Piccolo Auditorium, interviene Tonino Murru: “Il Comune fa bene ad immaginare una gestione diversa”. Al che io rispondo…

Posted on 26 novembre 2012

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Con l’intervento di Tonino Murru della compagnia Is Mascareddas si apre il dibattito sulle modalità di gestione del Piccolo Auditorium di Cagliari. Astenersi anonimi e/o perditempo e/o analisti improvvisati della realtà culturale cittadina. Grazie.

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Caro Vito,

ti conosco da tanti anni e ti stimo per il tuo impegno e la tua passione, e cerco sempre di leggere le cose che scrivi. Spesso sono stato tentato di intervenire sul tuo blog, ma il fatto che la maggior parte dei commentatori usi uno pseudonimo, mi ha trattenuto perché non sai mai veramente chi ci sia dietro.

L’urgenza di discutere su quello che hai scritto a proposito del Piccolo Auditorium nel tuo post del 23 novembre (Cultura a Cagliari, il Comune silura la Scuola d’Arte Drammatica! E per il Piccolo Auditorium un clamoroso passo indietro…) mi spinge a rivolgermi a te direttamente e pubblicamente.

Ricordo che quattro anni fa l’assegnazione del Piccolo Auditorium all’Akroama avvenne con una delibera tormentata e poco chiara (rispetto al livello del dibattito teatrale di quegli anni a Cagliari), e comunque Akroama si trovò a gestire la scuola di Arte Drammatica in quel teatro, con un contributo di 40.000 euro per anno.

Quello che mi indignò allora fu il passaggio da una struttura pubblica ad una gestione privata.  Prima una ditta di servizi garantiva la funzionalità tecnica per le compagnie che utilizzavano il teatro, le quali si prenotavano e pagavano un affitto al Comune (pur con dei limiti nella gestione sia da parte della giunta Delogu e poi da parte delle giunte Floris).

Ricordo che l’assegnazione del Piccolo Auditorium all’Akroama avvenne in concomitanza della riapertura del Teatro Massimo, a due anni dal termine del mandato dell’ultima giunta Floris, circa quattro anni fa.

E ricordo anche che una compagnia come “Is Mascareddas”, di cui faccio parte, riuscì a creare, in quel teatro, una rassegna come “Il grande teatro dei piccoli”, con circa trecento spettatori per volta, grazie alla gestione di un teatro comunale, che garantiva al pubblico di godere di quel teatro stesse e di una grande varietà di spettacoli.

Va ricordato che gran parte del contributo del Comune rientrava nelle stesse casse del Comune sotto forma di affitto della struttura e che alla compagnia restavano i ricavi della vendita dei biglietti.

Ma dal momento in cui il Comune ha deciso di affidare la gestione a un soggetto privato, che già gestiva, e gestisce, un’altra struttura teatrale in città, per un progetto che poteva essere tenuto presso la propria sede (come d’altronde avveniva in passato), la fruizione del “bene pubblico” Piccolo Auditorium da parte delle altre compagnie cittadine si è fortemente ridotta, e passa per la benevolenza di un soggetto privato e non attraverso regole trasparenti di un soggetto pubblico.

Stiamo dicendo che il privato è sempre efficiente e il pubblico non lo è? Non è interesse di tutti che il Pubblico funzioni bene, con regole condivise?

Passiamo al che fare.

Leggendo quello che scrivi sembra che alla gestione privata di una struttura pubblica ci sia solo l’alternativa di una gestione “parrocchiale”. Come avrai capito non sono d’accordo e mi chiedo e chiedo, perché non pensare ad una gestione pubblica moderna ed efficiente, perché non proviamo a fare qualche proposta, magari coi nomi veri, senza pseudonimi, almeno questa volta, per costringere il Comune alla responsabilità di gestire un bene pubblico, anziché lasciare la gestione a privati, chiunque questi siano, amici o quasi amici, non importa?

Perché non dare al Comune suggerimenti per una gestione migliore di quella vecchia?

Perché non approfittare di una scadenza naturale della concessione del Piccolo Auditorium per ripensare ad una gestione migliore del Teatro, per aiutare il Comune a non ricadere in un vicolo cieco, peggio, un buco nero, come quello del Teatro Lirico?

Perché non lasciare ad una piccola compagnia la possibilità, a un costo limitato, di poter affrontare un pubblico in un teatro invece che in una cantina?

Per allargare e dare visibilità e concretezza a questo dibattito, non ritieni forse utile una assemblea pubblica con i rappresentanti della Giunta e con i fruitori di questo teatro, siano essi compagnie o pubblico che frequenta gli spettacoli?

Tonino Murru
Compagnia Is Mascareddas

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Caro Tonino, potrei sorprenderti dicendo che sarei anche d’accordo con quello che dici? Il punto però è un altro, ed è il seguente: il Comune di Cagliari non è d’accordo né con me né con te, se non a parole. Perché la realtà è un’altra.

Vogliamo una gestione nuova per il Piccolo Auditorium? Perfetto. Tu ricordi come lo spazio fu assegnato senza bando. Forse la giunta Zedda lo vuole assegnare con un bando? No. Eppure aveva promesso che lo avrebbe fatto. Non dieci anni fa, ma cinque mesi fa. La giunta Zedda ha dunque cambiato clamorosamente idea sull’assegnazione degli spazi comunali di spettacolo attraverso i bandi. Come mai?

Detto questo, entriamo nel vivo della questione. Tu rimpiangi la gestione diretta del Piccolo Auditorium da parte del Comune e affermi che la fruizione del bene pubblico Piccolo Auditorium sotto la gestione Lecis si è ristretta. Cosa ci stai dicendo? Che quando hai chiesto il Teatro per la tua rassegna Lecis non te lo ha concesso? Ti risulta che la Scuola abbia mai negato lo spazio a qualcuno?

È vero che gli impegni della Scuola hanno probabilmente impegnato la sala con le sue lezioni, ma bisogna dare atto a Lecis di avere dato il teatro alle compagnie emergenti a costi convenientissimi: 600 euro compresi di tecnico, service, pulizie e hostess! Anzi, quando le compagnie andavano ad incasso, la Scuola si è accontentata anche di molto meno.

Quindi dobbiamo dire le cose come stanno: le compagnie emergenti e senza spazio hanno avuto un trattamento privilegiato, quelle professionali invece hanno dovuto spesso rinunciare al Piccolo Auditorium perché già occupato dalla Scuola.

Ora cosa propone il Comune? Di dare lo spazio a tutti: professionisti, dilettanti, scuole, gruppi riconosciuti e gruppi emergenti. E chi gestirà le richieste? Esiste un regolamento? Perché (giusto per fare un esempio) alle cifre proposte le compagnie più grosse avrebbero un enorme convenienza a usare l’Auditorium, anche se magari dispongono già di uno spazio. Una decisione presa per favorire i più piccoli potrebbe in realtà favorire i più forti.

Tu affermi che bisognerebbe dare suggerimenti al Comune, ma è fatica sprecata. Perché il Comune semplicemente i consigli non li accetta.

Vuoi sapere cosa avrei proposto io? Intanto non avrei costretto la Scuola a sospendere a metà anno la sua attività, perché si tratta sempre di una rogna che era meglio evitarsi. Avrei concesso dunque una proroga di sei mesi (così come è stata concessa a chi gestiva il teatro Massimo e La Vetreria) e contestualmente avrei contrattato con Lecis (da qui alla fine della proroga) una maggiore apertura alle richieste delle compagnie, dando la precedenza alle realtà professionali (e che quindi danno posti di lavoro) ed escludendo le scuole (intese proprio come istituti scolastici) con i loro saggi. Nel frattempo avrei preparato con l’aiuto degli operatori un regolamento per l’uso del Piccolo Auditorium a partire dal luglio 2013.

Questo è il mio onesto suggerimento. Invece adesso si stanno già scatenando le polemiche, con prese di posizione che non comprendo (come quella del mio amico Massimiliano Medda oggi sull’Unione Sarda: Medda all’attacco: Lecis lasci l’Auditorium), che demolisce il passato ma non dice niente del futuro. Perché come funzionerà il Piccolo Auditorium dal prossimo 1° gennaio nessuno lo sa. Cosa succede se per una stessa data ci sono più richieste? Chi decide? In base a quali criteri? Perché Tonino, lo sappiamo bene che tutti vogliono i fine settimana da aprile a giugno e da ottobre a dicembre. Chi decide? Il funzionario? L’assessore?

Gestire una spazio pubblico in maniera competente si può e si deve fare, ma questa amministrazione ogni volta che si occupa di cultura fa pasticci. Contributi, arena grandi eventi, teatro lirico: giusto con il regolamento (frutto del lavoro di tutta la maggioranza) si è visto uno spiraglio. E qui non stiamo parlando di una politica culturale che proprio non c’è, parliamo proprio dell’abc della politica che sembra non esserci.

Ma ti sembra normale che un assessore sospenda l’attività di una scuola con oltre 200 iscritti come se niente fosse, e poi si lamenti se chi la gestisce denuncia la situazione sulla stampa? La signora Puggioni non poteva chiamare lei il signor Lecis e comunicargli le intenzioni dell’amministrazione prima di presentarsi lei in conferenza stampa? Ma perché ogni volta che questa giunta si occupa di cultura nascono sempre dei pasticci?

L’amministrazione Zedda sta rischiando di riaprire il vaso di Pandora della conflittualità tra i gruppi teatrali, senza avere le capacità politiche di gestirla. La vicenda del Piccolo Auditorium porterà una quantità di polemiche di cui questa amministrazione poteva fare a meno, se solo l’avesse gestita con più ragionevolezza.

E comunque caro Tonino, io voglio ascoltare il tuo consiglio: “Perché non dare al Comune suggerimenti per una gestione migliore di quella vecchia?”. Proviamoci, magari a te ti ascoltano. Io sono un assessore mancato, io ho la fidanzata che fa teatro, io sono uno specialista del “fuoco amico”: che consigli vuoi che possa dare.

 

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