Massimo Cellino, il “padrone” con tanti servi: nel centrodestra isolano e nelle redazioni di giornali e tv

Posted on 24 settembre 2012

159


Tutt’Italia parla della figuraccia di Quartu. I giornali nazionali sono scatenati. Sul Corriere della Sera Massimo De Luca stigmatizza “la sfida addirittura allo Stato lanciata da un delirante comunicato di Cellino”, “un episodio di tale gravità da lasciare sconcertato anche chi da anni è abituato ai suoi colpi di testa”.

Repubblica è senza pietà.  Per Fabrizio Bocca “al Cagliari e a Cellino doveva essere imposto l’alt ben prima che cominciasse il campionato”; Massimo Mauro parla della “vergogna di Cagliari; per Fulvio Bianchi quello di Cellino è un “atto senza precedenti, con il rischio di gravi sanzioni sportive e anche risvolti penali”.

Secondo Maurizio Crosetti invece, il presidente del Cagliari è un “padrone”: “Alzi la mano chi sa trovare un termine più moderno, più efficace e più esatto”, scrive nel suo articolo dal titolo “Cellino, l’arroganza al potere”.

Ma non c’è padrone senza servi. E questi, umilmente, vorremmo indicarli noi.

Il centrodestra sardo ha consentito in questi anni a Cellino di fare e disfare tutto a proprio piacimento. Ogni cosa è stata consentita al presidente del Cagliari. Che ricambiava la cortesia offrendo sponda mediatica agli onorevoli di turno, sempre al fianco (quando serviva) al presidente in tribuna al Sant’Elia. Sempre pronti i politici di centrodestra a sopportare qualunque cosa pur di non disturbare il presidente. E di favorirlo in tutto e per tutto, sia nella folle avventura di Elmas che nella finora delirante esperienza di Quartu. Concepita dal Pdl soprattutto per dare una lezione al nuovo sindaco di Cagliari.

Perché solo Massimo Zedda ha osato dire no al presidente del Cagliari. Che prima ha blandito, poi insultato il “sindaco ragazzino”. Facendo però male i suoi conti. Dopo aver messo in croce l’amministrazione Floris e quella di Elmas guidata dal sindaco Piscedda, Cellino pensava di ottenere il Sant’Elia gratuitamente, magari scatenando due o tre campagne-stampa killer.

Perché in questi anni i maggiori organi di informazione isolani hanno assecondato Cellino in ogni modo, tappando occhi, orecchi e bocca davanti alle imprese più sconcertanti di questo presidente. Mai un’inchiesta, mai un approccio critico. Solo lodi, applausi e (quando le cose si mettevano male) opportune giustificazioni.

Nemmeno ieri si è letto niente, quando l’incredibile decisione del prefetto Balsamo di impedire la gara del Cagliari con la Roma poteva consentire alle maggiori firme del nostro giornalismo di formulare un giudizio severo. E invece no: la solita lagna, le solite giustificazioni, la solita patetica tiritera fatta di frasi fatte, di sotterranee complicità con un presidente che negli anni ha saputo punire chi non raccontava la realtà come lui avrebbe voluto, e premiare invece chi dispensava ai tifosi la “sua” verità.

Poche volte nella mia vita ho provato vergogna per dei miei colleghi come quando ho partecipato ad alcune conferenze stampa del Cagliari ad Assemini. Ma io d’altra parte non ho mai volato in trasferta con la squadra, né ho mai assistito alla partita affianco al presidente.

La vicenda di Is Arenas è stato il culmine sconcertante di questa assoluta mancanza di approccio critico da parte dei nostri maggiori organi di informazione: ora improvvisamente la stampa nazionale si accorge che lo stadio è inadeguato, ma ai cronisti autoctoni sarebbe bastata una visita al cantiere quartese per rendersene conto. Cellino però rassicurava tutti. E per i giornali e le tv, più adusi a fare da megafono al potere che non a raccontare quello che si può vedere con i propri occhi, le parole false e bugiarde del presidente bastavano e avanzavano.

“Con il mio invito ho evitato il caos, ho solo difeso i sardi” dice ora pateticamente Cellino, cercando di schivare la valanga di merda che meritatamente lo sta sommergendo. Ma state pur certi che nei giornali in edicola stamattina ci sarà pure qualcuno capace ancora di ascoltarlo, di comprenderlo, di giustificarlo, di dire che “è una sconfitta di tutti”. Perché non c’è padrone senza servi.

Il Cagliari quasi sicuramente perderà a tavolino la gara con la Roma e giocherà a Trieste la prossima gara interna con il Pescara. Con quale stato d’animo la squadra stia affrontando questa tempesta provocata dal suo presidente (in questi giorni rifugiatosi a Miami; peraltro cosa ci farà mai a Miami? Ma non c’è qualche grande giornale che c’abbia la curiosità di capire che cosa combina in Florida Massimo Cellino?) ce lo possiamo solo immaginare. Le vere vittime di questa situazione sono innanzitutto i giocatori.

Questa vicenda rappresenterà il punto di non ritorno? L’era Cellino volge al termine? Chissà. Per il Cagliari è appena iniziata una stagione travagliata, durissima. E la questione dello stadio avvelenerà i rapporti tra le istituzioni, e tra le istituzioni e i cittadini.

Una cosa è certa: se l’obiettivo del sindaco Contini era quello di ospitare il Cagliari a Is Arenas per far conoscere il nome di Quartu in tutt’Italia, possiamo dire che il risultato è stato raggiunto. Pienamente.

Advertisements