Sulcis, i ministri fuggono in elicottero! Crisi fuori controllo, Cappellacci irresponsabile, elezioni regionali subito per evitare il disastro

Posted on 13 novembre 2012

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Doveva essere il giorno della speranza e invece per poco non è finita in tragedia. Scontri, feriti, scene di guerriglia a Carbonia, e poi l’incredibile fuga finale in elicottero dei ministri del governo Monti arrivati nel Sulcis a portare un progetto di sviluppo che alla fine però non ha convinto quasi nessuno.

La crisi in Sardegna sta degenerando. Dalla protesta non si passa più alla proposta ma alla rivolta. I segni del malessere sono evidenti da tempo, ma sono stati inizialmente ignorati, poi sterilizzati da una narrazione di comodo che ha esasperato aspetti secondari (“Il Sulcis la provincia più povera d’Italia”, una balla colossale capace di generare inutili sentimenti di autocommiserazione) e solo con lo scopo di rimuovere quelli essenziali: non esistono territori in difficoltà, tutta l’isola è in crisi. Affrontare le vertenze singolarmente non ha senso. E del tavolo di confronto complessivo di cui si era fatto garante nientemeno che il presidente della Repubblica Napolitano non si hanno più notizie da tempo. Una vergogna.

E la crisi è ormai fuori controllo.

Il fatto che oggi a provocare i disordini siano stati lavoratori regolarmente irreggimentati nei sindacati tradizionali la dice lunga sulla frattura che sta spaccando il mondo del lavoro nel Sulcis. Non a caso, ultimamente le varie articolazioni di Cgil, Cisl e Uil si sono spesso trovate su posizioni contrapposte, divise sull’opportunità di manifestare a Roma o a Cagliari a sostegno di quella o quell’altra vertenza.

Se i sindacati sono in crisi, la politica non riesce più non solo a dare risposte, ma neanche a placare gli animi. Perché i troppi anni passati inutilmente rendono difficile affrontare di ogni problema, ormai incancrenitosi. Il tempo è passato inutilmente, e quel tempo non lo si recupera più. Lo si è perso, irrimediabilmente. Ecco da dove nasce la rabbia: dalla frustrazione di aver creduto a tutto e a tutti per troppo tempo.

Oggi la politica sarda ha mostrato per l’ennesima volta tutta la sua pochezza. Non è pensabile affrontare una crisi di queste proporzioni con un governo regionale debole e inconsistente come quello guidato da Cappellacci. È da irresponsabili voler continuare a rappresentare le istanze di una comunità quando non si ha più la capacità di incidere in niente.

Cappellacci sta cercando di costruirsi una inverosimile carriera politica sule spalle delle disgrazie dei sardi. La sua incapacità è disarmante, eppure lui continua. Sarebbe dovuto cadere insieme all’uscita di scena di Berlusconi, e invece è ancora lì. Un morto che cammina e che trascina nella fossa tutti gli altri.

Dopo quello che è successo oggi  Carbonia, Cappellacci dovrebbe avere il buongusto di dimettersi subito, o al massimo fra qualche mese, giusto per traghettare la Regione verso le elezioni anticipate, da tenersi a febbraio insieme a quelle già fissate per Lombardia, Lazio e Molise. Non è pensabile che un politico così resti alla guida della Regione ancora per un anno e mezzo, è una follia. L’inconsistenza di questa giunta esaspera i problemi, che dovrebbero essere governati da un esecutivo più capace e maggiormente legittimato di questo. L’ho detto e lo ripeto: abbiamo la peggiore giunta possibile nel peggiore momento di crisi dal dopoguerra ad oggi. Non è più tollerabile.

E poi c’è la politica nazionale. I ministri Passera e Barca e il sottosegretario De Vincenti sono stati nel Sulcis poco più di cinque ore cinque ore. E che cazzo pensavano di risolvere in così poco tempo? Che capacità di ascolto hanno potuto mettere in campo, dedicando una manciata di minuti ad ogni singola vertenza?

Ma se parliamo di politica nazionale, non possiamo nasconderci che complessivamente la nostra delegazione parlamentare è di infimo livello. Solo in pochissimi si distinguono, ma non basta, non può bastare. L’esplosione del Pdl ha peraltro portato a situazioni grottesche, con personaggi come Mauro Pili che dopo anni di cieca obbedienza berlusconiana ora si trasformano in deleteri quanto patetici agit prop.

Così non si può andare avanti, il punto di non ritorno si sta avvicinando pericolosamente. Il segnale che oggi è arrivato da Carbonia è forte e chiaro. Serve una giunta diversa, i cittadini devono poter decidere democraticamente il loro futuro, servono nuove elezioni regionali. Subito.

 

 

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Posted in: Politica, Sardegna