Contro l’idiozia dell’inno di Mameli a scuola c’è una sola speranza: l’obiezione di coscienza degli insegnanti (e l’intelligenza dei ragazzi)

Posted on 8 novembre 2012

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C’è qualcosa di offensivo nella decisione presa oggi dal parlamento di istituire in tutte le scuole italiane la “giornata nazionale dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’inno nazionale e della bandiera”. Perché l’Unità, la Costituzione, l’inno e la bandiera sono quattro cose distinte e diverse. Perché un conto è difendere la Costituzione, un altro celebrare in maniera retorica l’inno e la bandiera, in uno slancio di pessima politica che ci ricorda le pratiche in uso nel periodo più buio della storia italiana. Per non parlare poi del concetto di “unità d’Italia”. Non parliamone, appunto. Lo sapete che secondo l’ultimo rapporto dello Svimez, mantenendo questi tassi di crescita, il mezzogiorno colmerebbe il suo divario con il nord fra circa quattrocento anni? Avete capito bene: quattro secoli. E di che idea di unità stiamo parlando allora, se non di quella che evidentemente favorisce la cristallizzazione di questa disparità?

Le scuole non sono caserme, ma luoghi dove poter educare i ragazzi allo spirito critico. Nelle scuole non ci dovrebbero essere né inni né bandiere, e lo studio della Costituzione dovrebbe bastare e avanzare per fare degli studenti dei buoni cittadini.

La Costituzione invece è bandita (provate voi a spiegare ai ragazzi, ad esempio, l’articolo 21: io l’ho fatto, e ovviamente era imbarazzante comparare lo spirito del dettato costituzionale con la vergogna dello stato dell’informazione nell’era berlusconiana). Della Costituzione ai ragazzi non si parla perché di fatto è eversiva, anche di questo ordine attuale. Meglio le buffonate come questa, che sembrano innocue ma che sono quanto di più dannoso si possa immaginare. Perché la retorica è sempre dannosa.

Alla scuola non serve una giornata per l’inno e la bandiera ma il ripristino dell’insegnamento dell’educazione civica e l’introduzione di programmi di storia più coraggiosi e più attenti alla contemporaneità. Questa festa forse tranquillizzerà la classe politica (a parte la Lega, a cui non mi unisce niente, hanno votato tutti a favore) ma spero che indigni gli insegnanti. Anzi, mi auguro che molti di loro il prossimo 17 marzo (giorno scelto per la festa) esercitino un sacrosanto diritto all’obiezione di coscienza. E sono sicuro che anche molti ragazzi rifiuteranno di essere trattati come i balilla di una volta.

 

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Posted in: Cultura, Politica