Ci scrive Enrico Pau: “La Cagliari sognata non corrisponde a quella reale. E le scelte di Zedda dividono la cultura dalla politica”

Posted on 13 settembre 2012

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Vi ricordate Enrico Pau? Da regista, in piena campagna elettorale, ci regalò la fantastica clip “La città dei Floris”. Questa è la sua riflessione sul tema dei rapporti tra cultura e politica nella Cagliari governata dal sindaco Zedda, soprattutto dopo la delibera che distribuisce meno di 400 mila euro a 90 tra associazioni e gruppi di cultura e spettacolo.

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Quando sono in bicicletta e attraverso una pista ciclabile, provo l’ebbrezza di trovarmi nella città che ho sognato. Ma poi la pista ciclabile finisce e mi trovo di nuovo in mezzo al traffico. Ecco, il tema di questi giorni è “la città sognata, la città reale”.

È un tema spietato, nessuna poesia. I numeri non hanno poesia. Lo dimostrano le cifre dei finanziamenti alla cultura. Vedere gruppi storici cagliaritani, figure che hanno scritto la storia culturale di questa città relegate dentro la categoria a cui dovrebbero bastare duemila euro, ma anche quattromila, ma anche diecimila, fa male al cuore.

Fasce ABC, forse non c’è soluzione, forse è così, le manovre del governo ci hanno affamato è vero, ma fa male lo stesso. Assume un valore persino simbolico perché riguarda la cultura.

Un episodio ne sono sicuro, solo transitorio, dall’anno prossimo tutto cambierà ci saranno più risorse, più attenzione, ma ora a guardare quella classifica viene un dolore, a leggere quei nomi, quella confusione di generi, di stili, di attività, la fredda computazione matematica viene un po’ di malinconia, perché la città sognata era diversa. Ma forse non si può più sognare, anche i sogni costano. Nel fondo, a parte i simbolismi che forse lasciano il tempo che trovano, resta la sorpresa.

Sabato scorso ero, da ascoltatore, in mezzo al pubblico, al dibattito organizzato dal Partito Democratico sulla cultura, e non c’era nessuno del mondo culturale cittadino, di quelli che la cultura la fanno ogni giorno, quelli che questa città hanno contribuito a renderla più viva, più bella, più ricca, più europea. C’erano i politici, qualche sindacalista, persone degnissime e importanti per la città, però la sensazione che mi rimane, anche dopo la delibera, è che sia successo qualcosa che ci divide, senza ragione, noi, quelli che fanno la cultura ogni giorno e quelli che ci governano.

Questi ultimi, beati loro, hanno sempre una soluzione e, mi sembra, neanche un dubbio, vivono con entusiasmo la loro stagione di attenzione pubblica. Ho sentito un assessore su internet che diceva che il primo anno della giunta è stato fantastico. A pensarci bene è come se un attore uscisse dallo spettacolo e andasse a casa a scriversi la recensione: “Oggi sono stato bravissimo, dovete venire a vedermi, il mio è grande teatro!”.

La verità è che in questo primo anno, abbiamo visto cose molto importanti accadere, molti assessori e il sindaco si sono impegnati allo spasimo, è innegabile, atti che promettono bene per il futuro, una discontinuità di governo innegabile, che però non è continua, come le piste ciclabili che ogni tanto si interrompono. Ecco la metafora di questo primo anno.

La città sognata non corrisponde. I sogni forse erano diversi, mi ero immaginato orti urbani felici dovunque e cultura a “gogò”, nuovi spazi, anche non convenzionali, aperti al teatro, alla musica, alla danza, alle realtà più interessanti, quelle più europee della nostra città, e non sono poche.

Gli spazi, magari anche con meno soldi, ma con qualche idea in più, restano ancora una promessa, brillano come sempre, come negli anni passati, le platee per i grandi eventi, anch’essi necessari a dire il vero, questi non conoscono mai la crisi, e si nutrono di risorse ingenti e spesso dei sogni di tutti gli altri.

Enrico Pau

 

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