Rinasce l’anfiteatro romano di Cagliari, il più importante monumento del berlusconismo in Sardegna

Posted on 14 ottobre 2012

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L’anfiteatro romano di Cagliari rinasce: lentamente. A guardarlo così, come lo abbiamo visto ieri nel corso delle visite guidate organizzate dal Comune, non sai se rallegrarti o soffrire. È come un malato intubato in sala di rianimazione: chissà se ce la farà, e se dopo la guarigione sarà tutto come prima.

Ci sono voluti più di dieci anni per iniziare a liberare il monumento da quella assurda copertura che ne ha compromesso la fruizione e anche la sua stessa esistenza. Perché le pietre, coperte dalle gradinate, hanno iniziato pericolosamente a sgretolarsi.

Dieci anni della nostra vita passati a combattere contro l’idiozia e l’imbecillità di politici, amministratori e giornalisti. Contro le bugie ripetute in malafede. Dieci anni passati a combattere contro un mostro che sembrava invincibile. E invece alla fine abbiamo vinto noi. Però a vedere l’anfiteatro romano in queste condizioni, tra tubi, metalli, corpi estranei, il cuore piange.

Il sovrintendente Minoja ha detto che è stato un “crimine” realizzare un’arena concerti di queste proporzioni dentro un monumento di questo genere: chissà che fine hanno fatto le inchieste della magistratura, aperte per fare luce sulla vicenda.

Codice penale a parte, la responsabilità politica di questo scempio è evidente. Questo disastro è stato realizzato dai berlusconiani che a Cagliari hanno governato da metà degli anni ’90 fino all’anno scorso.

Un bene culturale di straordinario pregio è stato stravolto per interessi privati, a cui si sono piegati organi dello stato che avrebbero dovuto difenderlo, amministrazioni pubbliche imbarazzanti, importanti mass media a dir poco compiacenti. Per questo l’anfiteatro romano di Cagliari è non solo il più grande monumento della romanità in Sardegna, ma anche il più grande monumento del berlusconismo nella nostra isola.

In città, tracce di quel periodo storico che ci stiamo lasciando alle spalle le possiamo ritrovare anche al Poetto (dove la spiaggia è stata devastata da un ripascimento criminale voluto dal centrodestra) e a Tuvixeddu (dove un accordo di programma firmato dal centrodestra aveva consegnato un’area importantissima all’edificazione).

Anfiteatro, Poetto, Tuvixeddu: tre devastazioni operate dal centrodestra in anni precisi (tra gli anni ’90 e i duemila), con le classiche logiche del potere berlusconiano: prendi un bene pubblico di grande valore e bellezza, e stravolgilo in nome di superiori interessi privati. Fa’ e di’ quello che vuoi, tanto ci sarà la stampa amica a coprirti le spalle, a tacitare i nemici ed amplificare ogni imbecillità.

Ricordare quello che è successo è necessario per impedire che disastri del genere possano ripetersi. L’opinione pubblica è volubile, la politica strappa dal suo libro le pagine nere. E dei pochi che si sono opposti, sempre e comunque, si perde il ricordo.

E poi anche perché difendere concretamente le ragioni della cultura non è mai stato facile, né lo è tuttora. Alla battaglia per l’anfiteatro si sostituiscono altre battaglie, con una costante: che difendere le ragioni della cultura è sempre quanto di più impopolare ci possa essere. Anche nella Cagliari governata dal centrosinistra.

L’amministrazione Zedda ha mantenuto la parola data in campagna elettorale, ed ora l’anfiteatro rinasce lentamente. Sarebbe bello se le visite guidate continuassero, almeno nei fine settimana, o nei giorni in cui i crocieristi sono in città. E sarebbe anche opportuno che fuori dal monumento, un cartello (in inglese e in italiano) spiegasse perché il monumento è chiuso. Non per incuria o disinteresse, ma solo perché si sta cercando di rimediare al disastro provocato principalmente da questi signori:

Mariano Delogu e Emilio Floris (sindaci di Cagliari), Vincenzo Santoni e Francesca Segni Pulvirenti (rispettivamente soprintendente archeologico e paesaggistico), Mauro Meli (sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari), l’Unione Sarda (primo quotidiano in Sardegna).

A tutti costoro dedico la chiusura del mio spettacolo (scritto con Elio Turno Arthemalle) “Oggi smontiamo l’Anfiteatro!”

 

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