Teatro Lirico, la metamorfosi di Zedda: “Ora tocca a me”. Perché le politiche culturali svelano sempre la vera natura di un’amministrazione

Posted on 3 ottobre 2012

154


Non servono molte parole per spiegare come la nomina di Marcella Crivellenti alla guida del Teatro Lirico di Cagliari segni un evidente cambio di rotta nella politica cittadina. Il sindaco Zedda ha deciso, da solo contro tutti. Contro i sindacati, contro il partito di maggioranza relativa, contro lo stesso cda del Lirico, a cui è stato imposto un nome e uno soltanto. Niente di nuovo forse. Solo che stavolta questo atto di forza viene incredibilmente rivendicato con orgoglio.

Erano questi i patti? Erano queste le promesse elettorali? Direi di no. Dietro quel “Ora tocca a noi” c’era la speranza di una maggiore condivisione possibile, di una politica finalmente diversa che non imponesse niente ma che si confrontasse il più possibile con tutti i soggetti protagonisti del cambiamento. Che non chiedesse più ai cittadini di firmare cambiali in bianco, o di professare un atto di fede nel leader di turno. Ma probabilmente avevo capito male. E forse come me, tanti.

A salvare il Teatro Lirico di Cagliari sono stati i sindacati e la Regione, non Massimo Zedda. I primi con la loro fortissima mobilitazione hanno consentito che venissero allontanati da via Sant’Alenixedda due soprintendenti ritenuti pericolosi per il futuro del Teatro. I sindacati hanno dunque portato avanti una vertenza durissima, che poi è sfociata con la concessione (da parte della Regione, guidata da Ugo Cappellacci) di un mutuo decennale. Dieci milioni di euro che hanno salvato il teatro e concessi dal centrodestra: non da Massimo Zedda.

I sindacati oggi hanno confermato la loro durissima valutazione della neosoprintendente. Il sindaco ha risposto, parlando di “guerra preventiva”, ma bisogna avere l’onestà intellettuale di non giocare con le parole.

Sulla Crivellenti i lavoratori forse danno un giudizio sbagliato, ma non li si può accusare certamente  di essere prevenuti: perché in realtà già negli anni passati i sindacati del Lirico avevano avuto modo di non apprezzare il modo di lavorare dell’organizzatrice. CagliarIpad ha tirato fuori un vecchio comunicato sindacale in cui all’allora responsabile della biglietteria del Teatro, veniva imputata una gestione disastrosa del botteghino: critiche dure in tempi non sospetti. Infatti poi la Crivellenti fu spostata, e dalla biglietteria finì nell’ufficio del soprintendente Pietrantonio. Poi di lei (che secondo i sindacati è entrata al Lirico solo grazie ad una chiamata politica, area Alemanno) si persero le tracce.

Non pregiudizio dunque, ma giudizio vero e proprio, basato su dati concreti. E che i sindacati hanno avuto modo di esprimere al sindaco nei giorni scorsi. Ma di cui il sindaco non ha minimamente tenuto conto.

Può un sindaco disattendere in maniera plateale l’indicazione di una forza che è stata protagonista del salvataggio del teatro? Può un sindaco, espressione della sinistra, esibire così platealmente i propri muscoli e rivendicare con orgoglio la scelta di essere andato contro tutto e contro tutti, perfino contro il sindacato che l’ha sempre sostenuto, come se questo fosse un titolo di merito?

È evidente che ormai non è del Teatro Lirico che ormai stiamo parlando, ma del modo di Massimo Zedda di fare politica, di amministrare questa città. Stiamo parlando di quel “noi” che in campagna elettorale veniva sbandierato come fattore di cambiamento ma che si è via via ristretto fino al solito “io” a cui la politica ci aveva sempre abituato.

Perché al centrosinistra non si chiede solo di prendere le decisioni giuste, ma anche di farlo nel modo giusto. Con la fatica del confronto e della mediazione: cioè della politica. Decidere da soli, contro tutto e contro tutti, è il contrario della politica del centrosinistra. Chi lo ha fatto, poi ne ha sempre pagato il prezzo elettoralmente.

Nel metodo, la nomina della Crivellenti è stato quanto di peggio si potesse vedere. E non serve ora appigliarsi all’inuitu personae per giustificare l’affermazione che nessuno degli oltre quaranta curricula inviati rispondeva alla caratteristiche richieste: a una balla del genere è difficile credere.

Secondo molti, solo uno scambio di natura politica tra forze diverse poteva giustificare una nomina così discutibile. Zedda ovviamente ha negato questa ipotesi. Ma allora l’alternativa è molto semplice: quel metodo di partecipazione politica che si riassumeva nello slogan “Ora tocca a noi” è stato clamorosamente disatteso. Ora tocca a uno solo, forse a qualcuno. Sicuramente a pochi.

Sia chiaro: al netto della mobilitazione dei sindacati, Zedda avrà ancora vita facile a Cagliari per lungo tempo. Ora anche l’Unione Sarda lo appoggia platealmente (il caso rom fu un incidente di percorso, chiuso subito), praticamente chiudendo gli occhi davanti alle contraddizioni di questa amministrazione e difendendolo dalle critiche che arrivano sempre più frequenti anche da settori della città che da sempre si riconoscono (e sempre si riconosceranno) nei valori del centrosinistra.

Ancora una volta sono state le politiche culturali (le più difficili da governare) a mostrare tutti i limiti di un’amministrazione. Con la cultura non si improvvisa, con la cultura non si bluffa. Le politiche culturali mostrano in maniera spietata se le promesse di cambiamento hanno seguito o se sono solamente il terreno privilegiato per dichiarazioni ad alto tasso di demagogia (come ad esempio “Io ero segretario del consiglio comunale e sono diventato sindaco, lei lavorava nella biglietteria ed è diventata sovrintendente”).

Tanti auguri alla nuova sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari. E al suo presidente.

 

Annunci