Teatro Lirico, perché insistere? Un ripensamento di Zedda sarebbe la cosa più saggia. E politicamente più intelligente

Posted on 9 ottobre 2012

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“Comunichiamo che martedì 9 ottobre 2012 a partire dalle 12 fino alle 14 circa, costituiremo un presidio come azione di protesta pacifica davanti all’ingresso della Fondazione con relativa conferenza stampa. Verranno adottati striscioni, cartelli e volantini come strumento d’informazione per sensibilizzare l’opinione pubblica. Ci sarà un’occupazione simbolica e pacifica della Sovrintendenza da parte dei Lavoratori, come gesto mediatico per manifestare preoccupazione e dissenso per una nomina che non risponde alla statuto della Fondazione e ai criteri di trasparenza e meritocraticità promessi”.

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Io non ho paura dei politici che sbagliano: ho paura dei politici che non correggono i propri errori.

La nomina di Marcella Crivellenti alla guida del Teatro Lirico di Cagliari è stato il primo grande errore di Massimo Zedda da quando è stato eletto sindaco. Lo è nel merito: perché la Crivellenti non sembra avere il profilo adeguato per governare la Fondazione. Lo è nel metodo: perché il suo nome non è scaturito dal confronto con i quaranta curriculum inviati, ma è stato incredibilmente imposto, fuori anche dalle regole che la stessa amministrazione comunale si era data.

Ed è un errore anche in senso politico: perché ha riportato alle stelle la tensione con i sindacati e i lavoratori, che ora hanno deciso di contestare duramente la decisione del sindaco.

Vale la pena insistere su questa strada? Un politico di sinistra sa bene che senza l’appoggio dei lavoratori nessuna impresa riesce a conquistare quegli obiettivi che si è posta. E gli obiettivi del Lirico di Cagliari sono necessariamente molto ambiziosi.

La nomina del nuovo soprintendente doveva rilanciare il teatro dopo anni di crisi e di tensioni. Doveva essere il simbolo del nuovo corso, doveva ridare speranza ed entusiasmo. Niente di tutto questo. Anzi, la situazione è, se possibile, anche peggiorata.

Dunque, vale la pena insistere su questa strada?

Le prove di forza sono spesso solo delle malcelate dichiarazioni di debolezza. E Zedda in questa vicenda ha mostrato una fragilità che nessuno sospettava, resa ancora più evidente dalla durissima reazione dei sindacati e dei lavoratori che non hanno avuto paura di sfidare il sindaco.

Massimo Zedda ha ancora la stima della stragrande maggioranza dei cagliaritani, la sua immagine nazionale è in ascesa. Ma la nomina della Crivellenti rischia di aprire una pericolosa crepa tra l’amministrazione e la città, tra il mondo della cultura e dello spettacolo e la sinistra che governa Cagliari per la prima volta dal dopoguerra.

Rischia di essere il simbolo di una promessa di partecipazione e di condivisione disattesa in maniera plateale.

Ci sono ancora i margini per una decisione finalmente saggia, che ascolti le richieste dei lavoratori e che, nel rispetto delle competenze di ognuno, dia soprattutto al Lirico una guida capace di riportare la serenità al Teatro. La nomina della Crivellenti finora ha portato solo tempesta.

Senza voler tornare sulle responsabilità di chi ha creato questa situazione di tensione, è evidente che essa ormai esiste e che non è quanto di meglio ci si possa augurare per rilanciare le sorti del teatro cagliaritano.

A questo punto pensare ad un onorevole dietrofront non sarebbe un atto di debolezza, ma di saggezza, che verrebbe perfino apprezzato. Perché i politici che tornano sui propri passi dimostrano di essere immuni dalla prima malattia colpisce la loro categoria: quella dell’arroganza.

Continuare su questa strada è inverosimile. L’operazione Crivellenti non è riuscita: bisogna onestamente prenderne atto. Così come bisogna dirsi che la nomina non è stata ancora perfezionata: nessun contratto è stato firmato, nessun impegno formale è stato preso con l’organizzatrice teatrale che, al momento è solo il “sovrintendente indicato”, e nulla di più.

I veri politici non sono quelli che non sbagliano mai, ma quelli che sanno correggere i propri errori. E io continuo a credere che Massimo Zedda sia un politico vero.

 

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