La vera storia della Carbosulcis raccontata dai giornali in tempi non sospetti. E che non piace per niente ai minatori in lotta…

Posted on 28 agosto 2012

42


“Da anni la Carbosulcis è solo un carrozzone. Così come sta adesso, pare davvero condannata”. La Nuova Sardegna lo ha scritto molto chiaramente in tempi non sospetti in un articolo dal titolo “Carbosulcis, i perché di una lenta agonia”, uscito lo scorso 18 giugno e firmato da Umberto Aime.

Leggetelo, perché capirete meglio i motivi della crisi che è scoppiata in questi giorni e le responsabilità che stanno dietro a questo disastro. Lottizzazioni politiche, incapacità diffuse, e soprattutto un progetto di difficile attuazione perché costosissimo.

Infatti, cosa chiedono i minatori? Che il Governo e l’Unione Europea finanzino la realizzazione di una nuova centrale elettrica in grado di utilizzare il carbone Sulcis e di stoccare sottoterra l’anidride carbonica prodotta dalla centrale, insieme alle relative ceneri (oggi raccolte a cielo aperto). Costo dell’operazione: la bellezza di un miliardo e mezzo di euro! Che dovrebbero arrivare dall’Ue e dallo Stato, in quanto il progetto sarebbe ritenuto all’avanguardia, e quindi meritevole di sostegno pubblico.

Attenzione: a breve l’Ue approverà in tutto appena sei progetti da finanziare. Uno dovrebbe spettare all’Italia, ma l’Enel (che è l’unico acquirente del carbone sardo) non punta sul Sulcis bensì sul rigassificatore di Porto Tolle. I limiti economici del progetto isolano sono infatti evidenti da tempo, visto che già oggi la centrale Enel di Portovesme preferisce approvvigionarsi con materia prima proveniente dalla Cina, e che costa 35 auro a tonnellata contro gli 84 del carbone sardo. Che infatti giace inutilizzato.

I minatori si sono così asserragliati nelle gallerie perché il prossimo 31 agosto è prevista a Roma una riunione decisiva sul futuro del loro progetto, e le avvisaglie giunte in queste settimane sono state pessime.

Le prime due versioni del piano sono state bocciate dall’Ue che a fine luglio, prima di pronunciarsi sulla terza versione di un progetto opportunamente modificato (con un maggiore rilievo alla ricerca e all’innovazione) ha comunque mandato in via preliminare le sue critiche. Quali sono? Soprattutto una.

«L’Unione Europea contesta il metodo di accantonamento degli incentivi, cioè il prelievo con un’aliquota nelle bollette elettriche dei cittadini – ha spiegato all’Unione Sarda dello scorso 1° agosto Mario Porcu, presidente della Sotacarbo, la società che ha curato il progetto – e sostiene che il Cip 6 possa falsare la libera circolazione dell’energia, andando ad incidere anche sul costo dell’energia in arrivo dall’estero. Questa obiezione è stata sollevata solo al nostro progetto: il Cip 6 vale in Italia 9 miliardi, il nostro progetto inciderebbe per 200 milioni in 8 anni».

Ma c’è di più, e basta dare uno sguardo alla rassegna stampa per capirlo (gli articoli li trovate anche sul blog “Sulcis che lavora”).

Secondo l’Unione Sarda, in un incontro informale tenutosi a Roma lo scorso 27 luglio, il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti, salutando la delegazione sindacale dopo il vertice ministeriale su Eurallumina, ha detto che il progetto Carbosulcis è troppo costoso e che il Governo Monti lo avrebbe bocciato.

Ancora più brutale la ricostruzione della Nuova Sardegna, secondo cui (in un articolo uscito lo scorso 29 luglio e dal titolo “Il governo farà cadere il progetto Carbosulcis”) le risorse a disposizione sono poche e che il governo nazionale non può impegnarsi sia per l’Alcoa che per la Carbosulcis.

Certo, se la politica sarda negli anni scorsi avesse fatto la sua parte, forse oggi la situazione sarebbe stata diversa. Se per esempio la Carbosulcis fosse già stata privatizzata probabilmente oggi sarebbe un’azienda sana. Invece la vendita ai privati è slittata per ben due volte. Ora però non ci sarà una ulteriore proroga, per cui entro dicembre (cioè fra quattro mesi) la Carbosulcis dovrà passare ai privati. Ma chi se la compra una società così?

Se anziché lottizzare la Carbosulcis a tutto spiano la politica sarda negli anni scorsi avesse fatto il suo dovere, forse per i minatori che oggi protestano ci sarebbe stato un futuro diverso.

Se la politica sarda avesse fatto il suo dovere, costringendo il governo nazionale a salvare l’Alcoa prima che la crisi della Carbosulcis degenerasse, forse la situazione sarebbe stata diversa e il governo Monti oggi non potrebbe affermare che non ci sono le risorse per salvare sia il carbone che l’alluminio.

Se la politica sarda avesse fatto il suo dovere, forse si sarebbe trovata una soluzione diversa per i 500 dipendenti della Carbosulcis e magari si sarebbe trovato anche un piano b o c. Invece adesso quali sono le alternative reali nel caso in cui il governo dovesse bocciare il progetto integrato centrale-stoccaggio?

La politica sarda in questi anni ha lottizzato tutto il lottizzabile in maniera vergognosa. Quanto il presidente della Regione Ugo Cappellacci tenesse alla Carbosulcis e ai suoi progetti di rilancio lo si è visto appena qualche mese fa, quando scelse come amministratore un ragazzino senz’arte ma sicuramente di parte. Il caso Lorefice ce lo ricordiamo tutti, o no?

Sempre la Nuova Sardegna qualche mese fa ha raccontato della furiosa lotta per il controllo del sindacato all’interno dell’azienda. Articoli che non sono piaciuti ai lavoratori in lotta, che ieri hanno incredibilmente bloccato i cronisti del quotidiano sassarese. La cronaca di quanto è successo è a pagina 3 del giornale di oggi.

“La tensione può giocare anche brutti scherzi. Alla Nuova Sardegna da una parte della Rsu è stato impedito a più riprese di entrare nel recinto della miniera e di incontrare i minatori in superficie. L’accusa ai cronisti è stata quella di aver riportato anche le notizie sconvenienti, quelle sui ritardi del progetto, sulle inchieste giudiziarie, sulle tensioni dentro e fuori gli organismi sindacali. Una accusa incomprensibile e inaccettabile e un tentativo di censura naturalmente subito respinto”.

Combattere per il proprio posto di lavoro è più che legittimo. Ma non si può accettare che l’informazione vada bene solo quando racconta la realtà a senso unico. Quella della Carbosulcis è una storia incredibile, non priva di contraddizioni profonde. Pretendere che qualcuno faccia finta di non vederle è inaccettabile.

Annunci
Posted in: Politica, Sardegna