Un Alfano piccolo piccolo per un Pdl allo sbando: la dura vita del centrodestra senza Silvio. Con qualche novità all’orizzonte

Posted on 25 novembre 2012

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Pochi minuti prima del suo ingresso alla Fiera di Cagliari, dove ad attenderlo ci sono circa mille persone (la metà di quelle accorse per il candidato alle primarie del centrosinistra Matteo Renzi), il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano dice ai giornalisti che se Berlusconi deciderà di candidarsi, le primarie del centrodestra verranno annullate.

La voce ovviamente circola in sala e getta un po’ di scompiglio: ma questa non era la prima uscita pubblica in vista delle primarie del 16 dicembre? Ma ci saranno o no queste benedette primarie?

La verità è molto semplice: il centrodestra è allo sbando e alla Fiera di Cagliari ne ha dato una rappresentazione evidente.

Mille persone venute da tutta la Sardegna, trascinate e precettate dai singoli esponenti territoriali: tantissimi anziani e pochi giovani irregimentati e dallo sguardo sperduto. Applausi tiepidi quasi sempre, come di chi è lì in nome dei vecchi tempi. Ma Silvio ormai non c’è più. Forse.

In Sardegna quel che resta del Pdl è sconvolto da durissime guerre intestine. Il partito è spaccato in almeno tre tronconi. La parte lealista è rappresentata dal deputato Salvatore Cicu, organizzatore della serata alla Fiera, e da gran parte dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Cicu sostiene il presidente Cappellacci (tornato all’ovile del Pdl dopo una patetica autosospensione), ed è alla ricerca di una ennesima ricandidatura parlamentare: è infatti a Montecitorio dal lontano 1994, ma di tornarsene alla sua professione di avvocato si vede che non ne ha la minima voglia. Questa fazione scommette sulle primarie e su Alfano, e lo sostiene anche a costo di rinnegare Berlusconi, e questo con la speranza di avere confermati posti e candidature.

Poi c’è il deputato ed ex presidente della Regione Mauro Pili. A cui devono essere fischiate le orecchie in maniera insopportabile, perché (benché mai citato) è stato fatto oggetto di critiche durissime da parte di Cicu & friends. Perché Pili da tempo ha ingaggiato una guerra quotidiana contro il presidente Cappellacci ma anche contro il Pdl nazionale, votando quasi sempre di testa sua e contro le indicazioni del partito. Che fine farà Pili? Sempre senza citarlo, Cicu, Testoni e Pittalis hanno chiesto ad Alfano di rimettere in riga il ribelle. Ci riuscirà? Pili verrà ricandidato o verrà cacciato?

E poi c’è Claudia Lombardo. La presidente del Consiglio regionale, dopo la scomparsa del suo riferimento nazionale Comincioli è entrata in rotta di collisione con il partito, dal cui gruppo consiliare è uscita fondando “Sardegna è già domani”. Che ne sarà di lei? Mistero.

Senza contare la pesantissima assenza alla Fiera di Cagliari del coordinatore regionale del Pdl, Settimo Nizzi. Disastro.

In questo roglio, a Cagliari arriva dunque Alfano ad iniziare la sua campagna nazionale per le primarie, e poco prima di salire sul palco deve fare i conti con Berlusconi che dice “Forse faccio un partito mio e mi ricandido”. Catastrofe.

Nonostante tutto, dalla serata sono emersi spunti interessanti, che vado brevemente ad elencare ai pazienti frequentatori di questo blog.

Il primo. La verità (ed è emersa dalle parole dei tanti rappresentanti territoriali chiamati ad intervenire prima dei big) è che la base dei militanti non ne può più di Berlusconi e dei suoi metodi di selezione della classe politica. Tutti vogliono il rinnovamento, tutti vogliono le primarie, e le vogliono veramente. Esemplare l’intervento di un giovane di 27 anni, rappresentante del partito a Sassari, che ha sprezzantemente definito Berlusconi “un signore che ha 50 anni più di me” e che ha chiesto primarie a tutti i livelli, anche per scegliere anche candidati al consiglio regionale e al parlamento. Questa voglia sincera di rinnovamento come verrà interpretata dai capibastone del partito?

Secondo aspetto: dal punto di vista ideologico il Pdl che verrà si propone come un partito non più tendenzialmente laico ma appiattito sulla morale cattolica tradizionalista. L’assessore De Francisci ha richiamato i “valori della vita”, così come il capogruppo Pietro Pittalis. E lo stesso Alfano ha subito chiarito: “Crediamo nella famiglia, composta da un uomo e da una donna”. In questo modo il nuovo Pdl cerca dunque di sottrarre voti all’Udc ma allontana da sé la componente laica, che tanta importanza ha avuto nella storia del partito.

Terzo: il Pdl di Alfano non ha più una risposta ai bisogni dell’intera società italiana ma si rivolge esclusivamente al ceto medio. Ne coccola la paure, ne asseconda i supposti bisogni. Meno tasse, meno Stato, più libertà d’impresa, più ricchezza sono le parole d’ordine. Alfano non parla alla società nella sua interezza ma ai singoli, nelle sue parole non c’è un progetto per la crescita comune ma solo per la salvezza individuale di chi teme di scendere di qualche gradino nella scala sociale. Il Pdl si pone come punto di riferimento di una piccola borghesia terrorizzata dall’Ici e dalla patrimoniale, e niente più. E insieme a questo, le solite parole d’ordine contro i magistrati, contro le intercettazioni, contro la sinistra che odia i ricchi. Le tasse sono la prima delle ossessioni alfanesche; secondo cui l’evasione non è una emergenza (a differenza del debito pubblico e della spesa pubblica) ma solo la conseguenza di tasse troppo alte…

Quarto: sarà pure una posizione strumentale, ma nelle parole dei rappresentanti del centrodestra sardo la consapevolezza della specificità culturale e politica della nostra isola emerge in maniera più marcata che non nelle parole dei rappresentanti sardi del centrosinistra al cospetto dei loro leader nazionali di riferimento. Ripeto: in maniera strumentale o meno, i leader sardi del centrodestra sembrano essere più autonomisti dei loro pari grado del centrosinistra. I quali (forse mi sbaglierò) non rivendicano per la Sardegna un trattamento speciale, ma puntano maggiormente all’omologazione con le realtà del continente.

Quinto: al di la del sostegno fondamentate dato dall’Udc, i sardisti sono la vera indispensabile foglia di fico ideologica di questo impresentabile Pdl che guida la Regione. Il presidente Cappellacci non ha esitato a dirlo: “Siamo sardisti”. Perché è la presenza del partito dei quattro mori a rendere politicamente originale questa fallimentare esperienza di governo. Oggi Cappellacci di fronte ad Alfano ha avuto buon gioco a dire che la maggioranza che lo sostiene ha tratti innovativi, e dal punto di vista delle sigle che lo sostengono non gli si può dar torto.

In conclusione: il Pdl è in crisi profonda. Alfano sta raschiando il fondo del barile, posizionando il partito in una posizione difensiva da destra tradizionale, poco innovativa e poco coraggiosa. Se continua così e le primarie si fanno davvero, rischia di essere fortemente ridimensionato da una Giorgia Meloni qualunque. Perché questo sta diventando il Pdl: una forza conservatrice, confessionale, quasi reazionaria. E ha ragione Silvio a non riconoscersi più nella sua creatura.

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Posted in: Politica, Sardegna