Cultura a Cagliari, il Comune silura la Scuola d’Arte Drammatica! E per il Piccolo Auditorium un clamoroso passo indietro…

Posted on 23 novembre 2012

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Ma per il Piccolo Auditorium di piazzetta Dettori non si doveva fare un bando, destinando lo spazio principalmente alla danza? Ma non c’era scritto nel tanto decantato Piano comunale della cultura (Azione 12, pagina 33), licenziato poco più di… cinque mesi fa??

A giugno in bando, a novembre la gestione diretta? Boh, non ci capisco più niente. Ma sei poi penso che questa amministrazione ha speso la bellezza di 600 mila euro per un’Arena Grandi Eventi che è stata montata e smontata nel giro di pochi mesi, allora tutto torna.

Una cosa però l’ho capita, anche se né il sindaco Zedda né l’assessore Puggioni né la presidente della commissione Cultura Ghirra l’hanno detta esplicitamente nel corso della conferenza stampa di questo pomeriggio. Riportare al Comune dal 1° gennaio 2013 la gestione diretta del teatro di piazzetta Dettori significa troncare a metà anno l’attività della Scuola Civica di Arte Drammatica. Che conta la bellezza di duecento iscritti.

Il Comune non si è ovviamente premurato di avvertire di questa decisione Lelio Lecis, il direttore della Scuola. Che però nei mesi scorsi aveva chiesto all’assessore Puggioni di poter almeno concludere l’anno scolastico: nessuna risposta. Oggi invece l’annuncio della novità. Appresa da Lecis dai giornalisti.

Prima questione: che fine farà la Scuola di Arte Drammatica? Per quale motivo il Comune, non rinnovando la convenzione che scadrà il prossimo 31 dicembre, ne ha deciso la sostanziale chiusura?

Seconda questione: chi gestirà il Piccolo Auditorium? Dire “il Comune” non significa nulla. A meno che non si pensi di mettere lo spazio a disposizione di chiunque lo voglia utilizzare, affidando ad un impiegato un registro e il primo che si prenota e paga usa il teatro. È questo il modello a cui pensano Zedda, Puggioni e Ghirra? Così però si gestiscono le sale parrocchiali, non i teatri.

E non voglio credere che veramente, come ha detto l’assessore Puggioni, ci sarà “un cartellone curato dall’assessorato alla cultura”. Stiamo tornando agli assessori che fanno anche i direttori artistici? Ma stiamo scherzando?

L’idea di offrire uno spazio comunale a prezzi accessibili (150 euro al giorno) è encomiabile, ma senza un regolamento che escluda i dopolavoristi, i dilettanti e coloro che già hanno in uso uno spazio pubblico si rischia il caos. Senza contare che bisognerebbe comunque trovare un modo per preservare la natura professionale del Piccolo Auditorium. E invece le cronache ci informano che “le scuole non pagheranno”. Cioè? Oggi c’è il saggio della terza media e domani magari una compagnia finanziata dal ministero e dopodomani una commedia portata in scena da avvocati e farmacisti? Ripeto: così si gestiscono le sale parrocchiali, non i teatri.

Perché (così come promesso) non si è fatto un bando per la gestione del Piccolo Auditorium e si è invece optato per una gestione diretta, quando lo sanno tutti che l’assessorato competente ha già enormi difficoltà perfino a gestire gli impianti sportivi? Ripeto: perché non si è fatto un bando di gestione, in cui magari contemplare richieste stringenti per consentire l’uso dello spazio agli stessi costi proposti oggi dal Comune (100 euro per mezza giornata e 15o per l’intera giornata)?

E poi c’è un’altra questione: se proprio l’amministrazione vuole offrire lo spazio a costi accessibili deve anche offrire nel pacchetto un service. Cioè un tecnico e una dotazione tecnica di base, magari di proprietà del Comune. È il costo del service che fa la differenza, non solo quello dell’affitto della sala.

Ovviamente in questo caso bisognerebbe anche nel regolamento di gestione porre dei limiti di utilizzo. E in ogni caso, se ci sono più richieste per una stessa data, che si fa? Decide l’assessore? O il funzionario? E sulla base di quali criteri?

Insomma, se proprio si volevano aiutare realmente le associazioni si potevano magari contrattare con la Scuola d’Arte Drammatica condizioni più vantaggiose per le compagnie giovani ed emergenti (o semplicemente senza uno spazio) e per le associazioni.

Invece adesso scoppierà la grana Scuola d’Arte Drammatica, bisognerà trovare in fretta un modello di gestione del Piccolo Auditorium che non squalifichi lo spazio e lo trasformi da teatro a spazio qualunque.

Anche perché, per chi non lo sapesse, il “nuovo” modello di gestione che oggi Zedda, Puggioni e Ghirra hanno presentato è esattamente quello che la giunta Floris aveva adottato prima di dare lo spazio in gestione a Lelio Lecis e alla sua Scuola. Modello che aveva funzionato malissimo, mentre la gestione Lecis ha qualche risultato indubbiamente lo ha dato.

E allora perché una scelta così scriteriata, che crea più problemi di quanti effettivamente ne risolva?

Perché l’amministrazione Zedda voleva in primo luogo “far fuori” Lelio Lecis, ritenuto troppo vicino alla passata amministrazione di centrodestra, e inviso a molte compagnie e associazioni troppo vicine all’attuale amministrazione di centrosinistra. Niente di più, niente di meno. Che poi Lecis il Piccolo Auditorium l’abbia fatto funzionare in maniera discreta, offrendolo a condizioni vantaggiosissime a piccole compagnie e gruppi emergenti, tutto questo passa in secondo piano.

Una cosa è certa: nel 2013 in piazzetta Dettori si rischia di vedere l’ennesima puntata dello sceneggiato “Cultura a Cagliari, dilettanti allo sbaraglio”.

Poi c’è il nuovo regolamento per l’erogazione dei contributi alle associazioni di spettacolo e cultura. Effettivamente è stato migliorato rispetto alla prima stesura, però i problemi restano tutti: senza risorse adeguate, il regolamento è come una Ferrari senza benzina, è come una lama affilatissima che spacca il capello in quattro e ogni briciola in otto. Fuor di metafora, le risorse destinate alla cultura (intesa come arti performative) sono troppo esigue (meno di 400 mila euro). Il regolamento e le relative formule matematiche metteranno l’anima in pace ai nostri amministratori ma non cambieranno la sostanza delle cose. Che è molto semplice: al momento l’amministrazione comunale di Cagliari non crede nella cultura. Che poi questo invece lo si sbandieri ai quattro venti è un altro fatto.

 

 

 

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