Ci scrive Marco Zurru: “L’intellettualità cagliaritana si sta allontanando da Zedda. Perché il centrosinistra risponde alle critiche con gli slogan”

Posted on 15 settembre 2012

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Marco Zurru è un sociologo e insegna all’Università di Cagliari. Questo suo intervento segue quello del regista Enrico Pau, sul rapporto tra la cultura, l’intellettualità cagliaritana e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Massimo Zedda.

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Si intitola “Il libro del riso e dell’oblio” e il suo autore è Milan Kundera. Sono passati tanti anni da quelle letture, ma difficilmente si dimentica una penna fantastica come quella di Kundera, quella incredibile capacità di restituire in poche pagine sedimentazioni decennali di gioie, aspettative tradite e sofferenze di un popolo intero e, dentro il popolo, di intimità uniche.

Il libro inizia raccontando l’ingegnosa e trucida macchina burocratica della “propaganda” dei regimi dell’ex Urss che, in presenza di personaggi di pubblico rilievo sgraditi all’élite politica, si ingegna per cancellarli dalla Storia: discorsi, presenze a comizi documentate fotograficamente, tessere di appartenenze, produzioni letterarie e politiche e così via. Tutto doveva dissolversi nella cancellazione, nel silenzio, nell’assenza, nella sicura, indiscutibile e certificata mai nata esistenza dell’infame di turno.

Il poveraccio in questione si chiamava Clementis e, dopo essere caduto in disgrazia, subì la triste sorte: di lui rimase, in una foto famosa, il personale colbacco in testa a un altro oratore la cui fortuna continuò a lungo. Tutto il resto della sua esistenza evaporò a seguito di una decisione politica.

Quel brano mi è tornato in mente leggendo la delusione di Elio Turno Arthemalle e le motivazioni sulle sue future intenzioni di voto:

“A tutte le prossime tornate elettorali voterò la formazione il cui programma citi meno di tutte le altre la cultura come settore strategico.
Francamente ne ho piene le scatole di tutti quelli che si accorgono di considerare il lavoro culturale trascurabile e parassitario solo dopo la loro elezione.
Preferisco qualcuno che se ne fotta dall’inizio, e mi spieghi su cosa invece vuole puntare. Si risparmierebbe tanto tempo”.

Me l’ha ricordato per un semplice e banale motivo, una festa cui ho partecipato personalmente: la sera del comizio di Zedda e Vendola in piazza del Carmine. Sul palco a presentare la serata, con un’indiscutibile presa di posizione politica in quel momento, c’era Arthemalle e, insieme a lui – nel percorso politico che portò al successo il sindaco cagliaritano – tanti operatori culturali che in questi ultimi mesi hanno acceso una luce di critica (quasi sempre costruttiva) verso l’operato della giunta di Massimo Zedda.

Questa amarezza, questo rifiutare quella che giustamente si ritiene poco più che un’elemosina (come ha scritto Francesco Origo), mi ha fatto pensare alla storia di Clementis ma al contrario…

Qui non c’è nessuna autorità politica che provvede alla cancellazione della indesiderata presenza; qui sono gli stessi protagonisti che pian pianino si stanno allontanando, cancellando: è una consapevole auto-epurazione.

Ci sono, evidentemente, enormi differenze tra quel mondo e la nostra contingenza cagliaritana; tra quel sistema politico e il nostro; tra lo slancio libertario di quegli intellettuali e le richieste dei nostri. Enormi differenze e distanze. Ma resta un dato: il potere politico rimane più solo, più distante da energie creative, critiche costruttive-distruttive-costruttive (direbbe Schumpeter) in ogni caso, a mio avviso, da energie indispensabili.

Questo mi sembra il dato importante: un gruppo consistente di intellettuali, operatori culturali e sociali, dopo aver gioito, pazientato, criticato, si sta allontanando. I motivi di questa distanza sono stati documentati grazie al vivace e serio lavoro del blogger che ci ospita e non ci voglio tornare in questo momento.

Vorrei solo soffermarmi sinteticamente su alcuni (tra i tanti) elementi chiamati a difesa dell’operato della giunta e usati come “arma” – mi si passi il termine – contro gli slanci critici.

Il primo argomento è quello banalmente proposto da secoli di storia politica: la contingenza avversa (c’è la crisi e le responsabilità non sono nostre; nostra solo la fatica e l’onere di affrontare i tagli economici e il gigantismo dei problemi urbani laddove gli altri – a destra – hanno chiosato in passato e, sicuramente, fallirebbero in questo frangente storico).

Il secondo argomento sposta la discussione sull’operato della macchina burocratica: la politica è presente ma le responsabilità dei ritardi sono dell’inettitudine, della poca pro-attività, puntualità e, al limite, dell’avversità di quello che si configura come un vero e proprio “ceto burocratico”.

Il terzo argomento è più ingenuo: abbiamo espresso una giunta di tecnici, giovani entusiasti ma inesperti della macchina comunale: tradotto in soldoni, ci vuole tempo per vedere i frutti del lavoro (il mio amico Soviet declina questa vicenda secondo i tempi dell’agricoltura e chiede di pazientare nell’attesa del sicuro momento della raccolta).

Il quarto argomento richiama quello dell’ignoranza: “Non avete esattamente presente cosa si è fatto in questi mesi, non sapete e dunque documentatevi; ci sono le 81 pagine del Report a portata di mano”. E così via.

Ora, possiamo continuare a lungo su questo sentiero elencando altri motivi portati a difesa dell’operato della giunta Zedda, le cui ragioni non sono evidentemente solo e strettamente di “ufficio”, ma alimentate dalla convinzione che si sta operando bene e che la strada intrapresa sia quella giusta, sia politicamente nel senso più ampio che si può dare al termine sia nelle relazioni con la macchina burocratica. Per alcuni ci vuole tempo, per altri il tempo sta per scadere e per altri ancora il tempo è già scaduto.

Quello che mi sembra importante in questa vicenda che la lettera di Enrico Pau richiama è che una fetta di entusiasti operatori intellettuali entusiasti non lo sono più e, al contrario, si stanno allontanando. Questo mi sembra un “fatto” ma anche un fatto con enormi rilievi simbolici. E su questo fatto, sulle sue possibili conseguenze, a mio avviso, la classe politica che governa Cagliari dovrebbe seriamente ragionare.

Marco Zurru

 

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