Ecco come il sindaco Zedda può salvare il Cagliari e Cellino: offrendo ai rossoblù lo stadio Sant’Elia. Si può fare, si può fare!

Posted on 29 agosto 2012

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Si sono trovati il sindaco di Quartu e il presidente del Cagliari: uno più irresponsabile dell’altro.

Mauro Contini ha creduto che si potesse trasformare in quattro e quattr’otto un campetto di periferia in uno stadio da serie A. Massimo Cellino ha pensato che ancora una volta lo straordinario potere mediatico che gli deriva dall’essere il proprietario di una squadra di calcio tra le più seguite in Italia, gli avrebbe spianato ogni strada. Entrambi contro ogni norma e contro ogni buonsenso. Ma stavolta sta andando male a tutt’e due.

Attorno a loro, una opinione pubblica anestetizzata da giornali e tv che hanno abdicato al loro ruolo primario, che è quello di trovare le notizie e non di amplificare servilmente la voce del potere. Bastava andare ad Is Arenas per rendersi conto della follia dell’operazione, e che mai nessuna autorità avrebbe autorizzato lo svolgimento della partita di domenica sera. Secondo me non ci voleva molto a capirlo. E infatti io sono contento di averlo scritto.

Ma qui ci sono giornalisti che credono più a Cellino che non al questore di Cagliari, Savina. Che pure sull’Unione Sarda aveva detto chiaramente dieci giorni fa che l’impianto di Is Arenas non era a norma. Ma nessuno gli ha voluto credere, perché qualche ora dopo il presidente del Cagliari, con tutta la sua straordinaria e incontestabile autorevolezza, aveva detto: “Lo stadio è in regola”. Certo, come no?

E poi basta con questa stupidaggine che altri stadi in Italia sono costruiti in pieno centro urbano! Sono impianti di vecchia concezione. Il Cagliari invece poteva disporre di uno stadio straordinario dal punto di vista della sicurezza, ed è chiaro che a quello standard bisognava fare riferimento nel caso in cui si fosse voluta realizzare un’altra struttura, alternativa al Sant’Elia. L’impianto di Is Arenas è invece un ritorno al passato inaccettabile per chi, come le forze dell’ordine, ogni domenica è costretta a passarsela lontano da casa per colpa di quattro scalmanati, a cui peraltro da anni Cellino liscia continuamente il pelo.

Per chi non lo avesse ancora capito, lo stadio di Is Arenas presenta delle criticità serissime. Avete letto la relazione sull’impianto preparata del Comune di Quartu? Scaricatevela: io ora vi propongo solo le conclusioni:

“Appare evidente che le criticità precedentemente già illustrate potrebbero rendere difficoltosa l’iniziativa ma sicuramente, alla luce delle considerazioni formulate, l’intervento si presenta come un opportunità unica per il Comune di Quartu Sant’Elena e per i suoi cittadini, con un ritorno di immagine a livello nazionale irripetibile”.

“Criticità che potrebbero rendere difficoltosa l’iniziativa”: anche il Comune sapeva che si trattava di un azzardo. E io temo che non basteranno poche settimane per consentire al Cagliari di disputare in questa struttura le sue partite. Peraltro, resterei veramente stupito se la Prefettura e il Comitato provinciale di Vigilanza accettassero la proposta del Cagliari di disputare la partita di domenica sera contro l’Atalanta a porte chiuse.

A Is Arenas il concetto di “porte chiuse” non è ancora applicabile. Perché non mi risulta che la struttura sia ancora circondata da quel muro altro tre metri e 30, previsto dalla legge Pisanu. Per intenderci, la Questura dovrebbe comunque impegnare decine di uomini per impedire ai tifosi di guardarsi la partita semplicemente stazionando in via Beethoven! E non voglio pensare al peggio: ora come ora, non è difficile che un oggetto contundente lanciato sempre da via Beethoven raggiunga il campo di gioco.

Questa volta Cellino si è messo da solo in un vicolo cieco. La soluzione però c’è, ed è dietro l’angolo. Si chiama Sant’Elia.

Potendo umilmente dare un consiglio al sindaco Zedda, lo inviterei a prendersi a questo punto una bella rivincita,  proponendo al Cagliari l’utilizzo dello stadio, anche ad un prezzo simbolico. I tanto contestati lavori di consolidamento del Sant’Elia sono terminati. La tribuna centrale è agibile può contenere la bellezza di dodicimila spettatori. Il campo è in perfette condizioni. Altro che Trieste: se Cellino vuole salvare la stagione, deve tornare al Sant’Elia. E il sindaco può toglierlo dall’impaccio, facendo il bel gesto di proporgli l’impianto anche per gare singole, dimenticando che il Cagliari deve ancora una caterva di soldi al Comune per l’utilizzo degli anni scorsi.

È in questo momento che si vede chi ha veramente a cuore le sorti del Cagliari. Cellino non può trasformare una sconfitta in una disfatta, e Zedda non può credere che realmente il Cagliari possa abbandonare per sempre la città e il Sant’Elia. la squadra è un patrimonio di tutti. Mettendo da parte orgoglio e polemiche, la soluzione si trova. Anzi, è proprio lì davanti a tutti. Basta volerlo.

Post scriptum
Nella relazione del Comune di Quartu, lo stadio di Is Arenas viene definito “temporaneo”. Proprio così: “Un impianto temporaneo, smontabile e facilmente amovibile”. Vi ricorda qualcosa?

 

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