l’amministrazione cagliaritana e i partiti di centrosinistra invece stanno a guardare. Tutto ciò è intollerabile.

Contro questo incendio Zedda ha a disposizione un idrante e non lo vuole usare. Il sindaco è ancora in tempo per convocare una conferenza stampa e raccontare ai cittadini per filo e per segno quali sono state le ragioni che hanno condotto la sua amministrazione ad affrontare la questione dello smantellamento del campo nomadi. Deve dire chiaramente quale è stato il ruolo della Regione e quali sono le risorse impegnate. Deve rispondere a chi lo accusa di occuparsi dei rom e non dei cagliaritani. Gli argomenti non mancano: l’ultimo Plus destina ai servizi sociali in città la bellezza di quaranta milioni di euro, mentre il sostegno ai rom ne costa appena trecentomila!

Sulla questione della case ai rom il sindaco Zedda ci deve mettere la faccia, una volta per tutte. E deve reagire agli attacchi. E invece tace. Anche oggi, colpevolmente. E questo non è banalmente un problema di comunicazione (perché il sindaco è sempre ottimamente consigliato), ma un problema politico. In ultima analisi, di democrazia.

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