Giorgio Mazzella, o dell’inadeguatezza della nostra classe dirigente. Perché non è solo la politica ad aver provocato questo disastro

Posted on 10 ottobre 2012

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Intervistato oggi dal tg3 Sardegna, l’editore di Sardegna Uno (nonché presidente della Banca di Credito Sardo) Giorgio Mazzella, ha risposto stizzito alle domande della giornalista che gli chiedeva quando avrebbe pagato i tre stipendi arretrati ai suoi dipendenti.

Giornalista: Quando potrebbero avere gli stipendi?
Mazzella: Quando lo Stato ci paga.
G: E prima di allora?
M: Prima di allora vedremo. (pausa) Prima di allora lei cosa vuole, che mi venda la macchina per pagare gli stipendi?
G: Non lo so, loro stanno lavorando senza stipendio da…
M: Cerchi di fare il suo mestiere, ma non esageri.

Vi consiglio vivamente di guardare il servizio completo (parte al minuto 10’48”) per capire meglio il senso delle parole che Mazzella ha rivolto alla collega. Quel “cerchi di fare il suo mestiere, ma non esageri” è il segno inequivocabile della inadeguatezza di questo imprenditore al delicato ruolo di editore. E tradisce il rapporto che Mazzella ama avere con i suoi giornalisti: ma i “padroni” del servizio pubblico siamo noi cittadini, non certo lui, e bene a fatto la collega a rivolgergli quelle domande (brava Carla!).

Quanto poi alla sua statura di manager, penso che basti la frase “Lei cosa vuole, che mi venda la macchina per pagare gli stipendi?” per capire con chi abbiamo a che fare. La risposta normale alla domanda (che per Mazzella vorrebbe essere retorica) sarebbe un pacifico “sì, certo, ci mancherebbe altro!”. Ma per l’editore-banchiere una Jaguar vale più della serenità delle 29 famiglie che lavorano per la sua impresa.

Neanche un piccolo imprenditore edile di Monserrato o Quartucciu avrebbe il coraggio di dire una frase così volgare. Ma Mazzella dirige una banca, è questo il punto. Che governa, immaginiamo, con la stessa logica che lo ha appunto portato a dichiarare ai microfoni della Rai “lei cosa vuole, che mi venda la macchina per pagare gli stipendi?”.

Si dice da tempo che la causa principale della crisi italiana stia tutta nell’inadeguatezza della classe politica. Libri molto fortunati come “La casta” di Rizzo e Stella hanno consolidato questa opinione, scatenando a cascata campagne locali via via sempre più inverosimili contro i “costi della politica”. Ormai il nemico è diventato il consigliere regionale, l’assessore provinciale, il segretario del parlamentare pagato con i soldi pubblici, il contributo da mille euro dato alla sagra locale.

Nessuno però si scaglia contro l’inadeguatezza della nostra classe dirigente. Giorgio Mazzella dirige un istituto di credito che in Sardegna rappresenta il primo gruppo bancario italiano. È proprietario di una televisione a diffusione regionale, è anche un imprenditore turistico. Giorgio Mazzella è uno degli uomini più potenti della Sardegna e decide le sorti della nostra isola ben più di tanti nostri parlamentari, di un qualunque assessore provinciale e anche di qualche assessore regionale. E nonostante la sua reputazione sia così elevata, non si vergogna minimamente del fatto di non riuscire a pagare gli stipendi ai dipendenti della sua tv.

Questo è il livello della nostra classe dirigente, di cui Mazzella è esponente di spicco e campione?

E dunque qual è la causa della crisi italiana? Solo “la casta”? O dobbiamo anche fare i conti con una classe dirigente arrogante, ignorante e senza pudore? Con imprenditori la cui unica preoccupazione sembra essere il mantenimento del proprio status sociale e del proprio tenore di vita? Con imprenditori che, senza alcuno scrupolo, fanno ricadere sui lavoratori i rischi d’impresa e i costi della crisi?

Perché stiamo mettendo sotto processo (e spesso anche sommario) tutta la nostra classe politica e stiamo invece salvando dal giudizio dell’opinione pubblica gli imprenditori e, più in generale, la nostra classe dirigente?

 

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