Dalle primarie tre milioni di schiaffoni a Grillo e Monti! Perché Bersani convince e Renzi è una risorsa. Ma Vendola delude

Posted on 25 novembre 2012

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Fossero tutte così le “buffonate”, con migliaia di persone in attesa di votare ben oltre l’orario di chiusura dei seggi, potremmo dire di essere diventati finalmente un paese normale. La verità è che i tre milioni di italiani che oggi hanno partecipato alle le primarie del centrosinistra hanno non solo dimostrato che la voglia di politica nel nostro paese è ancora molto alta, ma hanno anche assestato due metaforici schiaffoni: uno a Grillo e l’altro a Monti.

A Grillo perché hanno dimostrato con il loro voto che quella del “Pdmenoelle” è solo una battuta e niente più. Il centrosinistra è diverso dal centrodestra perché diverse sono le due basi elettorali, diversi i valori, diverse le classi dirigenti. Da una parte c’è uno schieramento che decide il proprio leader in maniera democratica e che si mobilita in massa oltre ogni previsione (io, ad esempio, non avrei scommesso una lira su di una affluenza superiore ai due milioni di votanti), dall’altra invece c’è un centrodestra allo sbando, che prima convoca le primarie e poi risponde vergognosamente al richiamo della voce del padrone.

I tre milioni di italiani che oggi hanno votato alle primarie del centrosinistra hanno smontato (se ancora ce ne fosse bisogno) l’inverosimile equazione di Grillo (quella sì, una vera buffonata), secondo cui centrodestra e centrosinistra sono due forze speculari. Le differenze sono enormi, e non bastano due facezie sparate in rete per sovvertire l’evidenza data dai numeri. E con questa differenza il Movimento Cinque Stelle da oggi deve fare seriamente i conti se vuole proporsi come una forza politica rispettabile.

L’altro schiaffone poi è per Mario Monti. Il centrosinistra non lo vuole quale futuro presidente del Consiglio. E probabilmente neanche presidente della Repubblica. Il prossimo governo dovrà segnare una netta discontinuità con il montismo che non è (come continua incredibilmente a sostenere Eugenio Scalfari) l’unica strada possibile, ma soltanto una parentesi emergenziale nella storia recente del nostro paese.

Sotto questo aspetto l’impegno che il vincitore delle primarie dovrà prendere con gli elettori del centrosinistra dovrà essere molto chiaro: se la sera delle prossime elezioni non si profila un vincitore chiaro, si torna alle urne. Esattamente come è successo in Grecia. Perché questo centrosinistra può fare molto meglio di quanto non abbia fatto Monti (nel cui anno di governo abbiamo visto peggiorare tutti gli indicatori economici, e anche il recente congelamento delle trattative del bilancio europeo smonta miseramente l’immagine di un leader temuto a livello internazionale).

Dal voto emergono poi altri elementi. Il primo è l’innegabile successo di Bersani. Per settimane gli esperti ripetevano che in caso di alta affluenza Renzi sarebbe stato favorito, e invece non è andata per niente così. Anche i timori che le procedure di registrazione costituissero un freno alla partecipazione al voto sono stati clamorosamente smentiti. Al di là del risultato, Bersani oggi ha consolidato la sua leadership.

Renzi però non viene ridimensionato da questo voto, anzi. Aver superato ampiamente la soglia del trenta per cento sta a significare che la sua candidatura aveva un senso. Tutto il centrosinistra dovrà tenere conto dei valori che esprimere, senza inutili demonizzazioni (e l’attacco rivolto al sindaco di Firenze a urne aperte del segretario generale della Cgil Camusso è più che una caduta di stile ma un’irresponsabile gettare benzina sul fuoco).

Poi c’è Vendola. La soglia da superare è quella del venti per cento, sotto la quale per Sel, in vista delle prossime elezioni, sono dolori. E una riflessione seria la sinistra la dovrà pur fare se continua a non convincere i suoi elettori e a continuare ad essere marginale. Perché così rischia di essere se i dati dei primi exit polls dovessero essere confermati.

 

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Posted in: Politica