Poche frottole: se non manda a casa Cappellacci in tempi rapidi, anche il Pd è complice di questa crisi

Posted on 10 settembre 2012

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Le cose stanno così.

Alcoa. Come spiega bene La Nuova Sardegna, il massimo che si potrà strappare dall’incontro di oggi a Roma è l’apertura formale delle trattative per l’acquisto della fabbrica di Portovesme da parte dei gruppi Glencore e Kush. In ogni caso, lo stabilimento verrà chiuso entro l’anno e le trattative dureranno almeno sei mesi. Non solo: i due possibili acquirenti hanno fatto sapere che con loro la produzione verrà fortemente ridimensionata, con il conseguente esubero di una percentuale di lavoratori tra il trenta e in cinquanta per cento. Se anche la fabbrica si dovesse salvare, la metà degli operai rischierebbe comunque di essere licenziata. E comunque una volta fermata, la fabbrica potrebbe stare chiusa a lungo (il caso Eurallumina insegna).

Carbosulcis. La Regione ha promesso al governo che entro quattro settimane presenterà il nuovo progetto integrato, al posto di quelli già sostanzialmente bocciati dall’Unione Europea. Un mese di tempo per fare sostanzialmente quello che non è stato fatto per anni. Ci sono buone ragioni per ritenere che neanche il nuovo progetto andrà bene e che la miniera potrà restare aperta solo a costo di essere assolutamente in perdita (e a carico della Regione, che è proprietaria al cento per cento degli impianti di Nuraxi Figus).

Ottana. Lo scorso 3 agosto Leonardo Senni (responsabile del Dipartimento Energia del Ministero dello Sviluppo economico) aveva promesso nel corso di un incontro convocato a Roma con sindacati, Confindustria e imprenditori, che Terna avrebbe continuato a comprare energia dall’impianto di Ottana per tutto il 2012, e questo per dare modo ad Ottana energia di avere il tempo per poter riconvertire il proprio impianto. Smentendo clamorosamente l’impegno assunto dal governo, intorno al 20 agosto invece Terna ha interrotto l’acquisto di energia dalla centrale di Ottana, preferendo pagarla un prezzo doppio rispetto a quello offerto dalla centrale di Ottana. A Ottana l’energia serve per alimentare la fabbrica del pet, che però senza l’impegno di Terna non può continuare a produrre. Se entro pochi giorni dal governo non arriveranno segnali forti (cioè il rispetto dell’accordo del 3 agosto), ad Ottana verranno licenziate tra le 400 e le 500 persone.

Vinyls. Voi credete ancora alle manifestazioni di interesse per lo stabilimento condannato alla chiusura dall’Eni? Adesso è spuntato un gruppo brasiliano. Ma il finale è noto.

Questa è la situazione. Tragica. Il sistema industriale sul quale (bene o male) da quarant’anni si reggeva la Sardegna, sta collassando improvvisamente.

Il presidente Cappellacci e la sua giunta hanno responsabilità enormi. La loro inconsistenza politica e la fragilità della maggioranza che li sostiene hanno aggravato la situazione. Abbiamo il peggior presidente, sostenuto dalla peggior maggioranza, nel peggior momento di crisi degli ultimi decenni.

E allora perché il Pd e tutto il centrosinistra non si pongono come obiettivo quello di far cadere Cappellacci e di arrivare presto a nuove elezioni regionali? Vi sembra possibile che questo presidente e questa giunta (in questa situazione) debbano restare fino alla loro scadenza naturale, prevista nella primavera del 2014?

La sento già la risposta: le tante mozioni di sfiducia non hanno ribaltato i rapporti di forza. Ma il punto vero è che per salvare la sua classe dirigente, il centrosinistra non vuole accoppiare le elezioni regionali alle politiche del prossimo marzo. Perché il centrosinistra sardo non ha né una leadership né un programma, e attende che dal quadro nazionale arrivino indicazioni sul che fare.

È evidente che sulle alleanze neanche il Pd nazionale ha le idee troppo chiare, ma almeno in quel caso il limite delle elezioni di marzo impedisce a Bersani di tenere il partito in una situazione di stallo. In Sardegna invece il Pd è immobile, in attesa che gli eventi degenerino.

Ma la logica del tanto peggio tanto meglio può forse salvare i partiti ma non i sardi. Le vertenze aperte necessitano di una classe dirigente con le idee chiare e legittimata dal voto, non di Cappellacci e dei suoi improbabili assessori. Per questo penso che se il centrosinistra e il Pd in primis non si impegnano seriamente a far cadere l’attuale giunta di centrodestra e a portare i sardi alle urne in occasione delle prossime elezioni politiche, anche il Pd e il centrosinistra possono a buon diritti essere ritenuti pienamente responsabili dello sfascio a cui stiamo assistendo. Anche perché non si può criticare Cappellacci e contemporaneamente non fare nulla (ma proprio nulla) perché la sua fragilissima giunta cada.

E non può essere un alibi quello del rispetto della “volontà dei sardi” espressa dai recenti referendum, che qualcuno usa come clava per mantenere la situazione così com’è. Siamo in piena emergenza e serve in tempi rapidi un esecutivo capace e legittimata dal voto, in grado di confrontarsi con Roma e Bruxelles in maniera credibile. La Sardegna ha una possibilità se intanto va a casa Cappellacci, non se questa classe politica (con l’unico obiettivo di perpetuarsi) si riempie la bocca di Assemblea costituente e abolizione delle province. Queste cose si possono fare anche il prossimo anno, con un Consiglio regionale rinnovato e un nuovo presidente.

Con Cappellacci presidente la situazione può solo peggiorare. Ma il centrosinistra evidentemente non la pensa così.

 

 

 

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Posted in: Politica, Sardegna