“O mio Padrone, che non ci paghi e ci mortifichi per il nostro bene: perdonaci”. Ecco la “Preghiera del Giornalista” di Gianni Zanata!

Posted on 4 ottobre 2012

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Gianni Zanata è un giornalista e uno scrittore. Ieri sul suo blog ha pubblicato questo “Atto di dolore di un giornalista (iscritto regolarmente al sindacato)”, una straordinaria sintesi non solo di quanto sta accadendo a Sardegna Uno, ma anche in moltissime realtà editoriali e in tante imprese (non solo sarde). Per me rappresenta una vera e propria “Preghiera del Giornalista” e per questo ve la voglio riproporre. Grazie Gianni: parafrasando Fortini, il giornalismo è la lotta per il giornalismo. Ed è per questo che tu sei uno dei migliori colleghi che io mi vanto di conoscere.

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Atto di dolore di un giornalista
(iscritto regolarmente al sindacato)

Mio Padrone, mi pento e mi dolgo.

O Padrone,

tu che mi concedi la grazia e l’onore di poter lavorare ogni giorno nella Tua Azienda, nella Tua splendida Azienda, anche se talvolta lo splendore noi non lo vediamo, noi, ciechi e umili dipendenti, perché non siamo in grado di comprendere la Tua parola di mestizia e di sconforto;

noi non capiamo che se tutto va a rotoli, se non fai investimenti,

se mandi via i collaboratori, se ami circondarti di persone incompetenti,

se non hai una struttura commerciale in grazia di Dio (e scusa se oso nominare il Tuo competitor),

se non ci consenti di svolgere il nostro lavoro come sappiamo, come sapremmo e come dovremmo fare,

se Tu ti ostini a modificare ruoli e mansioni del personale,

se Tu insulti la nostra intelligenza,

se pretendi di fare carta straccia delle regole e dei contratti di lavoro,

noi non capiamo che se mortifichi le nostre professionalità è soltanto per il nostro bene;

noi, insipido popolino, ciurmaglia di bassa redazione, non lo capiamo, non siamo in grado di capire.

O mio Padrone.

O mio Padrone, che pur disprezzando il denaro, hai scelto per penitenza di amministrare una banca,

Tu, che non mi paghi lo stipendio (odioso e volgare denaro) per aiutarmi a capire fino in fondo il valore della povertà e dell’indigenza,

Tu, che pure i soldi dalla Regione e dallo Stato li prendi, o Padrone, fulgido e glorioso esempio di rettitudine morale, costretto a intascare vile, putrida e puzzona moneta, al solo scopo di darci alfine nobile e imperituro insegnamento;

Tu, Padrone, sappi che

mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati di onesto lavoratore, perché peccando e lavorando e facendo il giornalista ho meritato i tuoi castighi,

e molto più perché nel chiederti rispetto delle leggi e delle norme contrattuali, nel chiederti il pagamento puntuale degli stipendi (che orgogliosamente ci siamo decurtati del 35 per cento, per stare lontani da tutte le tentazioni del capitale e della ricchezza) ho meritato persino un licenziamento.

O Padrone,

sappi che mi pento e mi dolgo perché ho offeso Te, così infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa,

propongo con il tuo Illuminato Aiuto di non offenderTi mai più, e di fuggire le occasioni prossime di peccato.

O Padrone, misericordia, perdonaci.

Gianni Zanata

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