Matteo Renzi non convince Cagliari. Ma la sua candidatura è una fortuna per il Partito Democratico

Posted on 24 ottobre 2012

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No, Matteo Renzi non ha convinto Cagliari. Eravamo tutti lì, in duemila al Palazzo dei Congressi della Fiera, in attesa di qualcosa. Di uno spunto, di una scossa, di un’idea capace di suscitare un minimo di entusiasmo. Invece no. Alla fine pochi applausi e tanti sguardi perplessi, della serie: “Tutto qui? E questo vorrebbe governare l’Italia?”.

Però Renzi è un bravissimo affabulatore, ha un controllo totale della scena, e non dice neanche cose del tutto sbagliate. Diffidate da chi lo dipinge come un berlusconiano: Renzi nel Pd e nel centrosinistra ci sta a tutti gli effetti e con tutti i crismi. Clamorosamente berlusconiano è invece il suo modo di proporsi. Molto diretto, con esempi fin troppo semplici e immediati. Renzi semplifica in maniera esasperata di ogni ragionamento, e questo forse può piacere all’uomo della strada ma non soddisfa certo la classe dirigente o il militante tradizionale del centrosinistra.

Peccato, perché Renzi visto in tv la settimana scorsa (forse era a La Sette) ha dimostrato di avere la capacità di sviluppare argomenti validi senza sconfinare nell’ “ovvio televisivo” sfoderato a Cagliari. Ma è la drammaturgia che Giorgio Gori gli ha costruito per queste convention in vista delle primarie del centrosinistra che non sempre funziona a dovere, con contributi video non sempre efficaci.

Ad un certo punto, quando è entrato nel vivo della sua proposta di governo, in realtà Renzi sembrava più uno di quei motivatori dei call center ben dipinti dal film di Virzì che non un politico. “Bisogna crederci, bisogna avere fiducia!”, continuava a ripetere; e io guardavo i ragazzi di Energit a fianco a me, che stanno per essere licenziati perché un signore in Svizzera non vuole vendere l’azienda per la quale lavorano, e nonostante il baratro si avvicini sempre di più loro da settimane manifestano in tutti i modi e non si arrendono. Cosa puoi dire a questi lavoratori? Solo di “crederci”? Qual è la proposta economica di Renzi? Qual è la sua idea di Europa? Qual è la sua politica per il rilancio industriale del paese?

Renzi oggi a Cagliari ha sfoggiato una serie di “parole vuote” (“speranza”, “futuro”) senza riuscire a calarle in una realtà come quella isolana, dove la crisi non è iniziata l’altro ieri fa ma nei lontani anni ’70. Renzi oggi a Cagliari era un marziano venuto dal lontanissimo pianeta Italia. Ma la Sardegna è un’altra cosa.

Taglio dei parlamentari, maggiore efficienza nell’uso dei fondi europei, ricambio generazionale: per come ce l’ha raccontata Renzi, un bell’esercizio di stile e nulla più. Essere spigliati non basta, per governare un paese come l’Italia serve altro.

Renzi non è ancora all’altezza del ruolo a cui ambisce, ma non è uno stupido. E alcuni dei suoi argomenti convincono.

Perché ha ragione quando afferma che convincere chi ha votato Berlusconi a sostenere il centrosinistra non significa snaturare la proposta dello schieramento progressista. Perché ha ragione a sostenere con forza le ragioni di un ricambio generazionale che molti nel Pd, con una scusa o l’altra, vorrebbero evitare. Perché la sua promessa di non volere nulla in cambio in caso di sconfitta costringe i suoi avversari a non fare giochi sottobanco.

Per questo dico che la candidatura di Renzi è una fortuna per Bersani e per tutto il Pd. Perché dà l’idea di un partito vivo, capace di offrire proposte anche distanti fra di loro ma non in contraddizione. Perché avvicina persone nuove al centrosinistra, e perché consente al segretario del Pd di non apparire come un vecchio politico, esponente di un partito decotto.

Se non ci fosse stato Renzi, il centrosinistra italiano si sarebbe presentato alle prossime elezioni con una classe dirigente usurata da vent’anni di antiberlusconismo e prossima alla pensione, poco credibile per un’opinione pubblica che chiede un taglio netto con il passato. E in questa contraddizione il centrodestra si sarebbe potuto infilare, magari proponendo un Monti bis.

Con la sua candidatura, Renzi invece ha provvidenzialmente spostato il baricentro della politica italiana a favore proprio di quel centrosinistra che ora può presentarsi ai suoi elettori in maniera nuova, proponendo un dibattito vero tra posizioni e politici diversi per formazione e progetto.

Insomma, per dirlo con una battuta, il primo e più importante testimonial di Pierluigi Bersani è proprio Matteo Renzi.

Per questo chi nel centrosinistra delegittima in continuazione il sindaco di Firenze compie un’operazione folle, assolutamente controproducente. Ma, detto fra noi, per quello che si è visto e sentito a Cagliari, sarebbe folle anche che Renzi vincesse le primarie…

 

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Posted in: Politica, Sardegna