Il giornalismo con i paraocchi: ecco come l’Unione Sarda sta perdendo l’egemonia dell’informazione a Cagliari

Posted on 18 agosto 2012

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Se ce ne fosse stato ancora bisogno, la vicenda delle “ville ai rom” sta dimostrando per l’ennesima volta quanto l’Unione Sarda sia un giornale incapace di parlare ai giovani e alle classi dirigenti di Cagliari. Alla parte più dinamica della città insomma, che ormai si affida solo ad internet per avere notizie e spunti di analisi della realtà in cui vive.

Tutto il dibattito e il confronto sulle idee oggi si svolge su internet e l’Unione Sarda è clamorosamente fuori da questo gioco. E sapete perché? Perché non ne accetta le regole, che sono poche e chiare: tutti parlano di tutti, l’informazione viaggia velocemente ed è soggetta al commento dei lettori, non esistono rendite di posizione, e bisogna essere pronti al complimento come alla critica più feroce. I giornalisti oggi devono essere in grado di mettersi in gioco, e non su di un piedistallo.

Provate a dirlo ad un Roberto Casu qualunque, che ha scritto mercoledì un editoriale rabbioso e incomprensibile. Con chi ce l’aveva? Con chi sbraitava? E chi lo sa… Qualcuno di voi lo ha capito con assoluta certezza? Ma all’Unione sono così: usano il linguaggio delle allusioni (perché è quello del potere: di chi lo esercita e di chi lo subisce) e pensano che basti non nominare una persona per farla scomparire dalla faccia della terra, o che basti nascondere una notizia per far credere a tutti che quel fatto non sia mai avvenuto. Mischini.

Oggi per fortuna questo gioco non funziona più. Perché c’è internet che ha cambiato radicalmente il modo di rapportarsi all’informazione per un numero sempre più crescente di persone. Internet pretende chiarezza, e l’Unione Sarda non ce l’ha. Così come non ha gli strumenti culturali per affrontare le sfide dell’informazione di oggi. E infatti è un giornale che ha il monopolio in provincia ma che in città ormai viene acquistato solo dai pensionati e da una fascia di lettori poco scolarizzata. Niente di male, per carità. Ma resta un mistero il motivo per cui esimi colleghi si atteggiano a firme del Sole 24 Ore o del Financial Times quando fanno pezzi da Cronaca Vera o Novella 2000 (e infatti vengono irrisi sul web in tempo reale da migliaia di persone).

Il dibattito oggi si sviluppa facendo rimbalzare notizie, commenti e argomenti da un blog all’altro, da un profilo di facebook ad un altro, senza barriere. Io infatti parlo senza problemi di ciò che scrive Roberto Casu, ma lui non può parlare di ciò che scrivo io. Forse così immagina di essere più potente e importante di me, ma la verità è che è soltanto meno libero e soprattutto meno letto del sottoscritto.

Peccato che nel giornalismo l’unica cosa che conti veramente è quanta gente ti legge, quanta gente fa circolare le tue idee. E a Cagliari nessuno si fa un’opinione seria su di un argomento leggendo l’Unione Sarda, tantomeno leggendo Roberto Casu. Nessuno. Ecco perché il giornale sta perdendo l’egemonia dell’informazione in città. Perché ha smesso di confrontarsi con la realtà e perché non vuole mettersi in discussione: mai. E perché pretende di battere i suoi avversari senza nemmeno nominarli. Io invece quelli come Roberto Casu li nomino quando e come mi pare. E se voglio nomino anche Sergio Zuncheddu, che da editore è il vero responsabile del declino del suo giornale.

Certo, mi rendo conto che affermare che “i giornali migliori sono quelli con i giornalisti migliori, non con quelli con i giornalisti meglio pagati” possa dar fastidio a tanti colleghi che pensano di valere tutti i soldi che qualche editore scadente e con le idee assai confuse corrisponde loro a fine mese, ma è proprio per questo che lo ripeto: i giornali migliori sono quelli con i giornalisti migliori, non con quelli con i giornalisti meglio pagati. E Casu (pagato da anni come un consigliere regionale) con il pezzo sui rom ha mostrato tutte le sue straordinarie qualità: un editoriale del genere, con argomenti così stringenti legati da una prosa così lontana dai luoghi comuni del giornalismo e sostenuta da convinzioni deontologiche così salde, io non riuscirò mai a scriverlo. E meno male.

Per tutto il resto c’è l’Ordine dei Giornalisti. Il nostro segretario nazionale Giancarlo Ghirra lo ha detto chiaramente in una intervista resa a Casteddu on Line: “Ho letto titoli in prima pagina sul quotidiano l’Unione Sarda palesemente razzisti contrari ad ogni etica del giornalismo e non corrispondenti alla realtà. Un fatto molto grave”. A questo punto, davanti a una presa di posizione tanto netta quanto autorevole, il nostro Ordine regionale avvierà un procedimento disciplinare contro l’autore di quei titoli o preferirà far finta di niente? Si accettano scommesse.

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