La cultura a Cagliari è un fallimento targato Sel. Che in città replica gli errori di Progetto Sardegna nel 2004…

Posted on 20 settembre 2012

166


I politici, anche i migliori, spesso senza volerlo fuggono dalla realtà. Perché i politici vivono sempre nel futuro. Quello della loro rielezione per i peggiori, quello in cui i loro progetti si realizzano per i migliori. Per questo per i politici presente e futuro spesso si confondono. Infatti, quando si chiede loro “Cos’avete fatto?” rispondono quasi sempre con un “Faremo…”. È difficile ancorare i politici, anche i migliori, al senso di realtà. Perché reputano “realtà” quello che c’è solo nella loro testa ma e che invece non esiste ancora. E che infatti nessuno, a parte loro, può vedere.

Dite quello che volete, ma oggi Cagliari non è una città che ha a cuore la cultura. E i fatti sono lì a dimostrarcelo. In quasi un anno e mezzo di attività, per questo settore la Giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Massimo Zedda non ha messo in campo né politiche innovative né risorse consistenti.

Quella discontinuità che si è apprezzata in altri ambiti della nuova amministrazione (pensiamo ai trasporti e alla mobilità) non si è avvertita in questo settore, dove invece è tangibile una regressione. La prima vera estate dell’era Zedda è stata la più povera di spettacoli e appuntamenti culturali degli ultimi venticinque anni. E non è stato un problema di risorse, ma di progettazione e di idee che l’amministrazione non ha avuto. Perché gli operatori non possono, tutti e tutti assieme, aver mostrato un’incapacità mai vista prima.

Quest’estate sono rimasti solo i cosiddetti “grandi eventi”, contro la cui logica una parte dell’intellettualità cittadina (quella che sta a sinistra e di cui ora qualcuno nega perfino l’esistenza, ma solo perché le voci contrarie danno sempre fastidio) per anni ha combattuto, a favore di una cultura veramente popolare, veramente per tutti e soprattutto in grado di uscire dalla logica dell’evento estivo commerciale per creare occasioni di incontro e di crescita durante tutto l’anno.

Dopo la chiusura dell’Anfiteatro, incalzato più dalla stampa che non dall’opinione pubblica, il sindaco Zedda ha invece deciso di spendere 600 mila euro del Piano Straordinario per il Lavoro per la realizzazione di una Arena Grandi Eventi a Sant’Elia. Un’opera la cui inutilità è dichiarata dalla stragrande maggioranza degli operatori, perfino quelli che da tanta benevolenza avrebbero dovuto trarre giovamento. Senza copertura l’arena non servirà a niente, ma con la copertura sarà uno spazio difficile da gestire se non a costo di notevoli investimenti. Quindi cosa succederà? La Giunta Zedda investirà ancora nei grandi eventi?

Un anno e mezzo è passato senza che l’amministrazione abbia dato una risposta che una ai bisogni reali del settore. Il Piano Comunale per la Cultura in realtà è soltanto un piano per scaricare sui privati i costi di gestione dei centri culturali comunali. Oggi scade la presentazione dei progetti, e quando verranno resi temo che ne vedremo delle belle.

Le decine di gruppi e associazioni che operano in città attendono invece ancora un segnale per quanto riguarda l’assegnazione di spazi. Non teatri o grandi strutture, ma più semplicemente stanze. Nulla ancora si vede all’orizzonte.

Sull’esiguità delle risorse assegnate per l’anno 2012 e sulla modalità di distribuzione molto si è detto, ma qualcosa merita di essere ulteriormente puntualizzato. La Giunta Zedda ha deciso di non decidere. Una contribuzione a pioggia di questo tipo non la si vedeva dai tempi dell’assessore Fozzi (metà anni ’80). Ma allora aveva un senso, perché tutte le realtà dovevano crescere. Oggi no: oggi dalla politica si attendono scelte credibili, puntuali e responsabili. In ambito culturale, questa amministrazione fino ad oggi ha dimostrato di avere le idee molto confuse.

In un anno e mezzo, la Commissione consiliare non è riuscita a varare il nuovo regolamento per l’assegnazione dei fondi. Quando arriverà? Perché siamo già a settembre, a dicembre i gruppi presenteranno al Comune le loro proposte. O forse anche l’anno prossimo le poche risorse comunali arriveranno a settembre? Un altro disastro è dietro l’angolo.

Poi c’è la farsa del Teatro Lirico. La nomina del nuovo soprintendente era stata spacciata come quanto di più trasparente si sarebbe mai visto in città. Invece a tre mesi (tre mesi!) dalla scadenza dei termini, non solo Cagliari è ancora senza sovrintendente ma neanche si conoscono i nomi dei circa trenta candidati. Una vergogna.

E del Teatro dell’Arco definitivamente destinato ad ospitare un pub senza che il comune muovesse un dito vogliamo parlare? E dello Spazio Riverrun chiuso nel silenzio più totale?

E dello stato in cui versano i monumenti cittadini vogliamo parlare? E della totale assenza di una politica linguistica? Il sindaco si vanta di essere riuscito a tenere aperte alcune scuole grazie alle legge 482 sulle minoranze linguistiche. Ma per questa amministrazione la lingua sarda non esiste.

Questi sono i fatti. Incontestabili.

Cagliari ad oggi non è una città che punta sulla cultura come fattore di crescita. Chi lo afferma o è in malafede o non conosce questo settore. Oppure è un politico, che pretende di essere creduto quando scambia le sue visioni con la realtà.

Di fronte a tanta inconsistenza non si può chiedere di avere pazienza. Perché non stiamo denunciando la lentezza di un’azione che va nella giusta direzione, ma scelte completamente sbagliate e senza senso. Ecco perché non ci si può chiedere di aspettare. Né ci si può chiedere se la montagna abbia partorito il classico topolino. Qui non c’è nessuna montagna, purtroppo: c’è solo un topolino che ha partorito un topolino ancora più piccolo.

E quindi, che si fa? La situazione non mi sorprende perché non è nuova. Non è infatti la prima volta che un esecutivo di centrosinistra disattende in maniera così clamorosa le promesse fatte in campagna elettorale sui temi della cultura.

Avvenne anche nel 2004, all’epoca della Giunta Soru, che come prima cosa bastonò senza motivo operatori culturali e case editrici, con una politica scellerata e senza senso e che qualche anno più tardi generò due tra le leggi di settore più inutili che si siano mai viste: quella sullo spettacolo e quella sul cinema.

L’accostamento a quell’esperienza non è casuale: perché anche ora come allora, le tre cariche più importanti nell’ambito della cultura provenivano dallo stesso partito. Nel 2004 Progetto Sardegna esprimeva il presidente della Giunta (Soru), l’assessore (Elisabella Pilia) e il presidente della Commissione consiliare (Gianluigi Gessa). A Cagliari nel 2012 Sel esprime il sindaco (Massimo Zedda), che a sua volta esprime l’assessore (Enrica Puggioni), mentre la commissione cultura è presieduta dalla consigliera comunale Francesca Ghirra.

Il fallimento di questo primo anno di nuove politiche culturali in città è dunque tutto in capo a Sel, che non si sta mostrando all’altezza della situazione. Il partito di Vendola ha con tutte le sue forze imposto l’immagine di sé quale “partito della cultura”, ma il risultato al momento è sconcertante, largamente al di sotto delle attese.

Attenzione, qui non sono in discussione solo le capacità dei singoli: è proprio questa dinamica che non funziona. Perché in politica senza dialettica non c’è crescita. E se le tre cariche che governano le politiche culturali cittadine provengono dallo stesso partito, il rischio di perdere il contatto con la realtà e di non ascoltare le voci critiche (in sintesi, di suonarsela e di cantarsela) è proprio dietro l’angolo.

Le politiche culturali di una città come Cagliari non possono essere lasciate in mano ad un solo partito, tanto più se i risultati ottenuti finora sono pessimi. E’ evidente che l’assessore Puggioni non è in grado di contrapporsi dialetticamente al sindaco (di cui è diretta emanazione), mentre la Puggioni e la Ghirra si spalleggiano vicendevolmente. I compagni di Sel però sono tutti contenti, in via Rossini i complimenti alla Giunta e ai consiglieri si sprecano.  Ma il risultato di questa situazione è sotto gli occhi di tutti. Per chi lo vuole vedere, ovviamente.

E ora ditemi che questa non è una “critica costruttiva”.

Post scriptum
Qui si parla di cultura, ma evidentemente l’impressione che la Giunta abbia difficoltà ad ascoltare le istanze dei cittadini riguarda anche altri settori. Questa è la lettera che oggi il presidente del consiglio comunale Ninni Depau ha inviato al sindaco Zedda.

 

Annunci